Sharon Bolton.
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IL RISVEGLIO.
Parte 2.
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Titolo originale: Awakening. 2009.
Traduzione di: Mariagiulia Castagnone.
2009. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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PARTE SECONDA.
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Capitolo 34.
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Allora questo  tutto, signorina Benning.
S riuscii a dire con voce soffocata questo  tutto.
L'ispettore investigativo Robert Tasker mi fiss per un secondo,
le sopracciglia sollevate, la fronte corrugata. Poi si massaggi
le tempie con l'indice e il pollice. Da sotto la visiera formata
dalle altre dita, mi sbirci con gli occhi iniettati di sangue. Era
un gesto che avevo gi visto numerose volte. Attesi.
Quando la polizia  arrivata riprese Tasker l'hanno trovata
seduta vicino al cadavere della signora Buckler? Non c'era
alcuna traccia dei suoi tentativi di rianimarla.
Avevo smesso proprio in quel momento risposi.
Proprio in quel momento? Tasker fece un sospiro esagerato
e lanci un'occhiata ai documenti che aveva sulla scrivania.
Abbiamo ricevuto una telefonata poco dopo le cinque di stamattina
dal vicino della signora Buckler. Segnalava qualcosa
che non andava in quella casa. Alz lo sguardo. Abbiamo
un testimone che, intorno a quell'ora, l'ha vista attraversare il
giardino diretta dalla signora Buckler. Quando siamo arrivati,
venti minuti dopo, Violet Buckler era morta - appena morta, a
suo parere - e lei le era seduta accanto come l'angelo della morte.
Per quanto tempo esattamente le ha praticato la rianimazione
cardiopolmonare?
Il grande orologio, appeso sulla parete alle spalle di Tasker,
diceva che mancava poco a mezzogiorno. Sei ore prima, indiziata
di omicidio, mi avevano portata dalla casa di Violet alla sede
della polizia. Una volta l, mi avevano informata sui miei diritti,
chiesto se volevo sottopormi a visita medica e offerto l'assistenza
di un avvocato. Avevo rifiutato. Poi mi avevano chiusa in una
cella. Poco prima delle dieci e mezzo erano venuti a prelevarmi
per condurmi nella stanza degli interrogatori. Dopo aver parlato
ininterrottamente per oltre un'ora, avevo solo voglia di distendermi
e dormire. In cella, perlomeno, sarei stata da sola.
Perch rimanga agli atti, si dichiara che l'indiziata rifiuta di
rispondere alla domanda che le abbiamo rivolto disse l'agente
Stephen Knowles, che stava accanto a Tasker. Knowles era pi
anziano, pi basso e pi grasso di Tasker. Gli erano rimasti pochi
capelli in testa, eppure era villoso a giudicare dai ciuffi di peli
che sbucavano dal colletto e dai polsini della camicia.
Era morta dissi dopo qualche secondo. Ho cercato di
rianimarla e non ci sono riuscita. Non so dire n quando ho
iniziato n quando ho smesso.
Tasker e Knowles si scambiarono un'occhiata. Tesi una mano,
presi la caraffa d'acqua e mi accorsi che quasi non ce la facevo
a reggerla. Mi riempii un bicchiere e lo svuotai d'un sorso.
All'inizio dell'interrogatorio la caraffa era piena, e io ero stata
l'unica a bere, l'unica che sembrava turbata da quella stanza
opprimente, senza finestre e senza condizionatore. Il caldo
aumentava di ora in ora. Le luci erano troppo intense, i mobili
erano di plastica e l'ambiente puzzava di sudore e fumo stantio.
Su tutte le pareti erano appesi i cartelli che imponevano il divieto
di fumare, ma i due poliziotti avevano portato quell'odore con
s, come un ospite non invitato, attraverso i loro abiti che ne
erano impregnati.
A quanto pare, lei ha stretto amicizia con molti anziani del
villaggio, signorina Benning.  cos? chiese Tasker.
Non sono sicura di avere dei veri amici nel villaggio, n
giovani n vecchi risposi con sincerit.
E la signora Buckler?
La conoscevo appena.
Questo lo dice lei, eppure ha speso tanti soldi per il suo
cane.
Mi chiesi per un attimo come mai sapesse di Bennie. Glielo
aveva raccontato Sally? O Matt? Mi sembrava strano. Era
vecchia e debole dissi. Non potendo fare molto per lei, ho
pensato di aiutare almeno il suo cane.
Vecchia e vulnerabile disse Tasker. Quanto vale la sua
casa, secondo lei, signorina Benning?
Come, scusi? Quella domanda mi coglieva di sorpresa.
 malandata, oggi come oggi, ma ristrutturata potrebbe
valere duecentomila sterline. Forse di pi. Che ne dice?
Non ne ho idea.
Su, andiamo... Da quanto ne so, lei e gli altri residenti ricevete
in continuazione offerte dalle agenzie immobiliari.
Non quantificano mai il prezzo.
Eppure varr qualcosa, no?  improbabile che una donna
di quell'et avesse ancora il mutuo da pagare.
Stavo per chiedergli che cosa c'entrassi io con quella storia,
ma intuivo che Tasker aveva una gran voglia di spiegarmelo.
La signora Buckler non aveva famiglia intervenne Knowles.
Ne era al corrente?
Lo immaginavo. Per questo era tanto affezionata al suo
cane.
Neanche il signore e la signora Witcher avevano parenti
stretti, vero?
Mi accorsi di essermi irrigidita, preparandomi al colpo. Non
credo risposi.
Lei era in rapporti molto cordiali con loro, no?
Mi capitava a volte, passando davanti alla loro casa, di scambiare
quattro chiacchiere con Walter. Edeline non la conoscevo
quasi. Non erano miei amici.
Eppure ci sono persone che dichiarano di aver notato che
lei si intratteneva con loro regolarmente. Una certa signora
Stringer dice di averla vista molte mattine chiacchierare con
Edeline davanti al cancello di casa sua.
Che ingiustizia. Le conversazioni, che da sempre aborrivo e
che mi ero costretta a sopportare, ora tornavano come incubi.
Dopo la morte di Walter, aveva preso l'abitudine di aspettare
che passassi. Come potevo evitarla?
Ci sono sempre complicazioni quando uno muore senza
testamento.  comunque meglio redigerne uno. La signora
Buckler lo ha fatto?
Che ne so? La conoscevo appena.
Tasker si era appoggiato allo schienale della sua sedia. Le
spiegher qual  il problema, Clara. Nel mio mestiere  facile
diventare cinici. Ci raccontano di giovani che fanno amicizia
con gli anziani e ci chiediamo come mai succeda.
Chiusi gli occhi e scossi la testa per l'ironia della sorte. Proprio
io venivo accusata di coltivare amicizie inopportune.
Che mi dice di John Allington? continu Tasker. L'uomo
che  morto venerd scorso per un morso di vipera. Lo conosceva
bene?
Non lo conoscevo affatto.
Ne  sicura?
S che lo sono. Non avevo mai visto John Allington, almeno
fino a quando non ero stata nell'obitorio dell'ospedale. Era da
annoverarsi come incontro anche quello con un cadavere?
Il signor Allington aveva famiglia, no? Non era solo al mondo
come i Witcher. Come la signora Buckler.
Battei i palmi delle mani sulla scrivania, con sufficiente forza
per stupire i due uomini. A cosa mirate? chiesi con energia,
incapace di sostenere oltre le loro rozze insinuazioni. Walter era
una cara persona, molto timida. Lo conoscevo appena. Edeline
non mi piaceva affatto e cercavo di evitarla in tutti i modi. Violet
era simpatica, ma l'ho incontrata per la prima volta solo pochi
giorni fa. Insomma, di che si tratta?
Ebbi la sensazione che tra i due uomini passasse una scarica
di elettricit. Uno si raddrizz sulla sedia, l'altro si sporse in
avanti. Si scambiarono un'occhiata d'intesa, eccitati all'idea
di avere fatto centro: dopo quasi due ore di interrogatorio, mi
avevano esasperata. Stavano per ottenere un risultato.
Torniamo alla notte scorsa, d'accordo? disse Knowles.
Passaggi segreti e vecchie cave di gesso. Controlleremo che
ci siano.
Le troverete dissi con un moto di sollievo ora che l'interrogatorio
si spostava su un altro argomento. Gi nel Neolitico
si estraeva il gesso in questa regione. Lo si trovava subito sotto
la superficie. La documentazione riguardante la lavorazione di
questo materiale  molto scarsa. Oggi nessuno sa dove siano
molte delle cave.
Credo che abbia ragione su questo punto disse Tasker,
mettendosi le mani dietro la nuca come se fossimo in un caff
a chiacchierare oziosamente. Negli anni Sessanta, nel Kent,
un giorno si spalanc all'improvviso il pozzo di una vecchia
miniera inghiottendo una madre con il suo bambino. I corpi
non furono mai recuperati.
Knowles, che ascoltava imbronciato, si sporse di nuovo in
avanti.
S, s, interessante. Insomma, ha avuto una serata memorabile,
eh, signorina Benning?
Non risposi.
Perch rimanga agli atti...
Santo cielo! Qual  stata la sua ultima domanda, agente
Knowles? Devo essermela persa.
Knowles sorrise con aria furba, come se esasperare un indiziato
fosse un considerevole passo avanti.
Il fatto , signorina Benning, che abbiamo parlato con i fratelli
Keech della notte scorsa. E con Jason Short, Kenny Brown,
Kimberley Aplin, tutti testimoni molto collaborativi. E quello
che hanno raccontato mi fa dubitare della sua storia.
Non mi piacque l'espressione "la sua storia", ma non protestai.
Non mi dir che erano tutti a letto al calduccio alle nove di
sera.
Oh, no. Ammettono tranquillamente di essere stati fuori
quella notte. Hanno il permesso di sparare ai conigli sui terreni
di Clive Ventry.
Stavano dando la caccia alle bisce insistetti.
Questo lo negano con decisione.
Ovvio, visto che  contro la legge sbottai, chiedendomi
se fossi cos sicura di me come sembravo. In fondo, i due che
avevo visto nel campo la notte prima non avevano l'aria di
adolescenti.
Il guaio  che in mancanza di prove abbiamo la sua parola
contro la loro. E sono in sei.
Mi hanno aggredita, mi hanno minacciata e inseguita. Lo so
che erano in sei. Ero terrorizzata.
S, s. Ma, vede, loro danno una versione differente.
Pensa un po'.
Knowles aveva ripreso a leggere i suoi appunti. Tutti e
sei dichiarano che mentre tornavano al villaggio lei  sbucata
all'improvviso da una siepe e ha reagito con violenza quando
loro hanno manifestato sorpresa. Ha appioppato un calcio nei
genitali a Nathan Keech facendogli vedere le stelle, ha dato una
gomitata nello stomaco al fratello pi grande e poi lo ha colpito
negli stinchi. Infine se l' filata.
Mi hanno afferrata per i capelli e mi hanno bloccata.
Dicono che erano preoccupati per lei. A quanto pare, ha la
reputazione di essere un po' bizzarra. L'hanno vista sparire
sotto il ponte e si sono allarmati. L'hanno cercata senza trovarla.
Dopo un po', sono tornati a casa.
"Quello vuole noi" avevano detto, allontanandosi dal tunnel.
Chi li voleva? Clive Ventry? Saul Witcher, il fratello di Walter,
da lungo tempo sparito? Qualcun altro?
Non era la prima volta che minacciava quei ragazzi, vero,
signorina Benning?
Cosa?
Un'altra occhiata agli appunti. Knowles volt una pagina,
poi un'altra.
"Ho una preparazione in campo medico" prese a leggere
"e so esattamente dove colpire per farvi schizzare via gli occhi
dalle orbite."
Alz lo sguardo su di me. Sono parole sue, signorina Benning?
Pronunciate la notte del 25 maggio?
Mi stavano minacciando.
Minacciando? In che modo? Sia precisa.
Non mi lasciavano passare. Mi hanno minacciata a parole.
Che tipo di minaccia?
Lo spiegai, sperando di non lasciar trapelare la vergogna e
l'imbarazzo che provavo. Tasker distolse lo sguardo, Knowles
lo alz su di me.
Non ne hanno fatto cenno. Ci hanno raccontato di essersi
incuriositi vedendola aggirarsi intorno alla casa dei Witcher.
Sostengono che lei sia spesso in quei paraggi.
Silenzio.
Signorina Benning?
Mi scusi. Non ho capito la domanda.
Tasker si sporse in avanti e appoggi una mano sulla scrivania.
Sembrava un gesto conciliante, inteso a far s che Knowles
lasciasse perdere.
Parliamo del cane, le va? chiese. Il cane della signora
Buckler. Bertie, si chiamava cos, vero?
Bennie lo corressi, chiudendo gli occhi per allontanare
l'immagine che mi si parava davanti. Bennie, morto e gonfio
d'acqua, che rotolava fuori dal sacco di iuta.
Gran brutta azione, le pare? Infilare in un sacco un cane e
un serpente e buttarli nel fiume. Chi pu aver compiuto un
gesto simile?
Lo facevano gli antichi romani sussurrai in mancanza di
meglio.
Tasker alz la testa e mi fiss.
Era un modo di giustiziare i condannati a morte spiegai.
Chi era riconosciuto colpevole di un delitto veniva legato e
messo in un sacco. Di pelle, credo. E dentro vi venivano infilati
anche degli animali: cani, serpenti, a volte una scimmia o un
gallo giovane. Credo che la scelta fosse simbolica, ma non ne
sono sicura. Mi sforzavo di ricordare, ma ne era passato di
tempo dalle lezioni di storia romana. E poi continuai, mentre i
ricordi mi affioravano sulla testa del condannato veniva legata
una pelle di lupo o di orso e ai suoi piedi erano allacciati dei
sandali di legno. Tutto molto simbolico. Mi torn alla mente
all'improvviso l'immagine della camera da letto del dottor
Amblin. La vipera morta, la scimmietta giocattolo.
E cosa poteva aver fatto quella povera bestia? chiese Knowles.
Di sicuro qualcosa di molto grave.
Mi dispiace, non me lo ricordo proprio.
In quel momento sentimmo uno schiocco venire dal registratore.
Il quarto nastro di trenta minuti era arrivato alla fine.
Tasker si allung sulla sedia. Faremo un intervallo.
Riprendemmo un quarto d'ora dopo. I due funzionari di polizia
si erano rinvigoriti fumando e bevendo caff. Knowles azion
il registratore e si sedette di fronte a me. Tasker rimase in piedi.
Questa storia dei serpenti disse appoggiandosi alla parete.
Non riesco a capire.
"Siamo in due" pensai. Knowles colse lo spunto.
Serpenti che compaiono dappertutto. Nelle camere da letto,
nelle culle dei bambini. Stamattina ne abbiamo trovato uno nella
sua cantina, signorina Benning, che strisciava in un contenitore.
 il suo animaletto domestico?
Non ci sono serpenti in casa mia, per quanto ne so dissi.
Come ci  arrivato allora?
C' qualcuno che entra nelle case e vi deposita dei serpenti.
L'ho visto in casa mia. Potrebbe essere un certo Saul Witcher.
Credo che covi del rancore contro tutti gli abitanti del villaggio
e che abiti nella vecchia...
S, s intervenne Tasker ma da dove saltano fuori tutti
questi serpenti? Da quanto ho capito, sono quasi tutti di specie
nostrane. Non si comprano nei negozi.
Qualcuno li cattura dissi. Qualcuno che  al corrente delle
loro abitudini, che conosce bene anche il villaggio, che sa dove
e quando le bisce migrano e dove trovare le vipere.
Abbiamo trovato una vipera nel suo bidone della spazzatura
disse Knowles. Morta. L'ha messa l lei?
Bisognava ammettere in tutta onest che la polizia aveva
svolto una perquisizione accurata. L'ho trovata inchiodata
sulla cassetta delle lettere un paio di sere fa. Ho pensato a una
bravata. Nel villaggio ci sono stati episodi di vandalismo e
scherzi di cattivo gusto. Non credevo che valesse la pena sporgere
denuncia.
Dovevo raccontare a quei due il vero motivo per cui non ero
andata alla polizia? Le parole scritte con la vernice bianca sulla
porta di casa mia? No, non l'avrei fatto. C'entra la famiglia
Witcher dissi. Di uno dei fratelli, Ulfred, si diceva che sapesse
trattare con i serpenti. Forse anche Saul ne era capace. Sarebbe
il caso di trovarlo...
E l'altro serpente, quello tropicale... Come si chiama?
 un taipan della Papuasia.
S. Stando a Hoare, il vicecapo, lei conosce questa specie.
L'ha studiata.
Ho avuto a che fare con la variet australiana qualche anno
fa. Pare che quella della Papuasia sia molto simile.
Allora sa come trattarli?
Scossi la testa. Nessuno che abbia un minimo di buonsenso
si avvicina ai taipan.
Tasker non aveva l'aria di essere stato a sentire. Il fatto ,
signorina Benning, che l'unica persona di nostra conoscenza,
che saprebbe dove trovare i serpenti, come tenerli e maneggiarli
senza rischi,  lei.
Cadde il silenzio. I due mi fissavano. Io tenevo gli occhi puntati
su una macchia della parete, proprio sopra la testa di Tasker:
sapevo che le cose si stavano mettendo male.
Che cosa si  fatta al viso, signorina Benning? chiese Tasker
a voce bassa.
Eccoci al punto. Me lo aspettavo. Feci un sospiro profondo.
Un incidente dissi. Accaduto molto tempo fa. Era la risposta
che mi ero abituata a dare e che il tempo aveva consacrato.
Solitamente bastava. Oggi, no.
Che tipo di incidente?
Non ricordo risposi, dicendomi che dovevo restare calma.
Ero molto piccola.
Vi fu una breve pausa, mentre i due mettevano ordine nei
loro pensieri.
Crescendo e rendendosi conto di essere un po' diversa dagli
altri, si sar interrogata sulle cause, vero? Una scottatura? Un
incidente d'auto? Che cosa  stato?
I miei genitori non ne parlavano e io non chiesi mai. Era
verissimo. Non avevo bisogno di chiedere. Vanessa me l'aveva
raccontato prima ancora che mi passasse per la testa che potesse
essere colpa di qualcuno. Molto prima che capissi come una particolare
combinazione di pelle e carne potesse avere un impatto
cos devastante sulla vita di una persona, prima che mi rendessi
conto di essere diversa, Vanessa mi aveva raccontato tutto.
Non ha mai avuto la curiosit di sapere? chiese Tasker,
sporgendosi in avanti e tenendo gli occhi fissi sul lato sinistro
del mio viso. Due vecchie canaglie come me e Knowles...
che importa l'aspetto che abbiamo. Ma una giovane donna...
Da come si comporta mia figlia, verrebbe da dire che per una
ragazza il fisico  tutto. Se una non  solo scialba, se  - eviter
inutili giri di parole - gravemente sfigurata... be', credo che
possa essere devastante.
Pu giocare qualche brutto scherzo all'equilibrio mentale
aggiunse Knowles. Sentii che la mia mano saliva verso la parte
sinistra del collo. Era un gesto inconscio, che per anni avevo
avuto l'abitudine di fare, portando i capelli in avanti per coprire
la cicatrice. Mi costrinsi ad abbassare la mano. "Resta calma,
non pu durare molto."
Perch non si  sottoposta a un intervento di chirurgia plastica?
Fanno miracoli al giorno d'oggi osserv Tasker.
Perch rimanga agli atti, la teste non risponde disse Knowles.
Ha provato con la chirurgia plastica?
Ho fatto varie operazioni dissi, consapevole di non poter
evitare una domanda diretta. La prima, quando avevo un anno;
l'ultima a sedici. I medici sostengono che un altro intervento
non servirebbe a niente. Mi fissavo le mani. Erano esangui.
Sembravano di cera.
Allora... La voce di Tasker arrivava da qualche parte sopra
la mia testa. Non pu sperare in un miglioramento?
Sentii le dita che si tendevano, diventando simili ad artigli.
Dovevo stringere qualcosa. A meno che non sopravvenga una
significativa innovazione in campo chirurgico, i medici ritengono
che il rischio connesso a un ulteriore intervento non sia commisurato
al potenziale beneficio che forse ne deriverebbe recitai,
citando quasi parola per parola il responso dell'ultimo chirurgo
interpellato. Suppongo che si fosse trattato di un modo cortese
per dire: "No, oggi non si pu sperare in niente di meglio".
Ha consultato qualcuno? Uno psichiatra? Uno psicologo?
Un professionista in grado di aiutarla a convivere con questa
sua condizione? La voce di Tasker era sommessa. Si era proteso
verso di me, cercando di mostrarmi comprensione e solidariet.
Ma quando alzai lo sguardo, gli occhi lo tradirono: si stava
divertendo.
Mia madre mi port da un paio di specialisti quand'ero piccola.
Non ricordo i particolari. Li ricordavo invece fin troppo
bene. Due psichiatri, cinque psicologi, un terapeuta comportamentale.
Soltanto quando me n'ero andata da casa, ero riuscita a
sottrarmi all'assedio degli specialisti a cui mia madre ricorreva,
spinta dal senso di colpa. Mi erano serviti? Sinceramente, non
ne ero sicura. Non avevo modo di sapere quale sarebbero state
le mie condizioni mentali se non mi fossi rimpinzata di terapie
in quel modo.
Mi scusi la brutale franchezza, signorina Benning, ma ricordo
di avere letto che le persone molto brutte finiscono col credere di
essere invisibili disse Tasker. Con il tempo gli altri smettono
di guardarle, quasi non se ne accorgono.
Tacque per qualche istante per lanciare un'occhiata a Knowles,
il quale, quasi prendendo lo spunto, prosegu: Si dice che lei
viva appartata, signorina Benning. Che non abbia amici della
sua et, che non esca, che nessuno venga a trovarla. E naturalmente
che non abbia una vita sentimentale.
Continuarono su questo tono. Non appena uno si interrompeva
per riprendere fiato, l'altro interveniva. A ogni nuovo
insulto chiedevano scusa - "Scusi la franchezza, signorina
Benning" -, ma capivo che stavano facendo il loro lavoro. Solo
un mentecatto avrebbe potuto cadere nell'inganno e credere
che quei due cercavano di mostrarmi simpatia e comprensione
invece di colpirmi con inesorabile, costante perfidia, proprio
come i poliziotti corrotti maltrattano gli indiziati. Ma l'abitudine
a parare colpi analoghi mi fu di aiuto: credo di non essermi
tradita con l'espressione del viso. Se cos fosse stato, avrebbero
concluso prima l'attacco, avrebbero raggiunto prima lo scopo
che si erano prefissati fin dall'inizio.
Insomma, se per tutta la vita fossi stato trattato in questo
modo, forse avrei avuto la tentazione di far pagare al prossimo
tanta cattiveria.
Almeno per pareggiare in parte.
Forse una volta tanto avrebbe avuto un po' di fortuna.
Non  un delitto ricevere soldi in eredit. Se non c' coercizione,
non  illegale chiedere a qualcuno che ti lasci il suo
patrimonio. Capisce quello che voglio dire?
Si fermarono. Stavano per darmi di nuovo la parola. Non ero
certa che sarei riuscita a controllare il tono della voce.
Io... io non ho mai chiesto a Violet... cominciai. Chi erano
gli altri? L'avevo dimenticato? Oh, s. ... n a Walter o a Edeline
di lasciarmi i loro soldi. Non sapevo neppure che ne avessero.
Non  che pensi molto al denaro.
Ha costretto la signora Buckler a nominarla sua erede nel
testamento?
No.
Glielo ha suggerito? Forse a titolo di compenso per essersi
presa cura di lei? Del suo cane?
No.
Lo ha fatto con i Witcher? C' un testamento da qualche parte
nella loro casa? Lo stava cercando le volte che ci  andata?
Sono entrata in quella casa una sola volta con il signor Hoare.
Cercavamo Saul Witcher, non dei documenti.
Sono convinto che lei cercasse un testamento. Il testamento
che aveva persuaso i Witcher a redigere. E quando non l'ha
trovato, penso che abbia tentato... con la signora Buckler. Poi,
secondo me, la vecchia ha cambiato idea e vi siete messe a litigare.
Credo che le abbia ucciso il cane per spaventarla. Poi ha
provato a forzarle la mano, e l'ha uccisa quando ha reagito.
Non avevo niente da dire. Mi sembrava irreale. Non era
possibile che davvero credessero...
Tasker apr lentamente il fascicolo che aveva sulla scrivania.
Vi estrasse un unico foglio infilato in una cartelletta di plastica
trasparente. Lo guard e lo gir verso di me. La carta era di
buona qualit, elegante, color giallino crema. La riconobbi
istantaneamente. La compro nel Somerset, in una cartiera. Per
quanto ne so, non  possibile acquistarla da altre parti, e ne
avevo due risme nel mio studio.
Era un documento scritto con rozzezza e semplicit, che lessi
in cinque secondi. Un testamento formulato in un linguaggio
pseudolegale, forse redatto da qualcuno che aveva solo una vaga
idea di come funzionino le leggi. Non era valido: quei pochi
secondi mi bastarono per capirlo. Mancavano i testimoni, e in
calce al documento era apposta solo la firma: uno scarabocchio
incerto, tracciato con mano tremante da Violet Buckler, che lasciava
a me tutto ci che possedeva a questo mondo.
...
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...
Capitolo 35.
...
.
...
Ero fuori. Nell'aria c'era odore di salmastro e per qualche minuto
rimasi immobile ad assaporare la frescura. Da una panetteria
veniva la fragranza del pane appena sfornato.
Non mi era stata elevata alcuna imputazione. Poco dopo aver
esibito il testamento falso, Tasker aveva interrotto l'interrogatorio
e, con mia grande sorpresa, aveva annunciato che sarei
stata rilasciata, ma che dovevo restare a disposizione. Mezz'ora
pi tardi, uscita dal portone principale, avevo raggiunto il parcheggio
riservato alla polizia.
Mi ero diretta da quella parte, non avendo una meta precisa.
Sentii il rumore di un motore che veniva avviato e subito dopo
una macchina mi si avvicin.
Sali disse una voce che riconobbi.
L'uomo al volante con i capelli scuri, gli occhi grigi e gli occhiali
era vestito come non l'avevo mai visto prima: pantaloni neri,
cravatta, camicia bianca con le mostrine ben visibili. Si sporse
per aprire la portiera dalla mia parte. Ti porto a casa.
Scossi la testa. Che cosa provavo in quel momento? Non saprei
dirlo. Vergogna? Rabbia? Entrambi i sentimenti, ma anche
qualcosa di diverso. Qualcosa che mi parve l'ultimo brandello
di speranza destinato a disfarsi.
Matt sospir: appariva stanco e pi vecchio di quanto mi era
parso in precedenza. Clara, non voglio accanirmi su di te, ma fra
meno di tre ore seppelliranno tua madre. Va' a casa. Su, vieni.
Aveva ragione. Entrai in macchina e chiusi la portiera. Lui si
immise sulla carreggiata e prese la direzione per casa mia.
Perch mi hanno rilasciata? chiesi mentre eravamo fermi
a un semaforo sulla strada che portava fuori dal paese. Come
mai non mi hanno accusata di omicidio?
Ripartimmo. Tasker non ha prove sufficienti disse Matt,
tenendo gli occhi fissi sulla strada davanti a s. Stamattina ha
tentato il tutto per tutto per scoprire quello che sai.  la normale
procedura.
Mi hanno detto che dovr ripresentarmi fra otto settimane
dissi, domandandomi se Matt avesse ascoltato Tasker e Knowles
mentre mi interrogavano. Chiss se aveva sentito le domande
che mi avevano rivolto?
 una formalit. Se salta fuori qualcosa di nuovo, si avventeranno
su di te.
Non ho ucciso Violet dissi, poi mi interruppi. La mia voce
suonava supplicante. "Non abbassarti fino a questo punto" mi
dissi. Matt non distoglieva lo sguardo dalla strada, sebbene
non andassimo a velocit sostenuta. In precedenza mi era stato
sempre difficile fissarlo diritto negli occhi, ma ora sembrava che
fosse lui a evitare il contatto.
Credi che abbia ucciso Violet? chiesi.  stato per causa tua
che mi hanno arrestata? Prima di avere finito di pronunciare
quelle parole, mi resi conto di non essere pronta ad ascoltare
la risposta.
No rispose alla fine ma non posso ignorare quello che Tasker
ha in mano. Tu hai la reputazione di vivere in una specie di clausura
e di avere rapporti sociali soltanto con le persone anziane
del villaggio. Violet, Edeline, Walter. Tutti morti da poco.
Forse Walter non  morto dissi, consapevole di aggrapparmi
a un fuscello.
Se non lo , lo troveremo. Ho dato ordine di cercarlo.
Ho contattato una ventina di case di riposo e ospizi...
Matt sollev un dito dal volante. Sappiamo come rintracciare
le persone scomparse. In secondo luogo, sei un'erpetologa.
Conosci i serpenti, come si catturano e si trattano. Sono pochi
quelli che saprebbero da dove cominciare. Non depone a tuo
favore il fatto che in cantina tenevi una vipera viva, una morta
tra la spazzatura e nel frigorifero una confezione di siero antivipera... S, lo so che fa parte della dotazione di un veterinario,
abbiamo controllato.
Sono indizi, non prove replicai, conscia di alzare la voce
ma incapace di controllarne il tono. Ero riuscita a trattenermi
durante il terzo grado di Tasker e Knowles, ma ora non ce la
facevo pi. Persino io lo so. S, sono un'erpetologa e mi hanno
vista chiacchierare con due vecchiette. E allora?
C' anche un testamento, che ha tutta l'aria di essere stato
redatto da Violet e che ti nomina sua erede.
Quel documento  un falso evidente e patetico. Chiunque
avrebbe potuto rubare il foglio da casa mia. Il punto cruciale
 il mio viso. Secondo Tasker, sfigurata come sono, non posso
che essere una psicotica che ha la missione di vendicarsi contro
il genere umano.
Non prendertela.
Me la prendo, invece. Ha deciso che sono io la colpevole e
non indagher in altre direzioni. Perch non cerca Saul Witcher?
Perch non cerca Ulfred?
Saul Witcher  morto.
Cosa? Come fai a saperlo?
Abbiamo controllato. Ho dato l'incarico di indagare la mattina
dopo che noi due siamo andati a casa dei Witcher. Mor nel
1976 nella prigione di Kingston. Era stato condannato sette anni
prima per l'omicidio di sua moglie.
Alice dissi. Matt sollev le sopracciglia e mi guard di
sottecchi.
Si chiamava Alice dissi preparandomi a raccontare a Matt
quello che avevo scoperto, ma mi resi conto di non averne il
coraggio. Saul era morto. Ormai ne ero sicura. E Ulfred? chiesi
senza molte speranze. Lui...
Non  mai esistito.
Impossibile. Violet se lo ricordava, e anche Ruby Mottram.
Abbiamo controllato i registri parrocchiali e i documenti
anagrafici. Non risulta che un Ulfred Witcher sia nato nel comune
o nella parrocchia. Violet e questa Ruby si saranno confuse.
Perch non parli con Ruby?
Vicino ai tuoi piedi c' una cartellina rossa. Aprila.
Tesi la mano per prendere il fascicolo.
Guarda.
Feci come mi diceva e mi ritrovai a fissare una grande fotografia.
Riconosci quell'uomo? chiese.
Abbassai lo sguardo sulla foto a colori di un uomo sui settantanni,
forse di pi. I folti capelli erano bianchi, corti sulla
nuca, ma un ciuffo ricadeva sulla fronte. Aveva gli occhi azzurri
allungati, le palpebre pesanti e la bocca grande. Era un bell'uomo,
anche alla sua et. Scossi la testa.
 un viso familiare ma...
 lui che si  introdotto abusivamente in casa tua luned
scorso?
No, non era lui, ma indugiai prima di rispondere. Riguardai
quel viso, poi lessi le informazioni stampate sull'angolo della
foto. Altezza: circa un metro e ottantacinque.
No dissi con riluttanza. Non era l'uomo che avevo visto in
casa mia, e neppure il viso che era apparso alla finestra della
casa dei Witcher. Perch...
 Archie Witcher disse Matt. Lo abbiamo trovato... be',
quasi. Da trent'anni vive nel South Carolina, dove guida una
congregazione di fedeli. La foto viene dal sito web della loro
chiesa.
"Quasi" trovato... Che vuol dire?
Non siamo ancora riusciti a localizzarlo, per abbiamo scoperto
che il suo gruppo  stato coinvolto in uno scandalo. Ne ha
parlato la stampa. In quella comunit il digiuno  un elemento
importante della pratica religiosa; si incoraggiano i fedeli ad
astenersi dal cibo per settimane di seguito. Una giovane donna
 morta e corrono voci che sia stata tenuta legata. I suoi genitori
sono in carcere, e c' un mandato di arresto per Archie. Non si
sa dove si trovi in questo momento. Forse  tornato in patria.
Sei sicura che non sia lui l'uomo che hai visto?
Guardai ancora una volta la foto, ma la risposta rimase la
stessa. No. L'uomo che ho visto non era alto. Assomigliava a
Walter.
D'accordo. Ci metteremo in contatto con la polizia di laggi e
controlleremo presso gli uffici Immigrazione. Se Archie Witcher
 ritornato, lo troveremo. Non credo per che indagare in questa
direzione porter a qualcosa.
Aveva ragione. Allan Keech e la sua banda dissi. Scorrazzavano
la notte scorsa. Potrebbero essere stati loro ad andare a
caccia di serpenti. Perch lo avrebbero fatto se...
Perch non mi hai telefonato? Ti ho detto di chiamarmi se
succedeva qualcosa di grave. Non ti sembra che un inseguimento
lungo canali sotterranei e cave abbandonate sia un fatto
abbastanza grave?
Era tardi "E parlare con te fa male, anzi ogni volta che
succede fa un po' pi male."
Abbiamo gi accertato che sono un animale notturno. Matt
si lasci andare a un mezzo sorriso. Tentai di ricambiarlo, ma
non ci riuscii.
Nel frattempo, arrivati nel villaggio, svoltammo in Bourne
Lane. Proseguimmo in silenzio e Matt si ferm davanti a casa
mia.
Grazie mormorai, aprendo la porta. Sentii una mano che
mi toccava il braccio. Matt continuava a rimanere zitto, cos mi
girai a guardarlo.
Ti do un consiglio in maniera del tutto ufficiosa.
Rimasi in attesa.
Per prima cosa, raggiungi i tuoi famigliari e rimani da loro
per qualche giorno. Prenditi un periodo di congedo. Comunicaci
dove ti trovi e sta' alla larga dal villaggio. Dacci il tempo
di chiarire questa faccenda.
Va bene. Sembrava una proposta ragionevole, sensata.
In secondo luogo, ed  molto importante, evita a tutti i costi
Sean North. Questa indicazione giunse cos inaspettata che mi
ci vollero un paio di secondi per capire.
Sean North  stato all'estero per qualche mese.  rientrato
sabato scorso. Non  possibile...
No, non  cos.
S,  venuto da me dritto dall'aeroporto per identificare il
taipan.
Sabato mattina non  atterrato nessun aereo dall'Indonesia.
North  stato registrato all'ufficio Immigrazione dell'aeroporto
di Heathrow mercoled scorso. Non veniva dall'Indonesia, 
arrivato con un volo da Singapore.
E allora qual ...
Singapore era uno scalo. Il suo volo ha avuto inizio a Port
Moresby. Matt mi guard per osservare come avrei reagito,
ma quel nome non mi diceva niente.
 la capitale della Papua Nuova Guinea.
...
.
...
Capitolo 36.
...
.
...
La giornata si stava facendo sempre pi calda. Non una nuvola
nel cielo azzurro e terso di fine primavera. Il bollettino
meteorologico prevedeva temporali, ma per il momento non se
ne vedevano i segni annunciatori. Era caduta anche la brezza,
e il sole sembrava pi alto in cielo di quanto fosse normale in
quella stagione. Fu un sollievo entrare nella frescura odorosa
di incenso della nostra vecchia chiesa.
Riceviamo il corpo di nostra sorella Marion diceva Andrew,
il vescovo di Winchester, accogliendoci sui gradini del presbiterio
fidando in Dio, che ci ha dato la vita e ha fatto risorgere
dai morti Ges nostro Signore.
La chiesa era piena di gente - non capita ogni giorno che si
seppellisca la moglie dell'arcidiacono - e, quando l'elegante
bara coperta di fiori scivol lentamente lungo la navata, tutti si
girarono. Il feretro si ferm davanti ai gradini del presbiterio,
e noi che lo seguivamo prendemmo posto nei banchi. Soltanto
allora mi resi conto che duecento paia di occhi mi avevano
fissata mentre seguivo la bara di mia madre.
Ora Cristo  resuscitato dal regno dei morti recitava il vescovo
diventando il primo frutto di coloro che dormono. Infatti,
poich per mezzo d'un uomo  venuta la morte, cos anche per
mezzo d'un uomo  venuta la resurrezione.
La cerimonia fu lunga, bella e commovente, ne sono sicura,
ma io la seguii a malapena. Fissavo le vecchie piastrelle quadrate
del pavimento: alcune erano di un intenso rosso terracotta,
altre di un color bruno pi scuro. Ogni sei o sette piastrelle,
una portava inciso un motivo decorativo molto particolare: un
cerchio dal quale si irradiavano quattro punte simili a else di
spada, equidistanti tra loro.
Quattro punti divergenti da un centro comune. Quattro persone,
connesse con il mio mondo, avevano di recente incontrato
la morte o ci erano andate molto vicino. John Allington, Violet
Buckler, la piccola Sophia Huston, il dottor Amblin. Due di loro
erano diventati vecchi dopo aver trascorso tutta la vita nel villaggio,
ma Sophia era piccola, e la sua famiglia era nuova della
zona. Dai Poulson il taipan era stato trovato nella cameretta del
bambino. Forse esisteva un collegamento, forse nella vita reale
esisteva l'equivalente della decorazione a forma di cerchio, ma
io non riuscivo a scorgerlo. Le vittime e il modo in cui erano
state aggredite sembravano del tutto casuali.
Pi ci pensavo, pi l'intera faccenda appariva confusa. La
morte di John Allington era stata deliberata e calcolata. Se era
giusta l'ipotesi fatta da Sean, il poveretto era stato colpito in testa
e lasciato annegare dopo che, per giunta, gli era stato iniettato
del veleno di vipera. Nel caso di Sophia, il serpente era stato
lasciato nella culla: la piccola avrebbe potuto morire oppure no,
arbitro il caso. L'anziano dottor Amblin aveva subito un trauma
cranico. Che l'idea fosse stata di farlo morire come John Allington?
Colpito in testa per immobilizzarlo prima di iniettargli una
dose letale di veleno? L'assassino era stato disturbato e costretto
a fuggire? Il taipan trovato dai Poulson nella cameretta del bambino
avrebbe potuto provocare una tragedia: fortunatamente
non era andata cos. Arbitrario. Disorganizzato.
L'assassinio di Violet, invece, era stato premeditato e compiuto
con calcolata precisione. Ero certa che fosse stata morsa da un
serpente: me lo dicevano la ferita e il gonfiore del corpo. Da
quello che avevo visto sul cadavere, l'ipotesi pi probabile era
che si trattasse del veleno di una vipera, non di un taipan. Che
le avessero iniettato una dose di veleno concentrato? L'autopsia
ce lo avrebbe detto. D'altra parte, per Violet, pi anziana e pi
fragile di John Allington, non era necessario un alto dosaggio.
C'erano tracce di vomito e di sangue sul cuscino vicino alla
sua testa, il cuscino che aveva spento ogni suo restante alito di
vita. Nell'uccisione di Violet niente era stato lasciato al caso.
L'assassino aveva voluto essere sicuro.
Ma gli omicidi e i tentati omicidi, considerati nel loro insieme,
apparivano slegati, perfino caotici, senza nessun filo conduttore:
l'azione di una mente confusa, squilibrata.
"Se avessi voluto uccidere quattro persone, Matt Hoare, avrei
agito pi razionalmente, maledizione!"
Nella chiesa era sceso il silenzio. Per un istante mi domandai
se non avessi urlato quelle parole, ma nessuno mi prestava attenzione
e, dopo qualche attimo, l'organo cominci a suonare.
Tutti si alzarono in piedi per cantare. Vanessa aveva scelto uno
degli inni preferiti dalla mamma. Non riuscivo a unire la mia
voce alle altre. Non riuscivo a staccare lo sguardo dalle piastrelle
del pavimento.
Quattro else di spada. Quattro persone sospettate. Uno: Allan
Keech, aiutato e spalleggiato dalla banda di suo fratello. Avevano
mentito su di me, erano stati visti mentre si aggiravano
intorno alla casa dei Witcher. Erano teppisti, e non avevo dubbi
che fossero stati loro a mettere la vipera morta sulla porta di
casa mia. Ma li credevo davvero capaci di uccidere?
Due: il vecchio che nessuno aveva visto bene tranne me. Si era
introdotto in casa mia lasciandosi dietro un serpente. Non era
assurdo ipotizzare che avesse fatto lo stesso anche da altri. Ero
partita dal presupposto che fosse uno dei fratelli Witcher. Me lo
confermavano l'et, la somiglianza fisica e il fatto che l'avevo
avvistato nella casa dei Witcher. Non poteva trattarsi di Saul o
Harry, erano entrambi morti. Non assomigliava per niente ad
Archie. Ulfred non era mai esistito. Restava Walter.
Tre: Sean North era diventato il maggior sospetto secondo
Matt, non pi io, con mio grande sollievo. Ma si sbagliava. In
cuor mio me lo sentivo. Non sapevo perch Sean fosse andato
a Papua Nuova Guinea, ma escludevo che potesse trattare i
serpenti con crudelt. Forse non gli interessavano gli esseri
umani, ma non avrebbe mai infierito su un animale.
E il quarto sospettato? Be', ero io. Per Tasker e Knowles,
ero il nemico pubblico numero uno. Una psicotica assetata di
vendetta per essere stata sfigurata da bambina; una donna che
voleva spasmodicamente attirare l'attenzione; una parassita che
derubava le persone anziane vulnerabili e che, in cambio di un
po' di compagnia e di qualche piccolo servizio, mirava ai loro
beni. Le prove mi inchiodavano: le vipere, vive e morte, trovate
nella mia propriet, il mio DNA presente sul corpo di Violet, per
non parlare del falso testamento.
Tutta la storia era una strana combinazione di improvvisazione
e calcolo. La capacit di spremere il dotto velenifero di
un serpente e iniettare il veleno con una siringa ipodermica
indicava un certo livello di sofisticazione, tanto pi elevato se si
teneva presente che il serpente in questione era il pi velenoso
che si conoscesse. Eppure due degli attacchi - dagli Huston e
dai Poulson - erano stati lasciati al caso. L'assassino era una
persona astuta? O, al contrario, sprovveduta?
E il povero Bennie, condannato a lottare contro un serpente
velenoso mentre entrambi affogavano. Che senso aveva? Perch
poi darsi la pena di usare le vipere avendo a disposizione un
taipan? Qualcuno teneva da parte il taipan per il gran finale?
Ero quasi stregata a forza di fissare quel simbolo ai miei piedi.
Quattro else, quattro indiziati, quattro vittime. Il cerchio nel
mezzo della decorazione forse rappresentava la violenza che si
era scatenata su di loro. Le quattro else, che si congiungevano
alle estremit, disegnavano quasi un secondo cerchio esterno.
Esisteva un legame tra le vittime che non riuscivo a cogliere?
Avrebbe rivelato il vero colpevole?
Ci alzammo di nuovo in piedi. Mio cognato e cinque uomini
della parrocchia sollevarono la bara e, issandosela in spalla, la
portarono gi per la navata fino all'esterno, al sole, e poi, pochi
metri pi in l, al camposanto della chiesa. Un percorso lento,
breve. L'ultimo della mamma.
... cenere alla cenere, polvere alla polvere, nella certa e sicura
speranza della resurrezione alla vita eterna.
Pap lesse la preghiera mentre il corpo di sua moglie veniva
calato nella terra. Vanessa butt sulla bara un'unica rosa bianca
completamente sbocciata. Lo stesso fecero Jessica e Abigail a un
cenno della loro mamma. Le loro rose, per, erano ancora in
boccio. Vanessa ci teneva a questi dettagli. Io non avevo niente
da dare, cos mi accucciai vicino alla tomba e affondai le mani
nella terra morbida e grassa, gi preparata.
Clara, ho questi per te
Vanessa era inginocchiata accanto a me, e la seta nera del suo
vestito nuovo si stava sporcando. Mi porgeva qualcosa, che non
distinguevo...
Le bambine li hanno raccolti stamattina. Sono i fiori preferiti
della mamma. Ce n'erano sempre...
Sbattei le palpebre e tesi la mano per prendere il mazzolino,
composto alla meglio. Vanessa mi aiut a tirarmi su e in qualche
modo riuscii ad allungare il braccio e aprire la mano. Non vidi
cadere nella tomba i fiorellini azzurri.
Intorno a me gli altri, seguendo il mio esempio, affondavano
le mani nella terra profumata che avrebbe riscaldato l'ultima
dimora di mia madre. Mentre singhiozzavo senza sapermi trattenere
sulla spalla di mia sorella, la gente si chinava ad afferrarne
una manciata e a gettarla nella tomba. Sembrava che ciascuno
lasciasse dietro qualcosa di s per consolare la mamma nel suo
lungo sonno solitario.
Alla fine, quando i non ti scordar di me non si videro pi,
capii che avevo qualcosa per la mamma, dopo tutto. Potevo
perdonarla.
...
.
...
Capitolo 37.
...
.
...
I convenuti al funerale se n'erano andati tutti. Persino Vanessa
e i suoi famigliari erano tornati a casa, lasciando me e pap con
un frigorifero pieno di avanzi e un ambiente domestico pieno
di rimpianti. Dopo una cena a tarda ora che nessuno dei due
grad, pap si ritir a rispondere alle lettere di condoglianze
che avevamo ricevuto. Il suo studio, sul retro, si affacciava sul
giardino. Da l non vedeva la macchina della polizia, parcheggiata
proprio di fronte a casa. Malgrado quello che mi aveva
detto Matt, sapevo di essere in cima alla lista degli indiziati
compilata da Tasker.
Raggiunsi la mia vecchia camera al primo piano. Su consiglio
di Matt mi ero presa una settimana di congedo dal lavoro, ma gi
mi chiedevo come avrei impiegato il tempo. Lavorare, dormire,
correre. Le uniche cose che sapevo fare. Aprii il mio portatile,
avviai Internet e su Google digitai "esecuzioni nell'antica Roma".
Come aveva detto Matt, la pista Witcher non portava da nessuna
parte. Ci doveva essere un'altra soluzione.
Sullo schermo apparvero molte voci, ma nessuna sembrava
rilevante. Tornai indietro e digitai "cane, serpente, gallo, scimmia".
Senza molte speranze, cliccai su "Cerca con Google".
Apparve la frase latina che ricordai immediatamente, sebbene
fossero passati anni da quando l'avevo letta o sentita pronunciare
l'ultima volta: poena cullei, pena del sacco. Rammentai
che gli animali avevano un significato simbolico: il serpente,
generalmente una vipera, temutissima nell'antica Roma, veniva
scelto perch la sua nascita comportava spesso la morte della
madre; il cane era disprezzato a quei tempi: il peggiore insulto
che un antico romano potesse pronunciare era "vali meno di
un cane"; quanto al galletto, si riteneva che non provasse alcun
attaccamento filiale; la scimmia, dal canto suo, simboleggiava
la peggiore degradazione umana. Disprezzo? Degradazione?
Responsabile della morte della propria madre? C'era una logica
raccapricciante: la poena cullei era infatti inflitta a chi era
accusato di avere commesso l'imperdonabile omicidio di uno
stretto congiunto.
Non era la cosa pi consolante da leggere, la sera del funerale
di mia madre.
Ma quale rilevanza poteva avere nel caso di Violet? Qualcuno
credeva che avesse ucciso un parente stretto? E come si
collegava a quello che stava accadendo? John Allington era
stato trovato nell'acqua, immerso per met nel laghetto del suo
giardino. Era stato morso da un serpente (oppure no) e poi era
quasi annegato. Ma...
Rimasi a scervellarmi per un bel po' di tempo, inseguendo
una risposta che continuava a sfuggirmi. La traccia Witcher
non portava da nessuna parte, e neppure la poena cullei lasciava
intravedere una nuova prospettiva.
Due omicidi e due tentati omicidi. Per il momento avrei
accantonato la piccola Sophia, perch non avevo idea di come
si inserisse in quel quadro. Non riuscivo a scacciare il pensiero
che, indipendentemente da dove si trovasse il taipan, Ernest
Amblin, il membro pi anziano della famiglia Poulson, fosse
stato il vero bersaglio quella notte.
Ricordavo le urla che risuonavano nel silenzio, la famiglia
che si allontanava barcollando dalla propria casa, i bambini che
piangevano, il padre che non ce la faceva quasi a camminare,
il nonno sconvolto. Poche ore prima, Ernest Amblin era stato
nella casa di Clive Ventry: era una delle cinque persone sedute
in fondo alla stanza con l'aria diffidente. No, non diffidente...
spaventata.
Erano le persone anziane la chiave del dilemma? Tasker e
Knowles si erano chiesti se mi ero approfittata dei vecchi conquistandomi
con le moine il loro affetto. E se avessero avuto
ragione nell'individuare nei vecchi il bersaglio e torto riguardo
al movente?
C'erano stati quattro attentati con i serpenti, e John Allington,
Violet ed Ernest Amblin erano tutti avanti negli anni. Ricordai le
piastrelle del pavimento della chiesa, le quattro spade unite tra
loro da un cerchio. Qualcosa nell'esistenza di queste persone,
qualcosa accaduto chiss quanti anni fa, le collegava.
" inutile che tu mi chieda di quella notte, cara. Non ho mai
saputo come sono andate le cose."
"C'era qualcosa di strano in quell'incendio."
Ripensai all'incendio del 1958 che, direttamente o indirettamente,
aveva ucciso quattro persone e costretto tre dei fratelli
Witcher ad andarsene dal villaggio. Che cos'era successo di
cos terribile quella notte da ripercuotersi ora, cinquant'anni
pi tardi? Frugai nella mia borsa e tirai fuori il taccuino. Pochi
giorni prima, in biblioteca, avevo preso alcuni appunti su quanto
riportato dai giornali dell'epoca a proposito dell'incendio
e della morte di Joel Morgan Fain e Larry Hodges. Controllai
quello che avevo scritto, poi scesi al pianterreno, attraversai la
casa che mi sembrava troppo silenziosa e bussai alla porta dello
studio di pap prima di aprirla. Si volt verso di me e si sforz
di sorridere. Davanti a lui aveva un quadernetto, ma sembrava
che non vi avesse scritto niente.
Ciao.
Entra, mia cara. Scusami. Non avrei dovuto lasciarti sola,
non questa sera.
Era piegato dal dolore, come se su di lui gravasse un peso
insopportabile. Sentivo che non era giusto pensare alla mamma,
parlare di lei, ma che alternativa avevo? Anch'io mi sentivo
oppressa da un peso.
Posso farti una domanda? chiesi sedendomi al suo fianco.
Non ha niente a che fare con la nostra famiglia, ma forse 
importante.
Annu, anzi mi parve addirittura che si rallegrasse, quasi
fosse contento di essere distratto dai suoi pensieri. Gli raccontai
dell'incendio, degli uomini che erano morti e gli domandai che
cosa mai un predicatore pentecostale potesse essere venuto a
fare negli anni Cinquanta nel Dorset rurale.
Accaddero molte cose negli Stati Uniti all'inizio del Novecento
disse pap, senza guardarmi negli occhi e corrugando
leggermente la fronte, quasi riportasse alla luce dai recessi della
memoria un ricordo rimasto a lungo sepolto. Gruppi dissidenti,
fazioni scissioniste, revival religiosi. Comparvero alla ribalta
molte Chiese carismatiche. Il movimento pentecostale risale
ad allora.
Ma qui stiamo parlando di cinquantanni pi tardi.
Alz una mano, il suo gesto abituale per zittirmi. Tutto fin
dopo qualche tempo. Alcuni gruppi furono perseguitati, ma
si ricostituirono intorno al 1945. Non c' dubbio che l'immane
tragedia della seconda guerra mondiale abbia facilitato la loro
rinascita. Le sette presero forme diverse, ma condividevano un
entusiasmo che rasentava il fanatismo. Insegnavano a leggere
con attenzione la Bibbia e a interpretarla alla lettera; erano
convinti che Dio avesse trasmesso agli uomini alcuni poteri
soprannaturali. Lo sai che cos' il carisma?
Un dono, vero? Un dono dato dal cielo.
Pap annu. Quelle sette credevano che Dio avesse dato
dei doni all'uomo. Alcuni gruppi li chiamavano "segni", ma il
concetto di base  lo stesso.
Quali sono questi doni o segni?
Sanare gli infermi rispose stringendosi nelle spalle. Cose
del genere, perlopi innocue. La capacit di parlare in una lingua
sconosciuta, questa era molto diffusa.
Allora quando i fedeli si alzano in piedi durante un servizio
religioso e cominciano a borbottare in un gergo incomprensibile,
vuol dire che  un segno, un carisma?
Sono stati versati fiumi di inchiostro sulle lingue che si parlano
in queste occasioni disse pap sorridendo. Da un lato si
sostiene che san Paolo, dicendo che i discepoli parlavano lingue
strane, intendeva riferirsi alla loro capacit di farsi capire dai
vari popoli e diffondere pi facilmente la fede di Cristo.
Mi sembra logico.
Pap annu. Secondo quella scuola di pensiero, il carisma fu
concesso all'umanit soltanto per un breve periodo di tempo,
negli anni subito successivi alla morte di Cristo, ed  quindi
insensato ritenere che sia rilevante oggi. D'altro canto, altri
ritengono che i segni siano stati concessi in eterno e che quello
che a te sembra un gergo incomprensibile sia il linguaggio degli
angeli.
Sai, quella parola, "segni", mi ricorda qualcosa. Ripresi il
mio taccuino e sfogliai le pagine finch non trovai le iscrizioni
sulle lapidi dei quattro uomini morti. Guarda, sulla tomba di
Harry sta scritto: "E questi saranno i segni che accompagneranno
quelli che credono".
 un passaggio del Vangelo di Marco, se ben ricordo. S,
conferma la presenza di una setta carismatica attiva nel villaggio
a quei tempi.
Era insolito?
Insolito... s, certo. Ma non da escludere. Su quale lapide
era scritta la citazione dal Vangelo?
Mi sporsi in avanti. Pap osservava l'iscrizione che avevo copiato
dalla tomba del reverendo Fain. "Ed egli giunger tra noi
come la pioggia che bagna la terra." Oh, me ne ricordo dissi.
Il giornale diceva che era stato membro della Chiesa dell'ultima
pioggia. Che cosa... mi fermai. Non mi piaceva l'espressione
sul viso di mio padre. Mentre lo fissavo, lui si tolse gli occhiali
e si appoggi allo schienale della sedia.
Diciamo che quel nome  un campanello d'allarme disse
alla fine. Prese gli occhiali dalla scrivania e infil una mano
nella tasca dei pantaloni. Rimasi ad aspettare che continuasse.
La Chiesa dell'ultima pioggia nacque in Canada negli anni
Quaranta, quindi i tempi coincidono disse tirando fuori un
fazzoletto. Forse il reverendo Fain fu uno dei primi ministri
della setta.
Non ho mai sentito parlare dell'"ultima pioggia". Che cosa
significa?
Si riferisce alla pioggia della tarda estate, che porta a maturazione
i raccolti spieg mio padre, pulendo le lenti degli
occhiali una dopo l'altra. In questo contesto, simboleggia gli
ultimi giorni prima che Dio decreti la fine del mondo. I seguaci
del movimento credevano che ci sarebbe stato un profluvio di
segni in prossimit della fine. Ed  la convinzione sulla quale
tuttora si regge l'azione della setta.
Esiste ancora?
Altroch! Col tempo il rigore originario si  un po' attenuato.
Alcuni tra i seguaci pi sensati hanno preso le distanze dal movimento,
ne hanno rifiutato gli aspetti pi controversi e hanno
fondato nuove sette. Tutti concordano nel dire che queste persone
hanno esercitato un influsso benefico sui gruppi carismatici
e pentecostali. La Chiesa dell'ultima pioggia  viva e vegeta.
Direi che  retta da gente brava e benintenzionata, dalla fede
profonda, che si prodiga nelle opere buone.
Allora il reverendo Fain non rappresentava una minaccia?
Pap scosse la testa. Io ti ho descritto la setta come si presenta
oggi. Negli anni Quaranta e all'inizio degli anni Cinquanta, il movimento
era agli albori. E questa  una storia molto diversa.
In che senso?
Il movimento attrasse molti squilibrati. Persone che credevano,
o fingevano di credere, che la fine del mondo fosse
imminente. I portavoce dicevano di appartenere alla Compagnia
di Elia, l'antico profeta, costituita dai santi scelti da Dio e
inviati tra gli uomini per condurre i giusti alla gloria alla fine
dei tempi. Credevano che le normali regole dell'esistenza non
si applicassero pi.
Era uno di quei culti apocalittici imperniati sulla fine del
mondo?
"Culto" non  una parola che mi piace applicare per definire
una Chiesa. In questo caso, per, ritengo che sia corretto e penso
anche che il tuo reverendo Fain sia stato un uomo pericoloso.
Era risaputo che la setta coltivava rituali occulti molto bizzarri
disse rimettendosi gli occhiali.
Si alz in piedi. Per un attimo mi domandai se avesse perso
interesse per l'argomento, se avesse deciso che ci fossimo intrattenuti
troppo a lungo su un tema che non riguardava la mamma.
Attravers invece lo studio e apr l'anta di uno degli armadi
a muro lungo la parete. Gli scaffali erano zeppi di scatoloni.
Dopo un paio di minuti tir fuori un faldone e, portandolo alla
scrivania, soffi via la polvere che si era accumulata.
Non lo apro da pi di vent'anni disse. Sul finire degli
anni Settanta, ho tenuto un corso sulle Chiese carismatiche e
ho raccolto una serie di strani testi sul tema. Uno di questi era
particolarmente interessante. Eccolo. Che ne pensi?
Mi porse un fascicoletto nero e arancione. La copertina, della
stessa dimensione di quella di un libro rilegato, era decorata con
il disegno rozzo di un incendio; il testo aveva una cinquantina
di pagine. Era stato scritto dal reverendo Franklin Hall. Osservai
il titolo e poi alzai gli occhi su pap.
La formula per far risorgere i morti? chiesi. Pap accenn un
sorriso. Probabilmente  uno dei testi pi radicali disse ma
non  insolito nei primi tempi della Chiesa dell'ultima pioggia.
Abbiamo anche testimonianze che parlano dell'importanza
dello zodiaco, delle guarigioni avvenute praticando il digiuno,
della levitazione, dell'improvviso rivelarsi del fuoco e del fumo
soprannaturali, della cacciata dei demoni.
Lo guardai. Esorcismo? domandai, rammentando quello
che mi aveva raccontato Violet su quanto era accaduto a Ulfred.
Eppure Ulfred, a dare retta a Matt, non era mai esistito.
Lo dice il reverendo Hall, che descrive alcuni incontri avvenuti
a San Diego nel 1946. Migliaia di persone cominciarono un
digiuno che in alcuni casi dur sessanta giorni. Stando a Hall,
i demoni furono cacciati, i pazzi guarirono, i tumori maligni
sparirono, gli storpi ripresero a camminare, i morti ritornarono
in vita.
Non  un risultato da poco.
Non fu lui il primo a raccontare fatti del genere. Si ritiene
che il fondatore del movimento sia stato un certo William Branham.
Nella sua biografia si narra che negli anni Quaranta, in Finlandia, resuscit un bambino ucciso in un incidente d'auto.
Lo riport in vita.
"Lo riport in vita." Com'era possibile che quelle parole
semplici e innocue mi facessero rabbrividire? Se avessi il potere
di riportare qualcuno in vita, lo farei?
Abbassai lo sguardo sul fascicoletto che mi aveva dato e cominciai
a sfogliarlo. Come succedeva? domandai, chiedendomi
se davvero ne volessi sapere di pi.
Oh, non c' nessuna formula satanica disse pap. Chi
pensasse di scendere nella cripta ad assistere a uno spettacolo
rimarrebbe deluso. Da quanto ricordo, l'idea centrale  che
Cristo, parlando della resurrezione, non si riferisse a un fatto
spirituale ma a uno fisico.
Io credo nella resurrezione dei corpi dissi automaticamente.
Proprio cos annu pap. Ne parlo ai fedeli pi volte alla
settimana. Il reverendo Hall per va oltre e sostiene che, se si
ha una fede salda e si supera una serie di prove,  possibile
resuscitare i morti qui, sulla terra. Non  necessario aspettare
il secondo avvento.
In che modo? Lo spiega?
 un po' vago sui dettagli ma, da quanto ricordo, sembra che
la chiave siano le preghiere e le preghiere del digiuno.
Le preghiere del digiuno?
Un periodo di tempo piuttosto lungo, talvolta settimane
intere, senza mangiare e con preghiere prolungate. Non  una
prospettiva piacevole.
Ricordavo quello che mi aveva detto Matt a proposito di
Archie Witcher che incoraggiava il digiuno protratto e rigoroso
nella sua chiesa del South Carolina e della ragazza che era
morta. Sembrava un retaggio dei riti praticati dai seguaci della
Chiesa dell'ultima pioggia.
Hai l'aria stanca, tesoro disse pap.
Gli sorrisi. Dubitavo di esserlo quanto lui. Ancora una cosa
e poi ti lascio in pace dissi spingendo il mio taccuino fino a
metterglielo sotto il naso. Le altre iscrizioni... vogliono dire
qualcosa? Rientrano anche queste nelle credenze dell'Ultima
pioggia?
Pap le guard per qualche secondo. Passami quel librone
nero, per favore disse poi. Mi allungai verso il lato opposto
della scrivania e presi una Bibbia che era sempre stata posata
nello stesso angolo della scrivania. S, come pensavo disse
sfogliando rapidamente le pagine.  tratto dal Vangelo di
Marco. Ecco il testo: "E questi saranno i segni che accompagneranno
quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni,
parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se
berranno qualche veleno, non recher loro danno, imporranno
le mani ai malati e questi guarir..." Cosa c'? Pap si interruppe.
Aveva visto una strana espressione sul mio viso. Che
hai, Clara? chiese.
E l'altra iscrizione? Quella sulla lapide di Peter Morfet: "Ecco,
io vi ho dato il potere". Riconosci queste parole?
Sono tratte dal Vangelo di Luca. Riprese a sfogliare le pagine.
Qui, 10,19: "Ecco, io vi ho dato il potere di camminare
fra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico;
nulla potr farvi del male". Ora vuoi dirmi che cos' questa
storia?
Il reverendo Fain usava i serpenti nei suoi riti.
Ancora serpenti? Pap appariva turbato.
Una signora anziana, Violet, parlava di serpenti e li collegava
alla chiesa. Non sapevo cosa intendesse, ma ora mi sembra
evidente. Fain probabilmente port dagli Stati Uniti dei serpenti
velenosi. Negli anni Cinquanta i controlli alla dogana non erano
severi come lo sono oggi. Qualcosa and storto e ci furono
delle vittime. Due uomini morirono per un presunto attacco
cardiaco. Scommetto che allora si insabbi la verit. Scommetto
che furono morsi.
Da nessun documento risulta che la Chiesa dell'ultima
pioggia usasse i serpenti. Quelli che lo fanno appartengono a
una setta molto diversa.
Ma sono entrambi movimenti scaturiti dalla Chiesa pentecostale.
 uno dei segni, no? Il potere di camminare fra i serpenti.
Se i seguaci credevano in una sovrabbondanza di segni, perch
non potrebbe essere?
Clara, queste cose sono successe cinquant'anni fa. Come
pensi che possano avere a che fare con...
C' chi ha la memoria lunga. Mi alzai in piedi. Grazie,
pap, sei un tesoro. Cercher in Internet e vedr quello che
riesco a scoprire.
Mio padre sospir. La denominazione ufficiale delle sette
che utilizzano serpenti nelle loro cerimonie  Chiesa di Dio con
i segni che seguono disse. Clara, sei sicura di volerti dedicare
a questi argomenti? Tutti noi dobbiamo avere il tempo per piangere.
Si ferm per un secondo. C' altro che vuoi dirmi?
Non vedevo l'ora di lasciare la stanza, ma il suo viso era preoccupato.
Ho sofferto a lungo per la mamma, e non  ancora
finita. Ma in questo momento voglio pensare ad altro. No, non
ho niente da dirti.
Pap non pareva soddisfatto, ma che poteva fare, salvo trattenermi
con la forza? Di nuovo al piano di sopra, mi accorsi
che in Internet si trovavano centinaia di riferimenti alla Chiesa
di Dio con i segni che seguono. Il movimento era sorto in due
zone degli Stati Uniti, in forme indipendenti l'una dall'altra.
Nel primo decennio del Novecento, nel Tennessee rurale, il
reverendo George Hensley teneva con s un serpente a sonagli
vivo e l'abitudine aveva preso piede.
Contemporaneamente in Alabama un predicatore, un certo
James Miller, aveva fatto lo stesso. Il movimento si era diffuso
in tutti gli Stati del Sud. George Hensley era morto nel 1955,
avvelenato dal morso di un serpente a sonagli.
Mi ritorn alla mente la battuta di Matt sugli erpetologi che
ci lasciano le penne con i serpenti. E le domande assillanti del
dottor Amblin che chiedeva a Sean e a me da dove fosse venuto
il taipan. Era forse arrivato dal Nordamerica? aveva chiesto, prima
di rilassarsi quando avevamo escluso tale eventualit. Forse
avrei dovuto intuire prima quello che era accaduto nel 1958.
I serpenti usati per scacciare i demoni? A quel punto mi
venne in mente un'altra cosa. Afferrai il mio taccuino e sfogliandolo
trovai la pagina con la biografia del reverendo Fain.
Aveva seguito studi classici all'universit. Di certo conosceva la
poena cullei. Era morto da cinquant'anni, ma pareva che la sua
influenza perdurasse.
Erano le nove. Sapevo che pap si sarebbe coricato di l a poco
e poi sarebbe rimasto sveglio a leggere per ore. Mi avvicinai alla
finestra. L'auto senza contrassegni della polizia non si era mossa.
Mi aggirai per la camera con la voglia di uscire ma, essendo
intrappolata l dentro, presi il cellulare per controllare i messaggi
sul mio telefono di casa. Ce n'erano stranamente molti, e tutti
lasciati in mattinata. Due erano di Vanessa, uno di pap, uno
dei colleghi della clinica veterinaria che si auguravano che tutto
fosse andato per il verso giusto durante la cerimonia funebre
e speravano in un mio tempestivo rientro in servizio, ma solo
quando fossi stata pronta. Il successivo era di Sally.
"Ciao, Clara. So che in questo momento hai molte cose di
cui occuparti, ma credo che quanto sto per dirti sia importante.
Ernest Amblin  stato dimesso oggi. Sono andata a trovarlo.
Abbiamo finito per parlare di Edeline. Mi ha detto che faceva
la donna delle pulizie presso alcune delle famiglie ricche del
villaggio e che si tratteneva sempre per molte pi ore di quelle
per cui era pagata. Sembrava che le piacesse stare insieme agli
altri, ma poi c'erano intere settimane durante le quali non si
presentava al lavoro e nessuno la vedeva in giro. Ernest sospetta
che avesse turbe mentali, ma non  mai riuscito a convincerla a
parlarne con un dottore. Naturalmente a quell'epoca si sapeva
poco delle malattie mentali. Walter avrebbe potuto tentare di
farla curare. Forse in lui c'era un lato nascosto.
La voce di Sally si interruppe per una breve pausa.
"Spero" riprese "che sia andato tutto liscio oggi. Mi sono imbattuta
in Matt che mi ha detto che saresti stata via per qualche
giorno. Fammi sapere se posso esserti di aiuto."
Sembrava sul punto di chiudere la telefonata quando aggiunse:
"Te l'ho detto, no, che Edeline faceva la donna di servizio per
molte famiglie. L'hanno sentita vantarsi di avere le chiavi di un
gran numero di abitazioni. Insomma, se le serrature non sono
state cambiate e se quelle chiavi sono ancora in casa Witcher,
forse si capisce come sia possibile entrare e uscire liberamente
dalle abitazioni di questo e di quello".
Sally mi salut di nuovo e termin la chiamata. C'erano ancora
due messaggi. Una voce familiare e riconoscibile risuon nella
segreteria telefonica. "Clara, sono Sean North. Sono le otto di
gioved mattina
Alle otto di quella mattina ero in stato di fermo. Mi chiesi
se anche Sean avesse saputo di essere tra i sospettati. "Puoi
chiamarmi?" continu. "Voglio parlarti di una cosa. Oppure
passa da me. Sar a casa oggi e per gran parte della giornata di
domani. A presto."
Premetti il tasto per ascoltare l'ultimo messaggio.
"Signorina Benning, sono Denise Thompson dal Paddocks
Hospice. Mi dispiace di non essere riuscita a raggiungerla prima,
ma ci sono stati dei casi urgenti. Temo che il suo messaggio sia
andato perduto tra le tante pratiche. L'orario di visita  dalle
dieci alle dodici e dalle quattordici alle sedici. Comunque Walter
non sta bene da qualche tempo. Non voglio allarmarla ma, se
desidera vederlo, si affretti a venire."
...
.
...
Capitolo 38.
...
.
...
Presi da un gancio in cucina le chiavi della macchina della
mamma e raggiunsi il garage a quasi mezzo chilometro di distanza.
Parcheggiare nella nostra strada era difficile, addirittura
impossibile quando tutti noi quattro arrivavamo, ciascuno con
la sua auto. Da qui la necessit di un garage in pi. Attraversai il
giardino a passo svelto, aprii il cancello e percorsi la stretta riva
lungo il fiume finch raggiunsi il giardino adiacente. Camminando
sul prato del vicino, superai un cancelletto e mi ritrovai
sulla strada. Non notai alcun movimento nella macchina della
polizia. Mi infilai in una viuzza laterale e raggiunsi il garage.
Poco pi di un'ora dopo, parcheggiai. C'era alta marea e sentivo
le onde che si frangevano contro la scogliera cinquanta metri
sotto di me. La casetta era buia, ma mi parve che, sul retro,
dall'interno filtrasse la luce. Sentii la ghiaia scricchiolare sotto
i miei piedi mentre vi giravo intorno. Sul prato dietro la casa
c'erano due sedie e un tavolo di legno, sul quale poggiava una
candela accesa, al riparo dal vento. Il giardino, piccolo, era chiuso
sul fondo da una bassa staccionata e, al di l, c'era il ciglio
della scogliera. L'uomo alto seduto al tavolo mi osserv mentre
avanzavo. Parl solo quando fui abbastanza vicina da notare la
luce della luna che gli guizzava nelle pupille.
Ho il divieto di parlarti. Si port una bottiglia alle labbra
e bevve.
Anch'io ammisi.
Alz la bottiglia. Un sorso?
Sabato mattina non sei arrivato qui dall'Indonesia, ma dalla
Papua Nuova Guinea. La polizia sa che il taipan viene da l.
Sean si appoggi allo schienale. Lo sa perch ho identificato
il serpente. Che c'entra da dove sono venuto?  impossibile
oggi importare un rettile vivo di contrabbando.
Se era colpevole, aveva il dono di saperlo mascherare.
Sei stato nella Papua Nuova Guinea?
S. Ho passato l dieci giorni con il mio regista a discutere
della prossima serie. In tutto sei puntate da girare su quelle
isole.
Perch hai detto che eri in Indonesia?
Sospir. C' un tale negli Stati Uniti, un erpetologo come
me, che da anni spia quello che faccio. Ogni volta che gli arriva
voce che mi occupo di un progetto, cerca di battermi sul tempo.
Lui lavora a basso costo e quindi raccoglie i fondi pi in fretta
di me. Fa documentari di merda, ma una volta che ha trattato
un argomento, non ha senso che me ne occupi io di nuovo. Ecco
il motivo del viaggio in Indonesia. Serviva a confonderlo e a
metterlo su una pista falsa.
Oh.
Credimi, Clara, quando si ha una faccia come la mia, non
si riesce a contrabbandare neanche un paio di forbicine, tanto
meno un serpente velenoso. Quelli che come me si vestono come
capita e portano i capelli lunghi, vengono fermati e perquisiti
a ogni viaggio. Ormai i tecnici delle riprese ci scherzano su e,
nel calcolo dei tempi, tengono conto che per passare i controlli
negli aeroporti io ci metto pi degli altri.
Si port la bottiglia alle labbra senza distogliere lo sguardo da
me. La polizia era certamente in grado di controllare la veridicit
delle sue dichiarazioni, contattare il suo regista, scoprire se
l'erpetologo rivale esisteva davvero. A me non occorreva farlo:
sapevo che diceva la verit.
Un sorso? mi offr di nuovo.
Ci pensai per un attimo. S, grazie.
Si alz in piedi, mi fece cenno di sedermi e spar in casa.
Alla fioca luce che si accese, riuscii a vedere attraverso la porta
semiaperta una cucina piccola e ordinata. Mi voltai a guardare
il mare. I gabbiani volavano verso nord, diretti al largo, disegnando
sul prato ombre scure mentre passavano.
L'aria era fresca, dopo la calura della giornata, e immobile.
Sentii Sean che tornava e si sedeva. Mi tese un bicchiere e mi
porse una bottiglia piena di un liquido ambrato. Appoggiai il
bicchiere e bevvi dalla bottiglia, come avevo visto fare da lui. Il
sapore secco, quasi inconsistente, mi colp la gola prendendomi
di sorpresa. Mi ero aspettata qualcosa di pi pastoso e ricco.
Ho del vino, se preferisci.
No, cos va bene. Mi piace risposi sinceramente. Dopo un
istante aggiunsi: Il mio primo drink.
Della serata? Sean gir la sedia per mettersi di fronte a
me. Continuavo a guardare il cielo, sebbene i gabbiani fossero
spariti.
Della mia vita risposi.
Rimase in silenzio e, quando mi voltai verso di lui, vidi che
mi fissava. Mia madre beveva dissi. Da prima che nascessi.
Rinunci alla sua carriera di musicista per sposare un pastore
della Chiesa anglicana che aveva vent'anni pi di lei. In seguito
si accorse che non riusciva ad accettare di vivere in una parrocchia
di campagna.
Sean taceva, ma i suoi occhi non lasciavano il mio viso. Non me
la presi, probabilmente perch l'oscurit stava aumentando.
Tent con tutte le sue forze continuai per un senso di lealt
verso la mamma. Fu curata; per anni ci fu un andirivieni da una
clinica all'altra. A volte non toccava alcol per mesi, ma prima o
poi cedeva. Era pi forte di lei.
La mano di Sean si pos sulla mia e io sobbalzai a quel contatto
improvviso. Comincia a far freddo disse, fraintendendo
il mio brivido. Meglio entrare in casa.
No, no, sto bene replicai in fretta. Devo andare via tra un
minuto. Sono venuta solo per farti qualche domanda.
Mi parve che staccasse la sua mano dalla mia con riluttanza.
Su, avanti, chiedi.
Gli spiegai la teoria che mi ero fatta del predicatore americano
che negli anni Cinquanta usava i serpenti per i suoi riti nella
chiesa del villaggio e come, una notte, qualcosa era andato
storto e aveva portato alla distruzione della chiesa e alla morte
di quattro uomini.
Un'ipotesi azzardata, lo so dissi ma secondo me i fatti
recenti forse sono collegati a quello che accadde allora. Ho
l'impressione che il bersaglio siano persone anziane che erano
presenti in quegli anni.
Credi che, scoprendo dell'altro, riuscirai a individuare il
colpevole?
Ho visto un tuo programma sui serpenti, su come vanno toccati
continuai. Mi chiedevo se sai qualcosa di importante.
Per esempio?
In primo luogo, come ci si comporta. Com' che alcuni riescono
a maneggiare i serpenti a sonagli senza essere morsi?
Oh, di morsi ne prendono. Le morti sono frequenti tra di
loro.
S, ma non frequenti come ci si aspetterebbe. Si fanno molte
congetture, ipotizzando che al serpente vengano tolti i dotti
veleniferi, che il veleno sia succhiato prima della cerimonia,
che l'animale sia drogato. Hai preso in considerazione questi
aspetti prima di girare il documentario?
Certamente. Presso una di quelle sette ci permisero di esaminare
gli animali prima della funzione religiosa. Dieci serpenti
a sonagli adulti, nessuna manipolazione, nessuna interferenza
di alcun tipo. Tutti pericolosissimi. Abbiamo visto i fedeli che li
alzavano, se li avvolgevano intorno al collo, se li passavano di
mano in mano. Sono sicuro che alcune sette ricorrono a qualche
trucco, ma non tutte. Quella da noi studiata era autentica.
Come? Come lo fanno?
Sean sorrise. Ho una teoria al riguardo. Vuoi che te la illustri?
Stavo per sorridergli anch'io, ma mi trattenni. S, ti prego.
Hai mai sentito parlare degli ofiti?
Gli... cosa?
Gli ofiti, noti anche come il popolo dei serpenti, una setta
gnostica attiva nell'Africa del Nord.
Gnostici... come i primi eretici che aspiravano a una conoscenza
spirituale superiore a quella che la Chiesa ufficiale
ritenesse opportuna per loro?
Si vede che sei figlia di un pastore anglicano. Be', a quell'epoca
fiorirono innumerevoli sette, accomunate dall'importanza che
attribuivano al serpente nella storia di Adamo ed va. Per loro
l'albero che sorgeva nell'Eden, di cui si legge nella Bibbia, era
il simbolo della gnosi, ovvero della conoscenza. Il serpente era
il guardiano dell'albero: guardiano della conoscenza, per cos
dire, cio simboleggiava l'intelligenza e l'illuminazione.
L'opposto della versione biblica che vede nel serpente il
diavolo.
Esatto. Secondo gli ofiti, il serpente era una creatura positiva;
il male era la divinit, che cercava di negare ad Adamo ed va
l'accesso alla conoscenza. Appoggiato allo schienale, dondol
indietro la sedia sbilanciandola su due gambe. In termini
astratti continu non  difficile seguire il loro ragionamento.
Da una parte, l'uomo si vede offrire la saggezza e l'intelligenza,
la capacit di capire; dall'altra, si vede costretto all'ignoranza,
come un bambino. Dove sta il male, secondo te?
 un ragionamento da fare con mio padre.
Mi piacerebbe molto. In ogni modo, queste sette veneravano
il serpente, lo adoravano, perch aveva insegnato ad Adamo ed
va la verit nel paradiso terrestre. Stando a numerose testimonianze,
il rito dell'adorazione del serpente era una cerimonia
fondamentale... serpenti avvolti intorno al pane sacramentale...
cose del genere.
Aprii la bocca per interromperlo. Era molto interessante, ma
non capivo dove volesse arrivare.
Un altro aspetto che contrapponeva gli ofiti all'ortodossia
prosegu senza darmi il tempo di interloquire era la condotta
licenziosa. Non  difficile capire il significato simbolico del
serpente in quel contesto. Non vuoi entrare? Fa freddo.
Ancora una volta Sean fece il gesto di alzarsi, ma io sollevai
la mano per fermarlo.
In che modo tutto questo ha rilevanza oggi? Le sette moderne
non venerano il serpente. Per loro  un simbolo del diavolo che
 possibile sconfiggere con una fede profonda.
S, e questo  il punto su cui c' un fraintendimento fondamentale.
Ma anche se le loro motivazioni sono confuse, quando
usano i serpenti attingono a qualcosa di primordiale.
Ah?
Il rito del serpente in un contesto religioso ha una tradizione
millenaria. Molto prima che George Hensley assumesse un
serpente a sonagli a simbolo della sua setta, la trib degli Hopi
del Nordamerica se ne serviva nelle cerimonie propiziatorie
in vista del raccolto. Esistono documenti che attestano che riti
analoghi si officiavano in Asia e in Africa. Si riteneva che Olimpia,
la madre di Alessandro il Grande, maneggiasse serpenti.
Rimasi a riflettere per qualche secondo.
Va bene, ma la mia domanda : come? Come si avvicinano
ai serpenti senza esserne feriti?
Torniamo allo gnosticismo. Le Chiese gnostiche moderne
- i discendenti spirituali degli ofiti, se preferisci - non usano
i serpenti, ma credo che siano arrivati molto vicino a capire
come si fa.
Continua.
Le chiese gnostiche sottolineano l'importanza dell'esperienza
personale nel processo di apprendimento. Attribuiscono grande
rilevanza al contatto con il pleroma.
Sean, mi fai girare la testa.
Non gli vedevo quasi il viso, ma il luccichio dei suoi occhi mi
diceva che stava sorridendo. Resisti ancora un po' disse. Il
pleroma  l'essenza divina dell'universo, una sorta di nucleo
nel cuore di ogni cosa. Chi riesce a mettersi in contatto con il
pleroma, vede e sperimenta il divino. Secondo la mia teoria,
quanti maneggiano i serpenti - quelli che ci riescono - sperimentano
l'elemento divino presente in questi animali e diventano
tutt'uno con essi. Com' accaduto presso innumerevoli culture
a ogni latitudine. Per questo restano incolumi.
Santo cielo!
Riflettici sopra disse ridacchiando.
Sto iniziando a pensare che avrei fatto meglio a non chiederti
niente. Insomma, mi stai dicendo che quelli che maneggiano i
serpenti attingono, senza saperlo, a qualche forma di energia
cosmica, divina, che esiste dentro l'animale.
Sapevo che sarebbe stata questa la tua conclusione.
Oh, su...
Clara, soltanto le civilt occidentali, pervase dalla religione
giudaico-cristiana, scorgono il male nel serpente. In tutte le altre
culture - degli ind, dei greci, dei vichinghi, degli indigeni del
Nordamerica - il serpente compare nella mitologia pi spesso di
ogni altro animale e quasi sempre rappresenta una forza positiva.
Simbolo di saggezza, immortalit, vita, fertilit, conoscenza.
Le mie facolt mentali non erano in grado di recepire altro.
Sono soltanto serpenti, Sean. Rettili privi di arti.
Sean scosse la testa. Perch allora le culture di tutto il mondo
incorporano un serpente nei loro miti della creazione? Innumerevoli
divinit sono raffigurate sotto forma di serpente: Quetzalcoatl
nell'America centrale, Aidophedo nell'Africa occidentale;
in Cambogia ci sono sculture di serpenti poste a guardia dei
templi; un mito greco parla di Esculapio che di notte induceva
i suoi serpenti a strisciare sul corpo dei malati e leccarli per
guarirli.
Questa poi...
Lo stesso mito accenna a persone che, leccate da un serpente,
acquistano una seconda vista e un secondo udito. Perch il
serpente  un simbolo della moderna medicina?
Sospirai.  un discorso affascinante, ma non mi aiuta a scoprire
come sia stata distrutta la chiesa del nostro villaggio.
Sono contento che ne parli. Malgrado ci che si legge nel
libro della Genesi, il cristianesimo ha recepito il concetto che il
serpente sia un simbolo positivo.
Dove?
Nel Vangelo di Giovanni si dice: "E come Mos innalz il
serpente nel deserto, cos bisogna che sia innalzato il Figlio
dell'uomo".
Non  un po' nebuloso?
In Numeri: "Il Signore disse a Mos: "Fatti un serpente e
mettilo sopra un'asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo
guarder rester in vita"".
Ancora non...
Nel Vangelo di Matteo: "Siate dunque prudenti come i
serpenti e semplici come le colombe". Qui  Cristo in persona
che parla.
Va bene, va bene. Mi hai convinta.
Hai mai sentito parlare della gematria? La pratica di assegnare
un numero alle varie lettere dell'alfabeto e ricavare il valore
numerico delle parole?
Uhm borbottai. Non ne avevo mai sentito parlare, ma c'
un limite nell'ammettere la propria ignoranza.
Se usi la gematria ebraica, troverai che il valore numerico
della parola "serpente"  358. Indovina qual  il valore di
"messia"?
Inutile ritardare l'inevitabile. E 358, vero?
S.
Sei mai stata a Milano?
No.
Vieni dentro. Ho una cosa da farti vedere.
In stato di confusione mentale, aspettai che Sean raccogliesse
le bottiglie di birra e poi lo seguii in casa. Attraversata la cucina,
girammo sulla destra. In fondo al corridoio apr una porta e mi
fece segno di entrare. Era la sua camera.
Ferma sulla soglia, fissai la gigantesca immagine sopra il letto.
Entrai e mi ci avvicinai. Era la riproduzione di una finestra
istoriata che raffigurava il Calvario. Al centro si levava una
croce che riempiva quasi tutto lo spazio; ai suoi piedi c'erano
alcune figure prone, ma dalla croce non pendeva Cristo, bens,
avvoltolato intorno, un grande serpente.
L'originale  ora conservato in un museo, ma era un'opera
destinata al Duomo disse Sean con aria compiaciuta. Nota
bene... il serpente crocifisso.
...
.
...
Capitolo 39.
...
.
...
Non riuscivo a distogliere lo sguardo dall'immagine. Il serpente
era un simbolo di Cristo? Avevo studiato religione pi di tanti
altri, ma non avevo mai sentito una cosa simile.
Sorprendente dissi.
Ti  di aiuto?
Non ne sono sicura.
Mi avvicinai alla figura, percependo la presenza di Sean che
mi seguiva. Conoscevo l'importanza che il serpente aveva nelle
diverse mitologie, ma non avevo idea che fosse di tale portata. Il
serpente avvolto intorno alla croce di Cristo. Era quasi blasfemo.
Eppure quell'immagine era stata realizzata per una delle chiese
pi celebri d'Europa.
Nella Cappella Sistina  raffigurato un serpente avvoltolato
intorno a un albero disse Sean. La stessa immagine compare
in un dipinto di Rubens. A rigore, rappresentano il serpente di
bronzo, l'idolo che Mos costru nel deserto, ma sono molto
simili a questa. Il serpente sull'albero, il serpente sulla croce. 
facile cogliere la transizione dall'uno all'altro.
Ci sono persone in grado di fare quello che mi hai detto,
diventare tutt'uno con il serpente? chiesi.
S, l'ho visto molte volte.
Per un attimo distolsi lo sguardo dall'immagine. Tu ci
riesci?
No. Sono stato morso spesso, non ricordo neppure quante
volte, ma in Papuasia ho visto il capo di una trib legare tre
serpenti neri intorno al corpo di una giovane, la vigilia delle
nozze. Lei era in una specie di trance indotta dalle droghe, ma
lui no. Rimasero incolumi entrambi, i serpenti non li toccarono.
Ho visto dei ragazzini indiani portare in giro per ore di seguito
dei velenosissimi cobra e gli sciamani fare lo stesso. I membri di
intere congregazioni si passano i serpenti di mano in mano. Ci
sono di quelli che vengono morsi, soprattutto quando sono distratti
o si lasciano prendere dalla paura, ma non con la frequenza
che ci si aspetterebbe. Non credo di saperlo spiegare bene, ma
in alcune circostanze - soprattutto in un contesto religioso - 
possibile cogliere un legame tra l'uomo e il serpente.
Riconobbi che assistere a scene del genere sarebbe stato di
grande impatto, e ancora di pi parteciparvi. Se il reverendo
Fain era riuscito a entrare in rapporto con i serpenti, se aveva
trasmesso tale capacit ai membri della sua congregazione,
certamente era stato in grado di esercitare una grande influenza
su di loro. Ora mi ponevo la domanda successiva: che altro
avrebbe potuto spingerli a fare?
Dietro di me, Sean si mosse e io mi allontanai dall'immagine.
Soltanto allora mi girai per guardarmi intorno. La camera, non
ampia, aveva il pavimento di quercia lucidato e, come unico
mobile, il letto. Una vetrata, che occupava tutta la parete, si
apriva su una splendida veduta del mare. Non male, al risveglio,
aprire gli occhi su quel paesaggio.
Mi girai bruscamente e per poco non andai a sbattere contro
Sean, ancora intento ad ammirare il crocifisso con il serpente. Si
gir anche lui e, tornando sui suoi passi, raggiunse il soggiorno.
Lo seguii, avvertendo che il battito del mio cuore rallentava un
po' mentre uscivamo dalla camera da letto.
Percorremmo il corridoio e superammo la cucina. Sean apr
la porta, si fece da parte e mi lasci entrare in soggiorno. Si
sforzava di non apparire compiaciuto, ma non ci riusciva del
tutto. Tese la mano per premere l'interruttore sulla parete. Di
colpo la luce cambi, e da bianca e soffusa si trasform nella
penombra purpurea degli infrarossi. Raggiunsi il centro della
stanza e l mi fermai per guardarmi intorno.
Favoloso dissi girandomi lentamente.
Il soggiorno, che si sviluppava per tutta la larghezza e gran
parte della lunghezza dell'edificio, era ampio. Notai che gli altri
locali - la cucina, la camera da letto, il bagno - tutti di modeste
dimensioni, avevano un ruolo puramente utilitaristico. Era il
soggiorno il cuore della casa.
Come nella camera da letto, cos qui una parete consisteva
in una grande vetrata che si affacciava sul mare; lungo le altre
tre, dal pavimento al soffitto, erano installati dei vivai chiusi da
vetri. Al loro interno il pavimento era coperto di sabbia rossa,
sassi di colori vivaci, relitti di legno sbiaditi dal sole. Dappertutto
si stendevano le fronde e le larghe foglie vellutate delle
piante tropicali. Alcune luci nascoste aggiungevano ombre
gialle, smeraldo, oro alle tante sfumature verdi del fogliame;
sullo sfondo erano applicate le riproduzioni degli antichi dipinti
scoperti nelle grotte.
Con la vegetazione tropicale, le formazioni rocciose e le forme
scultoree dei relitti, le gabbie sarebbero state affascinanti anche
senza le creature lunghe e affusolate che ci osservavano, dondolando
dai rami, strisciando sul fondo, avvolgendosi in spire.
Mi avvicinai alla gabbia pi spaziosa e mi fermai a un metro
di distanza. Il serpente racchiuso dentro, di almeno tre metri, si
lev fino a trovarsi con la sua testa quasi all'altezza della mia.
Ci fissammo a lungo. Le sue squame dorate, molto larghe sulla
testa e lungo il dorso, componevano una V capovolta. Senza
distogliere lo sguardo da me, oscill di qualche centimetro
sulla destra e poi sulla sinistra. Dovevo controllarmi per non
mettermi a oscillare con lui. Mi accorsi che gli occhi mi pizzicavano
per essere rimasta a fissarlo senza battere le palpebre
per parecchi secondi.
 un cobra? chiesi a bassa voce.
 Taka, un cobra reale di quattro anni conferm Sean. Lo
sequestrarono i funzionari della dogana quand'era piccolo. Era
stato ferito in modo grave durante il viaggio e gli esperti degli
zoo interpellati non pensavano di poterlo allevare. Credo che
tu gli sia simpatica.
Come lo sai?
Non allarga le espansioni cutanee ai lati del capo.
Mi allontanai e feci il giro della stanza. Superai un esemplare
snello color verde chiaro, un crotalo del bamb, che vive nelle
foreste tropicali e nei boschi dell'Asia. In una gabbia che conteneva
molta acqua riconobbi una vipera rinoceronte africana,
lunga un metro e mezzo, con squame azzurre, gialle e rosse e
sulla punta del muso due protuberanze simili a corna. Sotto la
luce a infrarossi gli animali erano pi attivi di come li avessi
visti di solito nei rettilari: mentre camminavo, percepivo intorno
a me movimenti lenti e sinuosi.
Dopo aver ammirato i sette serpenti che condividevano il
soggiorno con Sean, mi girai verso di lui. Per la prima volta da
quand'ero arrivata, non guardava me ma i serpenti, affascinato
come lo ero io sebbene li vedesse ogni giorno.
Come mai ti piacciono tanto? chiesi. A quella domanda si
volt verso di me.
Sono le creature pi irresistibilmente belle che esistano al
mondo disse, come se enunciasse un'ovvia verit.
S, sono graziosi, ma...
Graziosi? mi prese un braccio e mi condusse con delicatezza
davanti alla vipera rinoceronte. Sono gioielli. Pi si guardano da
vicino, pi sono sorprendenti. Rimanemmo a fissare il serpente
che con un movimento lento scivolava intorno a un ceppo. La
mano di Sean era ancora stretta intorno al mio braccio.
Bello ma freddo dissi avvicinandomi alla gabbia successiva
e sottraendomi al suo contatto. Sono privi di espressione, sono
solitari, non reagiscono al padrone, si innervosiscono quando
vengono toccati. Giocavo a fare l'avvocato del diavolo. Intimamente
concordavo che i serpenti fossero favolosi, ma mi
piaceva sentire Sean che ne parlava. Non sono fatti per me
conclusi.
 una questione di sesso: soltanto un uomo riesce ad apprezzare
davvero un serpente
Gli lanciai un'occhiata di sbieco. Che in quelle parole ci fosse
un accenno lascivo o freudiano? Aveva un'espressione grave
e teneva gli occhi fissi su un piccolo arlecchino seminascosto
nella sabbia.
Sono sempre uomini quelli che si tengono in casa un serpente.
Probabilmente siamo affascinati dal loro potere.
Sean pareva ipnotizzato dalle spire flessuose del rettile. Se
non avesse continuato a parlare, avrei creduto che si fosse dimenticato
della mia presenza.
Sono cacciatori formidabili prosegu. Velocit e forza. Un
miracolo della natura. La preda scompare... carne, pelliccia,
ossa, tutto. Sembrano la personificazione della morte. Poi
cambiano pelle ed emergono dalla muta lucenti e nuovi. Come la
reincarnazione. La vita e la morte. Fondamentale.
A questo punto si volt di nuovo verso di me. Tu preferisci
le lucertole. Mi stuzzicava, ma con garbo: non dava a vedere
di prendersela perch preferivo rettili meno strani.
Nel loro ambiente naturale  difficilissimo individuarli
prosegu lanciando un'occhiata alle strisce sulla punta della
coda che sbucava dalla sabbia. Sono cos rapidi, cos schivi.
Possiamo ammirarne la bellezza solo quando sono in stato di
cattivit. Ma non sono mai veramente nostri.
Siamo attratti dal mistero dissi.
Pos lo sguardo su di me.
Sempre.
Mi sentii arrossire. Dov' il taipan? chiesi, guardandomi
intorno come se nel mio giro mi fosse sfuggito pur essendoci
passata davanti.
Hissy Clara  in una costruzione sul retro. Strano... qualcuno
ha tentato di entrarci la notte scorsa.
Cosa?
Non preoccuparti prosegu leggendo lo sgomento sul mio
viso. Ho un efficiente sistema d'allarme. L'intruso se l' squagliata
prima che io scendessi dal letto.
Grazie per avermi mostrato tutto questo dissi.
 stato un piacere. Siediti.
Nel mezzo della stanza c'erano due comode poltrone girevoli,
rivestite di cuoio. Fra l'una e l'altra, un tavolino. Mi immaginai
Sean seduto l al calare della notte, intento a guardare il mare e
poi a volgere lo sguardo sullo spettacolo ancora pi straordinario
all'interno della casa. Chi si sedeva di solito di fronte a lui? Mi
abbandonai al morbido abbraccio della poltrona. S, mi dissi,
 possibile sentirsi nervose in compagnia di un uomo, eppure
non avere voglia di andarsene. Un documento appoggiato sul
tavolino attir la mia attenzione.
Che cos'?
Sean si gir sulla poltrona per fissarmi. Dovrebbe essere il
tuo curriculum rispose.
Lo so che cos' sbottai in maniera illogica. Che ci fa qui?
Roger me l'ha spedito via e-mail, ma non  questa la risposta
che vuoi, vero?
Rimasi in attesa, consapevole di fissarlo intensamente.
Prima che tutti e due noi fossimo trascinati davanti alla
polizia a rendere conto di noi stessi, ti ho lasciato un messaggio
chiedendoti di contattarmi. Non so se...
L'ho ascoltato interruppi. Stasera. Come mai hai il mio
curriculum?
Non chiedo a nessuno di collaborare al mio lavoro se prima
non controllo i suoi titoli accademici e professionali. Mi sembra
che sia la prassi normale.
Mi ci vollero alcuni istanti per accettare quella spiegazione.
Che tipo di lavoro? chiesi credendo di avere frainteso. Ti
serve un ricercatore?
Di sicuro si tratta anche di fare ricerca, ma soprattutto mi
serve qualcuno che collabori con me alla presentazione del programma.
Il regista vuole una donna giovane e qualificata. Nel
loro ambiente naturale i taipan attaccano il bestiame, le mandrie,
le pecore, le capre. Se potremo curare il morso velenoso, sar
una manna per la gente del posto. Naturalmente dovrai fare
un provino...
Abbassai lo sguardo sul documento che tenevo in mano. Non
ascoltavo pi. Sentivo gravarmi un macigno sullo stomaco.
Vuoi che io appaia in televisione? domandai.
Sar franco: il conduttore sar io, ma ci sar molto lavoro
da svolgere in diretta davanti alle telecamere.
I tuoi indici di ascolto stanno scendendo? chiesi sottovoce
senza levare lo sguardo.
Che vuoi dire?
I serpenti velenosi non attraggono pi il pubblico, eh?
Clara...
Quando mi voltai per guardarlo in faccia, lo vidi sgranare gli
occhi allarmato e ne fui lieta.
Ho un'idea migliore ribattei con amaro sarcasmo. Perch
non impiegare qualcuno deturpato da un'ustione? Qualcuno
con qualche tremenda bruciatura? Uno spettacolo memorabile
da riprendere. Mi ritrovai in piedi. Non ricordavo il momento
in cui mi ero alzata, ma il tavolino era rovesciato. Anche Sean si
era alzato ed era indietreggiato di un passo, con l'espressione
di chi si vede aggredire dal cane fedele.
Oh... meglio ancora: qualcuno senza braccia e gambe
continuai alzando la voce. Potrebbe strisciare sul pavimento
come un serpente. Oppure... Intorno a me i serpenti si muovevano,
reagendo al trambusto, improvviso e insolito, e cercando
un nascondiglio. Senza che me ne fossi accorta Sean mi si era
avvicinato e mi tratteneva stringendomi le braccia. Smettila
disse piano.
Mi divincolai liberando prima un braccio, poi l'altro. Grazie
per le informazioni e per la birra. Non ti disturber pi. Mi
allontanai dirigendomi verso la porta. Feci due passi prima che
mi afferrasse di nuovo.
Maledizione! Calmati e ascoltami.
Voglio andarmene.
Non me ne frega un cazzo. Ti comporti in modo stupido
e offensivo. Mi ascolterai fino alla fine, a costo di restare qui
tutta la notte.
Respirai a fondo. Con quale sfacciataggine chiedi a una
persona con un viso come il mio di apparire in televisione?
urlai, perdendo il controllo. Passo la vita a sfuggire gli sguardi
che si fissano su di me e tu vuoi che compaia sugli schermi di
chiss quante persone, gente sconosciuta che rischia di sentirsi
male nel vedermi... Cosa diavolo ti passa per la testa? Come
puoi...
Mi interruppi: mi sembrava di essere svuotata. Fino a quel
momento non sapevo cosa volesse dire sentirsi esausta.
Hai finito? chiese Sean.
Non risposi. Non avevo l'energia. Ero a terra.
I miei indici di ascolto vanno benissimo chiar. Durante il
mio sfogo, Sean aveva conservato una calma irritante e umiliante.
Siamo convinti che con due presentatori il programma riscuoter
ancora maggior consenso da parte del pubblico. Se quella cicatrice
- perch questo , lo sai bene, solo una cicatrice - risveglia
la sua suscettibilit, ti prometto che faremo in modo che non si
veda. Possiamo riprenderti al di sopra della spalla, inquadrarti
dal lato destro, di profilo. Visionerai il montaggio e solo se avremo
la tua approvazione trasmetteremo la puntata.
Non mi dibattevo pi, ma lui non voleva rischiare di mollare
la presa e mi teneva stretta.
Penso che dopo qualche tempo ti sentirai a tuo agio, ma
dipender da te. Ti faccio questa offerta perch sei una veterinaria
qualificata e hai lavorato con i rettili tropicali. E, s, in parte
anche per il tuo aspetto. Non credo di essere l'unico uomo al
mondo a ritenerti stupenda.
Silenzio assoluto nella stanza. Forse anche i serpenti ascoltavano.
"... perch questo , lo sai bene, solo una cicatrice... Non
credo di essere l'unico uomo al mondo..."
Ridicolo. Per qualche suo motivo imperscrutabile e crudele
si stava facendo beffe di me. Non aveva senso continuare la
discussione. Bastava che mi voltassi e me ne andassi. La sua
stretta sulla spalla allent: era il momento giusto. Con un ultimo
sguardo mi sarei girata sui tacchi e sarei uscita. Tese la mano
sinistra e con un dito segu il profilo della mia guancia lungo
il lato destro del viso.
Sei bellissima disse. La sua voce era un sussurro. Il dito
riprese a muoversi, lungo il mento e su per la pelle raggrinzita
e deturpata del lato sinistro. Hai un difetto, e questo ti rende
interessante.
La stanza era buia: percepivo soltanto il rumore delle onde, a
cinquanta metri da noi. Solo dopo, quando si ritrasse di qualche
centimetro, mi resi conto che mi aveva baciata.
Tremavo, non sapevo cosa dire o fare. Non sapevo neppure
cosa pensare. Le sue braccia si strinsero intorno a me: era vicinissimo,
le nostre guance si sfioravano. Mi ero dimenticata
che all'alba Sean emanava una fragranza da foresta tropicale.
Rimani qui? sussurr.
Perch? riuscii a dire, sebbene mi sembrasse di avere la gola
cucita. La mia stupida domanda rovin quell'istante come un
martello che si abbatte su un cristallo.
Rise e le braccia gli caddero lungo i fianchi. Arretr di un
passo, scuotendo la testa. Speravo che avremmo fatto l'amore,
ma se hai altro in mente...
Mi portai di scatto le mani al viso. Che razza di idiota apparivo
ai suoi occhi?
Forse un'altra volta? sugger.
Mi dispiace, devo andare. Non avrei dovuto... Mi voltai e
questa volta niente mi trattenne. Attraversai di corsa il soggiorno
e la cucina. La mia mano era sulla porta quando lui disse ad
alta voce: Fermati. Devo darti una cosa.
Ubbidii, ma non osavo quasi guardarlo. Poi mi giunse il
rumore del frigorifero che veniva aperto. Con la coda dell'occhio,
vidi che mi tendeva una specie di scatola. La presi senza
guardare. Era un piccolo contenitore con tante minuscole fiale.
Lessi l'etichetta e lo fissai per avere conferma.
L'antidoto per i morsi dei taipan disse. L'ho avuto in via
non ufficiale da un amico che lavora allo zoo di Londra. Se ti
capita di essere morsa, va' subito in ospedale. Se questo non
fosse possibile, immagino che saprai somministrartelo da sola...
Hai tutto il necessario?
Annuii.
Per il momento  l'unico che abbiamo continu Sean. Ho
preso contatto con i centri di Londra e Liverpool, ma ne sono
sprovvisti. Hanno chiesto di avere l'antidoto tra le scorte ora
che sanno che ci sono dei taipan importati clandestinamente.
Conservalo al freddo e tienilo a portata di mano. Se vieni morsa,
hai qualche ora di tempo per iniettartelo, lo sai, vero?
Sean, serve a te. Sei l'unico che ha a che fare con un taipan.
La nostra Clara  al sicuro. So maneggiare un serpente in
gabbia. Ho esaminato la pelle che mi hai dato.  di un taipan,
ma non di Clara. Si tratta di un animale pi grande, con scaglie
disposte in maniera diversa.  probabile che ci sia un altro
esemplare nel villaggio. Stai attenta, ti prego.
Uscii e raggiunsi lentamente l'auto. Sean mi accompagn,
camminandomi al fianco, in silenzio. Quando aprii la portiera
ed entrai in macchina, appoggi una mano sulla mia.
Nella Papua Nuova Guinea si cominciano a vedere dei taipan
nei pressi delle abitazioni disse. Hanno capito che dove c'
gente c' cibo. Sar oggetto di ricerca quando saremo laggi.
I serpenti evitano il contatto con l'uomo.
S, di solito. Ma in alcune parti dell'Asia si trovano molti
serpenti nelle vicinanze dei villaggi.  un grave problema oggi
nella Papua Nuova Guinea.
Se ce n' uno qui,  inutile sperare che stia alla larga dall'abitato.
S, inutile.
Mi ci volle un momento per comprendere appieno la gravit
del pericolo di avere serpenti velenosi in prossimit del
villaggio.
Stai attenta ripet. Annuii e, ritraendomi, chiusi la portiera
Il finestrino era aperto, sicch non mi fu possibile fraintendere
le sue parole.
A proposito, l'offerta  ancora valida.
Quale? risposi d'impulso, senza riflettere. Il lavoro o...
Sean aggrott le sopracciglia, ma le sue labbra sorridevano.
Stai civettando con me, signorina Benning.  un gran passo
avanti. Si gir e si incammin verso casa. Tutt'e due disse
ad alta voce. Entrambe le offerte rimangono valide a tempo
indeterminato.
Guidai per circa un'ora senza meta e alla fine mi fermai nel
solco lasciato da un carro di contadini, dove sapevo che non
sarei stata disturbata. Mi misi sul sedile posteriore e mi strinsi
nel cappotto. Rimasi l ad ascoltare i suoni della notte e a pensare
non ai serpenti o ai fantasmi, ma a qualcosa che avevo archiviato
nel fondo della mia memoria. Qualcosa che era accaduto quasi
diciassette anni prima.
Frequentavo la scuola secondaria. Un giorno, nel bagno delle
ragazze, trovai ad aspettarmi sei studenti pi grandi. Due di loro
tenevano un dodicenne che si dibatteva. Aveva il viso rigato di
lacrime. Mentre tre dei grandi si avvicinavano a me, notai che
una mia compagna di classe teneva d'occhio la porta. Un'altra
che conoscevo usc dal gabinetto e, vedendo quello che succedeva,
abbass lo sguardo e sgattaiol via. I ragazzi mi spinsero
contro una parete.
Su, baciala e ti lasceremo andare lo incit uno.
In quattro, grandi e robusti, trascinarono vicino a me il ragazzino,
che era minuto e fragile. Uno di loro dovette prendergli la
testa e premere il suo viso bagnato di lacrime e di moccio contro
il mio. Anche la mia testa era serrata in una morsa, e un paio
di mani forti mi tirava i capelli. Non avevo opposto resistenza:
sarebbe stato inutile. Avevo chiuso gli occhi e pensato ad altro.
Quando li avevo riaperti, il bagno era vuoto. Mi ero lavata il
viso ed ero tornata in classe.
Non una volta, negli anni passati in quella scuola, quel ragazzino
alz lo sguardo su di me. Non lo fecero neppure gli altri.
Paradossalmente, devo dire di non avere subito prepotenze in
prima persona: ero io la tortura che veniva inflitta alle vittime.
La cosa si ripet negli anni, ma io non fiatai mai con nessuno.
Ancora oggi, mi basta sentire la parola "bacio" perch il ricordo
di quella tremenda esperienza e delle successive riemerga
prepotentemente. Non sopporto la vista di due che si baciano
n nella vita reale n sullo schermo. Mi d persino fastidio leggere
la descrizione di un bacio in un libro, perch tutte le volte
che questi ricordi bussano alla porta della mia memoria sento
l'impulso di rannicchiarmi per la vergogna.
Mi si chiudevano gli occhi e le stelle mi apparivano confuse.
Mentre ero sul punto di addormentarmi, affior un ricordo
recentissimo: non ero pi nel bagno della scuola, ma nella
casa sulla scogliera. Nella testa risuonava il fragore delle onde
che si frangevano contro gli scogli e la pelle scabra di un viso
maschile mi sfiorava. L'amarezza degli ultimi diciassette anni
si era dileguata.
Mi svegliai con il sole alto in cielo. Era ora di andare a fare
visita all'uomo che tutti credevano morto.
...
.
...
Capitolo 40.
...
.
...
Preparandomi a entrare in un ospizio deprimente, dalla dubbia
igiene e dall'atmosfera cupa, rimasi piacevolmente sorpresa
vedendo Paddocks Hospice. Sorgeva su una collina erbosa e
dominava la vista di una valle fluviale.
Appena prima di imboccare il vialetto d'accesso, superai una
stazione di monta e, uscendo dalla macchina, notai che il terreno
intorno all'ospizio era stato cintato e destinato agli animali.
Quattro cavalli brucavano nel campo sottostante il giardino;
altri tre in quello sulla mia destra. Una snella puledra grigia
che, se avesse avuto un corno in mezzo alla fronte, sarebbe stata
l'immagine perfetta del mitologico unicorno, mi si avvicin al
piccolo galoppo. A lei si unirono gli altri e io percepii il terreno
tremare sotto il loro peso.
Raggiunsi l'ingresso principale. Un gruppo di pazienti se ne
stava seduto sulla terrazza, guardando i cavalli e assaporando
la prospettiva di una bella mattinata.
Aprii la grande porta a doppio battente ed entrai.
"... perch questo , lo sai bene, solo una cicatrice..."
La donna alla reception sorrise alzando lo sguardo.
"Non credo di essere l'unico uomo al mondo a ritenerti stupenda."
Concentrati, Clara!
Cinque minuti dopo, un'infermiera mi faceva strada in un
edificio moderno inondato dalla luce del giorno. Quasi tutte le
finestre erano aperte; sentivo la fragranza del caff appena fatto
e dell'erba da poco falciata.
 molto bello qui dissi girando un angolo e percorrendo
un breve corridoio.
Grazie rispose la donna che mi accompagnava. Siamo
aperti da meno di un anno. Walter  stato uno dei nostri primi
ospiti.
Dal suo messaggio ho capito che  grave.
Si ferm davanti a una porta verniciata di bianco e tocc
la maniglia. S, purtroppo.  arrivato da noi mentre si stava
riprendendo da una brutta polmonite. Non credevamo che
avrebbe vissuto ancora a lungo. Lei non  una parente, vero?
Non ci risulta che abbia una famiglia.
Scossi la testa. Un'amica. Abito nel suo villaggio.
Gli far piacere avere finalmente qualcuno che viene a trovarlo.
Lei  la prima in sei mesi.
Colsi una nota di rimprovero nella sua voce, ma giustificarmi
avrebbe richiesto troppo tempo. Arrivata a quel punto, mi
accorsi di essere nervosa all'idea dell'incontro.
I vostri pazienti non escono mai da qui, anche solo per una
breve visita? chiesi, incerta su come formulare la domanda che
pi mi stava a cuore. Qualcuno ha detto di aver visto Walter
nel villaggio.
Scosse la testa con decisione. Impossibile, temo. Walter non
ha mai camminato da quando  arrivato. Non si regge in piedi
senza aiuto. Per  lucido, e lei potr chiacchierare con lui. Entri
pure. Buongiorno, Walter. Una signorina  venuta a trovarti.
Ed eccolo, il mio vecchio amico, il mio spettro. L'uomo che
sospettavo degli orribili delitti commessi intorno a casa mia.
Oh, Walter... Che sciocca.
I suoi occhi azzurro chiaro mi fissarono mentre mi avvicinavo
al letto. Era come lo ricordavo. Un viso insignificante, benevolo,
con un naso e un mento importanti, ciocche di sottili capelli grigi
intorno alle orecchie e sulla testa. Era ancora lui, ma rimpicciolito,
forse dimagrito, indebolito, come se pian piano la vita gli
sfuggisse dal corpo.
Ciao riuscii a dire con un groppo in gola e la mascella che
cominciava a dolermi. Ti ricordi di me?
Mi giunse il rumore di una porta che si chiudeva, e capii che
Walter e io eravamo rimasti soli. Le sue labbra si muovevano.
Tentava di parlare, ma il suono faticava a uscire. Intuii che
ci era dovuto alla mancanza di esercizio. Mi avvicinai fino a
chinarmi sul letto.
Scommetto che quel coniglio che hai guarito si  fatto una
scorpacciata con la mia lattuga gracchi.
Mi sfugg un suono, che era per met una risata e per met
un singhiozzo. Mi sedetti sulla sedia vicino al capezzale e gli
presi una mano tra le mie. La ricordavo grande, una mano da
giardiniere. Lo era ancora, ma debole.
Sono stata nel tuo giardino l'altra notte dissi.  bellissimo.
Sono sbocciate le rose e il loro profumo ti viene incontro sul
vialetto. Soprattutto quelle gialle intorno al cancello.
Continuai per qualche minuto, sapendo che per Walter il
giardino era la cosa pi importante di tutte. Le sue labbra si
schiusero in un lieve sorriso e annu un paio di volte. Quando
finii di raccontargli delle piante e dei fiori, mi scusai per non
essere venuta prima.
Non avevo idea che tu fossi qui ripresi. Non potevo dirgli
che sua moglie aveva messo in giro la notizia che era morto.
Credo che non lo sappia nessuno. Sono sicura che molti sarebbero
venuti a trovarti.
Edeline  morta disse. Chiss se intuiva quello che lei aveva
fatto. Lo scorso novembre.
Lo so, mi dispiace. Cercai di accantonare la rabbia che
sentivo nei confronti di Edeline e di ricordare con precisione
quello che mi aveva raccontato. Aveva proprio detto "morto"?
Possibile che avessimo tutti frainteso?
Ho visto la sua tomba al cimitero qualche giorno fa dissi,
provando una fitta di contrizione al pensiero che forse avevo
giudicato male sua moglie. Vuoi che le porti qualche fiore?
Edeline mi ha detto che nel suo bouquet da sposa aveva alcune
rose del giardino. Le avrebbe fatto piacere, non credi? Oppure
potrei anche comprarle in un negozio...
Walter annu. Rosse. Raccogli quelle vicino agli alberi da
frutto. Il rosso le piaceva. Stava benissimo con i suoi capelli
scuri.
La Edeline che ricordavo aveva i capelli grigi, del colore
dell'acciaio, ma sorrisi e mi mostrai d'accordo che doveva essere
un contrasto magnifico.
Era molto bella quando la sposai disse Walter, dimostrando
ancora una volta di avere intuito i miei pensieri. La ragazza
pi bella dei dintorni. Somigliava ad Archie. Erano tutti e due
alti, e avevano folti capelli scuri e occhi scuri intensi. Hanno
ereditato i geni buoni della famiglia.
Ma Edeline e Archie erano parenti acquisiti, no? Come potevano
avere dei geni in comune? Walter colse la mia perplessit.
Edeline era nostra cugina. Non lo sapevi?
Scossi la testa: no, non lo sapevo.
S, cugini primi. Sua madre e nostro padre erano fratello e
sorella. Alcuni dicevano che non avremmo dovuto sposarci, ma
a quei tempi succedeva di frequente. Non era come oggi: non
era facile conoscere persone nuove.
Ci si sposa ancora tra cugini dissi.
Io sapevo solo che era bellissima e mi chiedevo come convincerla
a sposare me, non Archie o un altro suo corteggiatore.
Mentre parlava, si era incupito. Non guardava pi me, ma
la finestra aperta.
Forse, per, avevano ragione continu. Sembrava perso
nei suoi pensieri. Pensieri di antica data e sgradevoli. Poi torn
a posare gli occhi su di me. Non abbiamo avuto figli, perci
forse...
Lasci la frase in sospeso. Aspettai, nel caso avesse voluto
riprendere, ma sembrava appagato di tenere la mia mano e
guardare fuori dalla finestra. Dopo un po', mi parve il momento
di azzardare una domanda.
Walter, nessuno dei tuoi fratelli ha avuto figli? Hai nipoti?
Non sapevo dove mi avrebbe portata quella conversazione.
L'intruso che era entrato in casa mia era un vecchio, non un
uomo di mezza et, e somigliava a Walter. Volevo andare a
fondo di quella storia.
Saul e Alice hanno avuto un figlio rispose. Se ne sono
andati dopo... dopo tutto quello che  successo.
Che cosa  successo? mi avventurai a chiedere senza grandi
speranze. Walter scosse la testa.
Tanto tempo fa, mia cara. Harry, Saul e Archie... tutti andati.
Non  stato un bel periodo.
Torn a guardarmi e mi resi conto, con assoluta certezza, che
sapeva molte cose, ma non le avrebbe mai dette.
Che ne  stato del figlio di Saul? Matt mi aveva raccontato
che Saul, una decina d'anni dopo essere fuggito dal villaggio,
aveva ucciso Alice ed era stato condannato all'ergastolo. Il loro
bambino di nove anni era rimasto solo al mondo.
Gli assistenti sociali sono venuti da noi dopo la morte di
Alice. Volevano affidarci il ragazzino: dicevano che eravamo i
suoi unici parenti.
Ascoltavo continuando a stringergli la mano, sperando che
proseguisse.
Dovetti dire di no. Edeline nel frattempo... non era adatta.
Non avremmo potuto tirare su un bambino. Fin in un orfanotrofio...
no, in una "casa per bambini", cos la chiamavano,
ma credo che sia la stessa cosa. Non era giusto, ma che altro
potevo fare?
Lo sguardo di Walter era implorante, ma io ero lungi dal
capire. Walter non mi diceva molte cose. "Se ne sono andati
dopo... dopo tutto quello che  successo." Sapeva qualcosa
dei fatti del 1958. Era reticente anche riguardo a Edeline. Ma
era cos debole. Come potevo incalzarlo con le domande senza
angosciarlo?
Hai mai avuto notizie riguardo a quello che ne  stato di lui?
Un bambino nato intorno al 1960... Un uomo di cinquant'anni
oggi. Troppo giovane per essere l'intruso, ma...
Venne a trovarci qualche anno dopo. Avr avuto sedici o
diciassette anni. Aveva lasciato da poco l'orfanotrofio e chiedeva
dei soldi per andare all'estero. Gli diedi quel poco che avevo...
non molto. Non riuscii ad affezionarmi a lui... Era troppo simile
a Saul per i miei gusti. Ci raccont che era stato maltrattato
nell'istituto. Cercava di farci sentire in colpa.
Era vero?
Cos diceva, ma non riuscivo a credere ad alcune delle cose
che ci rifer. Secondo me, suo padre gli aveva messo in testa
strane idee.
Vedeva ancora suo padre?
Walter annu. Andava a trovarlo in prigione. Lo incoraggiava
a farlo il personale dell'orfanotrofio. Pensavano che gli avrebbe
giovato mantenere quel contatto. Ma Saul gli raccontava storie,
storie distorte, su come la gente del villaggio gli si era rivoltata
contro e li aveva costretti, lui e Alice, ad andarsene. Sosteneva
che per questa ragione Alice era morta. Stupidaggini, naturalmente.
Saul ha avuto quello che si meritava, ma il ragazzino gli
credeva ed era cresciuto odiando noi e il nostro villaggio per
quello che, a suo parere, era stato fatto ai suoi genitori.
Quanto tempo rimase con voi?
Non molto. Se ne and non appena cap che da noi non poteva
spremere di pi. Non abbiamo pi avuto sue notizie.
Ti ricordi come si chiamava?
Saul, come suo padre. Proprio come lui.
Non riuscii a reprimere un brivido. Un altro Saul Witcher,
con un profondo rancore verso la nostra comunit.
La luce che al mio arrivo si era accesa nello sguardo di Walter
si stava affievolendo. Si era stancato.
Walter, qualcuno nel villaggio mi ha parlato di Ulfred. Mi
chiedevo...
La mano che teneva la mia accentu la stretta. Mi ero sbagliata
credendo che fosse ormai privo di forze. Ne aveva ancora
molte.
Abbiamo fatto del nostro meglio per Ulfred. Nessuno avrebbe
potuto fare... Non era a posto, sai. Nato disgraziato e peggiorato
con gli anni. Cieco, sordo e muto. Ma robusto. Non ero in grado
di controllarlo. Lui e Edeline. Come avrei potuto fermarli? Non
ho saputo farlo.
Mi ero spinta troppo oltre. Walter era sconvolto. Dovetti
calmarlo. Gli presi una mano tra le mie. Va tutto bene, Walter.
Sono cose di tanto tempo fa. Non...
E dopo... dopo quello che gli avevano fatto...
Non c'era l'apparecchio del monitoraggio cardiaco nella
camera, ma ero sicura che il suo battito era accelerato pericolosamente
e lui faticava a respirare. Walter, sono convinta che
fu un incidente, ti prego...
Lo allontanai. Fui costretto a farlo. Ci aiutarono il dottor
Amblin e il curato. Gli trovarono una sistemazione. L stava
bene. Medici e infermieri lo accudivano.
Sono certa che stava bene. Fu la decisione giusta.
Il respiro di Walter rallent. Attesi, dandogli qualche attimo
di tregua finch i muscoli contratti del viso non si rilassarono.
Immagino che tu sia andato a trovarlo? chiesi poi.
Walter fece il nome di un'istituzione in una cittadina a meno
di cento chilometri ma in un'altra contea, nel Devon. Lo ripetei
pi volte tra me e me per essere sicura di non dimenticarmelo.
Ci siamo andati una o due volte. Stava bene, era accudito. Gli
permettevano persino di tenere un animale, un serpente. Ma
lui non aveva l'aria di stare volentieri con noi. Non aveva senso
andarlo a trovare e abbiamo smesso.
 ancora ricoverato l?  ancora vivo?
Credo che sia morto, anche se non me l'hanno mai comunicato.
...
.
...
Capitolo 41.
...
.
...
Erano quasi le undici del mattino quando imboccai il viottolo che
porta all'ingresso posteriore del Piccolo Ordine di San Francesco.
Dopo mezzo chilometro superai un cancello aperto e infilai la
macchina della mamma in un pertugio vicino alla siepe. Scesi,
chiusi il cancello e ripercorsi a passo svelto il viottolo. Avevo
ottocento metri davanti a me.
Tutt'intorno, il silenzio e l'immobilit erano assoluti. La pressione
atmosferica era precipitata, il canto degli uccelli si era
spento, perfino i gabbiani si erano trovati un riparo. All'orizzonte
si raccoglievano nubi pesanti e la natura si preparava a
esplodere in un temporale.
Mi arrampicai oltre la staccionata e attraversai il campo dove
teniamo i daini convalescenti. Chiss come se la stava cavando
la mia piccola squadra? Non mi assentavo quasi mai, e anche
quando prendevo un breve congedo, telefonavo almeno due volte
al giorno. Non ero mai stata lontana cos a lungo. A quest'ora
i miei collaboratori erano di sicuro occupati a visitare gli animali
ricoverati e a rispettare gli orari dei pasti. Forse, con la fortuna
dalla mia parte, non mi avrebbero vista. Camminando rasente
alla siepe, mi avviai verso il garage sul retro della clinica veterinaria,
dove parcheggiamo due Land Rover. Portavo sempre
con me le chiavi di riserva di entrambe le macchine.
Riuscii ad aprire il garage senza che nella clinica mi notassero
e salii sulla Land Rover che conoscevo meglio per averla guidata
altre volte. Accesi il motore e, dopo aver portato il veicolo
all'aperto, mi arrischiai a scendere e ad abbassare la saracinesca.
Fino a quando non ci fosse stata una chiamata urgente - e non
succedeva tutti i giorni - nessuno avrebbe notato la mancanza
di uno dei nostri veicoli.
Di sicuro la polizia si era accorta che mi ero allontanata. Se pap
aveva collaborato con gli agenti - su questo non dubitavo - ormai
sapevano che avevo preso l'auto della mamma, ma, avendo nel
frattempo cambiato macchina, avevo poche probabilit di essere
fermata da una pattuglia. Tuttavia era meglio muoversi sulle
strade laterali, anche a costo di impiegare pi tempo.
Il vecchio manicomio era un edificio massiccio: una facciata
di mattoni rossi che si estendeva davanti a me per quasi cento
metri, tetti di ardesia, sbarre alle finestre. Sorgeva in una lieve
conca ed era circondato da piccole alture e boschi di betulle.
Neppure nei giorni pi assolati c'era molta luce.
Durante il tragitto, i miei pensieri avevano girato vorticosamente
nel tentativo di comporre un quadro preciso di quanto
era accaduto. Walter sapeva qualcosa sull'incendio della chiesa.
Probabilmente non me l'avrebbe mai raccontato di sua iniziativa,
e io non avevo avuto il coraggio di insistere per avere maggiori
dettagli. Se avessi trovato la fonte giusta, sarei venuta a sapere
di pi.
Edeline era una squilibrata, e non soltanto per la promiscuit
sessuale a cui aveva alluso Violet. Walter aveva velatamente
accennato a una relazione tra Edeline e Archie, ma, stando a
Violet, lei si era passata uno dopo l'altro tutti i fratelli Witcher.
Che cosa aveva detto? "... non si sapeva mai da quale dei villini
sarebbe sbucata la mattina..."?
Che situazione bizzarra! Quattro fratelli - Walter, Archie,
Harry, Saul -, ciascuno alloggiato in uno dei quattro villini
che avevano costituito la propriet Witcher prima che i muri
fossero abbattuti e le abitazioni unite. Edeline, moglie di uno di
loro, aveva badato alle case di tutti, fornendo anche servizi pi
intimi. A prescindere dall'appetito sessuale, che tipo di donna
pu comportarsi cos? Non era il sintomo di uno squilibrio
mentale? Anzi, la prova che in quella famiglia gli squilibrati
erano pi di uno?
Ma, cosa importante, avevo appreso che Ulfred esisteva
davvero. Le indagini non erano andate abbastanza a fondo.
Ulfred, sfuggito alla rete investigativa intessuta da Matt, era
vivo e vegeto.
Ricordavo l'espressione sul viso di Walter quando aveva detto:
E dopo... dopo quello che gli avevano fatto...". Rabbrividii.
Ulfred non era morto, anche se forse aveva sofferto terribilmente.
Walter, Ernest Amblin e il curato lo avevano affidato all'istituto
che sorgeva davanti a me. Walter era andato a trovarlo, e
nessuno gli aveva mai comunicato che era morto. Forse Ulfred
era ancora l. O forse no. Forse era tornato nel suo villaggio e si
aggirava nella casa della sua famiglia.
Parcheggiando, fui pervasa da una crescente agitazione.
Avrei trovato l la risposta, indubbiamente. Ulfred, un uomo
pericoloso, squilibrato, che tanto tempo prima aveva vissuto
un'esperienza terribile. Mi avvicinai al portone principale, di
legno vecchio e pesante, con borchie di ferro. Un cartellino
sbiadito mi informava che ero all'ospedale psichiatrico delle
Due Contee, fondato nel 1857. Attraversai la soglia, spinsi la
porta a vetri interna ed entrai.
Un uomo in tuta da lavoro stava pulendo il pavimento con
straccio e spazzolone e intanto canticchiava. Oltrepassandolo
per raggiungere la reception, mi resi conto che portava delle
ciabatte, e che il secchio che stava usando era senz'acqua.
Al banco della reception non c'era nessuno. Mi guardai intorno,
vidi un campanello e lo premetti, ma non successe nulla.
Per tre o quattro minuti potei solo restare a guardare l'uomo
in ciabatte che puliva il pavimento, poi riprovai a suonare il
campanello. Finalmente una porta dietro al banco si apr e una
donna sui quarantacinque anni, con i capelli sorprendentemente
corvini, si fece avanti con una tazza fumante in mano.
Mi scusi tanto disse. Ho appena fatto il t, mi piace bollente.
In cosa posso essere utile?
Sto facendo delle ricerche su un vostro paziente.
 una parente? chiese appoggiando la tazza al banco.
Questo era un problema imprevisto. No, non sono una
parente improvvisai ma ho appena fatto visita al fratello
maggiore del paziente:  molto malato. Vorrei poter parlare con
il vostro direttore, o con qualcuno che abbia accesso all'archivio
dell'istituto.
Il vapore del t stava appannando gli occhiali della donna.
Be', in genere noi...
Posso aiutarla? chiese una voce dietro di me. Mi voltai e
vidi una seconda donna, magra e molto alta, che proveniva dal
corridoio. Nonostante il suo invito, non sembrava per nulla
disponibile nei miei confronti.
Mi si avvicin fino a sovrastarmi, facendomi sentire come
una bambina di fronte a un adulto arrabbiato. Dovetti resistere
all'impulso di voltarmi e andarmene.
Sto cercando un paziente dissi finalmente. Una persona
che  stata presso di voi per molto tempo. Poco fa ero con suo
fratello. Non ho bisogno di incontrarlo. Era vero: non avevo
nessuna intenzione di vedere Ulfred. Vorrei solo sapere se 
ancora vivo.
La donna si accigli. Quando i nostri pazienti muoiono,
avvisiamo sempre i famigliari.
Certo, lo immaginavo. Ma nessuno sa nulla di lui da molto
tempo. Ormai dovrebbe avere pi di settant'anni. Vorrei solo
che lei mi dicesse se si trova ancora qui.
Come si chiama?
Ulfred Witcher.
La donna alz un sopracciglio, poi scosse la testa. Non mi
dice nulla.
Provai ad aggiungere qualcosa, ma lei si volt immediatamente
facendomi cenno di seguirla. Apr una porta sul lato destro
del corridoio e mi fece passare. L'ingresso dell'ospedale era a
stucco e pitturato di un giallo caldo, ma il nuovo corridoio era
di semplici mattoni rossi, come l'esterno, e su entrambi i lati
presentava porte a intervalli regolari, nessuna aperta. Luci al
neon, alcune delle quali tremolarono al nostro passaggio, correvano
per tutto il soffitto. In lontananza mi parve di sentire
dei rumori, come delle grida, e colpi di oggetti molto pesanti
sbattuti tra loro.
Arrivammo in fondo al corridoio e ne seguimmo la svolta. Le
pareti vetrate sulla mia destra rivelarono un ufficio, la nostra
destinazione. La donna alta apr la porta ed entrammo. Un uomo
in giacca e pantaloni blu se ne stava seduto a una scrivania,
bevendo caff e leggendo il giornale. Appena fummo dentro,
alz lo sguardo e rimase a fissarci. Poco distante una donna pi
bassa e in carne della mia accompagnatrice stava lavorando al
computer. Anche lei alz lo sguardo.
Dobbiamo controllare la cartella di un paziente disse la
donna alta senza rivolgersi a nessuno in particolare. Qualcuno
di voi si ricorda di... Fece una pausa e mi guard.
Come si chiama?
Ulfred Witcher risposi.
La donna grassottella cominci a digitare. Come si scrive?
chiese dopo qualche secondo. Glielo dissi e lei riprese a battere
sui tasti. Da qualche parte all'interno dell'edificio giunse il grido
di una voce maschile.
Niente fece dopo un po'. La donna alta mi guard con
un'espressione soddisfatta sul viso.
Lo sapevo disse. Sono in questo istituto da dieci anni e
mi ricordo la maggior parte delle persone che sono passate di
qui.
Proviamo a scrivere il nome diversamente sugger la prima.
A volte succede che all'inizio i documenti vengano archiviati
in modo sbagliato, poi nessuno si prende la briga di correggerli.
Grazie dissi.
Non possiamo cercare usando il nome di battesimo, purtroppo,
perch non abbiamo il programma adatto.  davvero
un peccato, non credo che ci siano molti Ulfred.
 un nome insolito ammisi. Potrebbe essere arrivato qui
nel 1958, forse nel 1959. Pu essere di aiuto?
Tenteremo anche con questo dato: qui non si viene a capo
di niente.
Avevamo un Wishart qualche anno fa interloqu l'inserviente.
Dimesso e rientrato nella comunit. Si chiamava Reg.
Sui cinquant'anni.
Ulfred  pi anziano dissi, mentre a ogni battuta sulla tastiera
diminuiva la speranza di ottenere qualche informazione
utile. Un altro vicolo cieco?
Ho l'elenco dei ricoveri del 1958 disse la donna grassottella.
Fissava la colonna di nomi sullo schermo. L'ospedale era pieno
allora: quell'anno  andata e venuta molta gente. Ci raccogliemmo
intorno a lei. Si port in fondo all'elenco dove cominciavano
i nomi con l'iniziale W. Waters, Williams, Wottren. Nessun
Witcher, n niente di analogo che si sarebbe potuto imputare a
un errore di battitura.
Proviamo con il 1959 disse gentilmente. Alcuni minuti
dopo, non avevamo altra alternativa che rinunciare. Non c'era
traccia di un Ulfred Witcher.
Mi dispiace di avervi fatto perdere tempo dissi. Walter mi
aveva mentito. Che altra spiegazione poteva esserci?
 sicura che fosse questo l'ospedale? Mi girai e vidi che la
donna alta si rivolgeva a me. Annuii.  quello che mi ha indicato
suo fratello. Che lei sappia ce ne sono altri nella zona?
Il barlume di speranza si spense subito. Non qui rispose
scuotendo la testa. E certamente non in quegli anni. I manicomi
di stampo vittoriano erano edifici vasti, destinati al servizio di
un'intera contea, nel nostro caso addirittura di due. Nel 1958
dal Dorset i malati finivano qui.
Non vi ruber altro tempo. Grazie di avere controllato.
La donna alta, che si era un po' addolcita nei modi, mi scort
lungo il corridoio verso l'uscita. Da qualche parte sopra di noi
mi giunse una risata che, facendosi sempre pi forte, si tradusse
in un urlo. Non potei reprimere un brivido.
Si rimane turbati all'inizio, poi ci si abitua disse.
Quanti pazienti avete ora? chiesi mentre ci avvicinavamo
alla porta.
Meno di cento rispose tirando il chiavistello e sorridendo
all'uomo delle pulizie in pantofole. Che bel lavoro, Eric.
Bravo.
Avrebbero bisogno di strutture pi moderne continu
rivolgendosi di nuovo a me. Mi dispiace di non averla potuta
aiutare.
La ringrazio di avere fatto il possibile.
Mi chiamo Rose Scott disse porgendomi un biglietto. Mi
chiami se le viene in mente qualche altro particolare.
Di nuovo fuori, mi resi conto di non avere quasi la forza di
raggiungere la macchina. Perch Walter mi aveva mentito? Aveva
avuto a che fare con la morte di Ulfred? Era un brav'uomo, ma
anche i migliori di noi commettono errori. Forse c'era stato un
terribile incidente e, ancora adesso, Walter e gli altri cercavano
di insabbiare la faccenda. Senza molta speranza, composi il
numero di Paddocks Hospice.
Mi dispiace disse l'infermiera quando rispose alla telefonata.
Le avevo detto che Walter era molto debole.
 successo qualcosa?
 vivo, ma ha perso conoscenza poco dopo che lei se n'
andata.  difficile che si riprenda.
Non riuscii a proferire parola, ma l'infermiera intu che ero
ancora in linea.
Non si senta responsabile. Ce l'aspettavamo da un giorno
all'altro. Siamo contenti che abbia avuto una visita, un piccolo
regalo prima della fine.
La fine? Avevo raggiunto il capolinea? Era circa mezzogiorno e
mi restavano poche alternative. Mi avviai senza avere un'idea
chiara di dove fossi diretta e, pi per forza d'abitudine che per
altro, accesi la radio. Fu come sentire la martellata che conficcava
un chiodo nella mia bara.
"La polizia ha emanato un comunicato con la descrizione
della donna che intende interrogare in relazione alla morte,
avvenuta questa mattina, di un uomo del Dorset. Si tratta
di Clara Benning, altezza un metro e sessanta, corporatura
snella, capelli scuri lunghi e una cicatrice molto visibile sulla
guancia sinistra. Chi la notasse non l'avvicini, ma si metta
immediatamente in contatto con la polizia. Il cadavere di
Ernest Amblin, medico in pensione di quasi ottant'anni, 
stato rinvenuto questa mattina vicino alla sua abitazione. Si
ritiene che sia uscito per andare a pesca di notte; si tratta di
una morte sospetta. Il numero di telefono fornito dalla polizia
per eventuali segnalazioni..."
Non so come sia riuscita a guidare. Chiss quante persone di
mia conoscenza avevano sentito quel bollettino e ora sapevano
che ero ricercata in relazione a un decesso avvenuto in circostanze
sospette. Mio padre, mia sorella, i miei collaboratori, Sally, Matt...
Di sicuro era stato Matt ad autorizzare quella comunicazione e
a fare di me una criminale ricercata.
Ernest Amblin, un vecchio nervoso e scorbutico, era morto.
Era stato ucciso nelle prime ore di quella mattina, e io avevo
trasgredito l'ordine esplicito di Matt di restare con i miei famigliari.
Avevo trascorso la notte in macchina e mi ritrovavo
senza un alibi.
Che cosa stava succedendo, in nome del cielo? Tre persone
anziane erano morte. Qualcuno le ammazzava a una a una. Gli
inquirenti incaricati delle indagini probabilmente non seguivano
altre piste, convinti che la responsabile fossi io.
Ci misi poco pi di venti minuti per raggiungere la mia meta
successiva. Questa volta non mi presentai all'entrata principale
ad annunciare il mio arrivo. Avevo la sensazione che, se avessi
chiesto di entrare, non me l'avrebbero permesso. Girai intorno
all'edificio.
L'immobilit greve del mattino si era dileguata. Si stava levando
il vento e le nuvole temporalesche erano arrivate. Dense
a ovest, avanzavano nella nostra direzione. Guadagnai la parte
del giardino che ricordavo e scivolai all'interno attraverso una
portafinestra aperta.
Ciao, Ruby salutai. La donna, seduta su una sedia accanto
al letto, ebbe un sobbalzo e cominci a tirarsi su. Teneva gli occhi
fissi sul campanello, preparandosi a chiamare un'infermiera.
Allungai il braccio e posai la mano sopra il pulsante.
Mi dispiace dissi mentre lei si abbandonava sulla sedia.
Non  il momento. Ho qualche domanda da rivolgerti.
Non rispose, e io mi avvicinai fino a trovarmi davanti a lei.
Ruby, ci sono delle persone in pericolo. John Allington, Violet
Buckler, Ernest Amblin sono morti. Non intendo spaventarti,
ma qualcuno sta uccidendo i vecchi che veneravano san Birino.
Aiutami, nel tuo stesso interesse.
Come al solito, Ruby evitava di guardarmi. Tremava e mi
lanciava occhiate impaurite da sotto le ciglia abbassate. Mi
accucciai per intercettare il suo sguardo, impedendole di distoglierlo
dal mio.
Mi trovi repellente, vero? Be', non m'interessa. Abbiamo
cose pi importanti del mio aspetto di cui parlare.
Mi accorsi che sbirciava di sottecchi il campanello, ma non
tent di raggiungerlo.
Che ne dici di discutere dei morsi di serpente? Lo sai cosa
succede alla pelle quando viene iniettato il veleno? Lo sai che questa
mia cicatrice  al confronto poco pi che un graffietto?
Ruby si appiattiva contro lo schienale della sedia nel tentativo
di sottrarsi a me, ma non potevo permettermi di compatirla.
In primo luogo, la parte morsa si gonfia. Hai mai visto una
mano che sembra un pallone, gonfiandosi al punto che persino
la carne si spacca e si lacera? Cambia colore... rosso, viola, infine
nero. Molto spesso, anche quando l'antidoto viene somministrato
in tempo e il paziente sopravvive, l'arto va in necrosi e deve
essere amputato. Che cosa succede se la persona viene morsa
in viso? Riesci a immaginare cosa vuol dire avere la faccia nera
e gonfia come un pallone? Non  possibile amputare il viso,
Ruby, credimi.
Cercavo di parlare a bassa voce. Non volevo che qualche
infermiera, passando, mi sentisse e intervenisse. Non prima
che avessi finito.
Ora, succede che nel nostro villaggio qualcuno tenga dei
serpenti molto velenosi e li usi per fare del male. Il veleno iniettato
con un unico morso basta a uccidere cinquanta persone.
Cinquanta! Un bambino sarebbe spacciato. Io so che tu puoi
spiegare, almeno in parte, quello che sta succedendo. So che
sei a conoscenza di ci che accadde nel 1958. Non me ne andr
di qui finch non me lo racconti.
Ancora una volta, la vecchia lanci un'occhiata al campanello.
Ruby, ti prego aggiunsi dolcemente.
Mi guard. Era la prima volta che i nostri sguardi si incontravano.
Poi si chin in avanti. Sentii il lieve scricchiolio delle
sue giunture mentre si piegava, scorsi la pelle rosa e liscia della
nuca che luccicava tra le rade ciocche di capelli grigi. Vidi che
sollevava la camicia da notte. Le gambe erano sottili, la pelle
rugosa sembrava l l per squamarsi. Intorno alle caviglie, i
capillari rotti disegnavano una ragnatela; le ginocchia erano
coperte di lividi.
Presa dall'incertezza, indietreggiai ma la camicia continu a
sollevarsi lentamente e implacabilmente sugli arti avvizziti.
Ruby si ferm quando l'orlo arriv a met delle cosce. A quel
punto alz la testa, e mi parve di cogliere nei suoi occhi una
singolare espressione di trionfo. La coscia destra era normale
per una donna della sua et; la sinistra non aveva niente di
umano.
Il femore sporgeva sul fianco, come se qualcuno avesse strappato
da l un pezzo di carne. La restante pelle, tirata sopra la
ferita, era stata cucita alla meglio: sembrava un rappezzamento
fatto per gioco da una mano infantile. Si trattava di una vecchia
lesione, ma in certi punti c'erano chiazze rosse, persino viola.
Cento volte peggio della mia cicatrice. Fortunatamente per Ruby,
le era facile nasconderla.
Com' successo? chiesi in tono gentile. Non eravamo pi
nemiche. Forse non lo eravamo mai state: bastava intendersi,
ecco tutto.
Scosse la testa. Non l'ho mai saputo. Ce n'erano a dozzine,
scuri perlopi, alcuni grigi. Avevano dei segni sulla schiena e
facevano rumore con la coda. Una specie di...
Sonaglio? suggerii, pensando che non potesse essere altrimenti.
S, proprio cos annu lei. Un sonaglio. Scappammo tutti
quando quelle bestie furono lasciate libere, ma le spaventammo.
Erano dappertutto. Una mi raggiunse vicino alla porta. Non
credevo che si potesse provare tanto dolore.
Mi chinai verso di lei. Mi dispiace davvero. Ma capisci che
si tratta di una cosa molto importante. Raccontami quello che
accadde quella notte.
Mi fiss a lungo. Ero affamata disse alla fine. Anzi, peggio.
Non provavo pi i crampi del digiuno forzato, ma non avevo
forza. Non riuscivo a pensare con lucidit. Era come dormire
in piedi.
Un culto che affamava i seguaci. Ricordai quello che mi aveva
raccontato pap sulla Chiesa dell'ultima pioggia. I fedeli erano
incoraggiati a digiunare e pregare per settimane di fila. La giovane
morta in South Carolina era appartenuta alla congregazione
di Archie Witcher.
Avevo tanto sperato in quella notte continu Ruby. Ero
sicura che sarebbe finalmente successo. Che avrei parlato le
lingue degli uomini, che avrei preso in mano il serpente.
Si sollev, piegandosi in avanti sulla sedia, e disse ad alta
voce:
"E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che
credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue
nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno
qualche veleno, non recher loro danno, imporranno le mani
ai malati..."
Ruby!
Ritorn in s, ma per un attimo il suo sguardo mi mise paura.
Non ero sicura di trovarmi davanti a una persona sana di mente.
L'ascoltai immobile mentre mi raccontava ci che era accaduto
nella notte di quella domenica di cinquant'anni fa.
...
.
...
Capitolo 42.
...
.
...
Domenica, 15 giugno 1958.
...
Il viottolo  buio, ma non silenzioso. Nessuno parla, ma suoni attutiti
riverberano nell'aria: le siepi frusciano sfiorate dai fedeli che si accalcano,
la ghiaia scricchiola sotto i piedi, battiti d'ali provengono dagli
alberi. Da un ramo arriva il rimbrotto di un barbagianni. Molti portano
una lanterna, ma la luce  fioca. La processione, a mano a mano che
si avvicina alla chiesa, si ingrossa, percorre il vialetto fiancheggiato
da alberi di lime.
La pi giovane tra i seguaci, Ruby Mottram di vent'anni, prossima
a perdere i sensi dopo cinque giorni di digiuno volontario, inciampa
e quasi cade. Un paio di braccia robuste la sorregge, la sostiene e con
dolcezza la incita a proseguire.
La chiesa di pietra sembra enorme. Le vetrate istoriate, opache come
il luccichio di una pietra preziosa ancora grezza, lasciano filtrare un
baluginio di luci fioche. Il sentiero svolta, e svolta anche la processione.
Le porte nord della chiesa sono aperte.
A uno a uno i fedeli superano la soglia. I banchi sono presto pieni.
Chi non conoscesse la gente del villaggio potrebbe pensare che l'intera
comunit sia convenuta qui, ma Ruby sa che non  cos. Alcuni non
sono potuti venire: la sua amica Violet, per esempio,  rimasta a casa
per accudire i fratelli minori. E sa che altri non verranno. Non basta
tutto quello che hanno visto e sentito; si rifiutano ancora di ascoltare
la vera parola del Signore. Non vogliono avere niente a che fare con
il reverendo Fain.
Ruby sbatte le palpebre, il fumo le irrita gli occhi. Percepisce nell'aria
una fragranza che non  quella dei ceri accesi, ma un profumo pi
ricco e penetrante che la soffoca tanto  intenso. Una figura maestosa,
vestita di nero, si erge infondo alla chiesa. L'eccitazione attanaglia lo
stomaco vuoto di Ruby.  il reverendo Joel Morgan Fain.
Aveva modi tutti suoi, il reverendo disse Ruby. Ti dava
l'impressione... oh, come posso spiegare... s, di una scossa
elettrica che ti percorreva tutta. Non si riusciva pi a stare seduti
al proprio posto; si aveva voglia di alzarsi e urlare, di buttarsi
per terra e offrirsi al Signore.
Era un bell'uomo? chiesi. Ruby tese una mano per afferrare
la mia.
Il pi bello che abbia mai visto dichiar con occhi scintillanti.
Alto come una quercia prosegu, e con il pollice cominci
a tracciare dei cerchi sul palmo della mia mano. Folti capelli
neri, occhi come il cielo d'inverno.
Ritrassi la mano sottraendola alla sua stretta. Persino io ero
in grado di capire la differenza tra il fervore religioso e l'eccitazione
sessuale. Ruby era sopraffatta da un ricordo che risaliva
a cinquant'anni prima.
Quando arrivammo, lui ci aspettava in piedi davanti all'altare.
Sembrava uno spirito che aleggiasse su di noi in una nuvola.
Ruby divagava. Oppure...
Le luci erano accese nella chiesa? chiesi. Lei scosse la testa.
Candele disse con lo sguardo luminoso. Candele dappertutto.
Era difficile respirare tanto era denso il fumo. Sentivo il
profumo dell'incenso.
Non mi risultava che le chiese pentecostali usassero l'incenso.
Che quella notte in chiesa avessero bruciato qualche
allucinogeno?
Ruby, i Witcher erano presenti?
Edeline era l disse in tono brusco cambiando espressione.
In prima fila. Muoveva la testa e si scompigliava i capelli. Sono
sicura che non era una vera credente. Si sporse verso di me e
io dovetti reprimere la tentazione di ritrarmi.
Perch il Signore permette che le si aprano i bottoni della
camicetta? mi chiese. Era sempre la prima a cadere, sempre
vicino al reverendo.
Le persone anziane della nostra comunit la pensavano allo
stesso modo sulla moglie di Walter. Ma non era Edeline che mi
interessava in questo momento. E gli altri? chiesi. I Witcher?
Walter?
Walter non veniva mai disse scuotendo lievemente la testa.
Era un brav'uomo.
La fissai. E gli altri? insistetti prima che si rendesse conto
di quello che aveva detto. Saul, Archie, Harry, Ulfred?
Ruby cambi di nuovo espressione e intuii la sua riluttanza.
Guard la porta. Portano da mangiare a mezzogiorno. T e un
biscotto; due a chi si comporta bene.
Ruby, continua, ti prego.
All'inizio il servizio religioso segue il solito rituale. Il reverendo prega,
i fedeli pregano. Di tanto in tanto qualcuno, animato dallo Spirito
Santo, balza in piedi e urlando innalza lodi al Signore. Dietro a Ruby,
Florence Allington  in trance. Ruby si chiede quando  il momento di
svenire. Si azzarda a guardare se ci sono le stuoie sulla pietra fredda
dove si lascer cadere.
Stavo per chiedere se Florence Allington era parente di John,
ma non volevo che Ruby perdesse il filo.
Svenisti? Entrasti in trance? le chiesi.
Annu. Non era difficile, specie per chi era a digiuno. Si
respirava a fondo, poi si tratteneva il respiro. Intorno tutto si
oscurava e cadevamo.
Sentivo qualcuno muoversi nel corridoio. Era a una certa distanza,
ma capivo che mi restava poco tempo. I serpenti, Ruby?
Succedeva che qualcuno venisse morso? A parte te. Qualcuno
mor quella notte?
I serpenti sono in una grande cassa di legno, intagliata con un motivo
di rose e foglie d'edera. Ruby, dal punto in cui si trova per terra, osserva
Harry Witcher che l'ha portata dalla sacrestia. Si rialza in ginocchio
e infine torna a sedersi, pregando di ricevere quella notte il dono dello
Spirito Santo e poter cos toccare il serpente. Il reverendo Fain ne tira
fuori uno dalla cassa, lungo un metro e mezzo, marrone con segni neri,
grosso al centro. Tenendolo tra le mani, si avvicina alla congregazione:
"Ecco, io vi ho dato il potere di camminare fra i serpenti egli scorpioni
e sopra ogni potenza del nemico; nulla potr farvi del male.
Ruby aveva alzato la voce fin quasi a strillare. Certamente
qualcuno l'avrebbe sentita e interrotto quelle sciocchezze con
un t e due biscotti. Luca, capitolo 10, versetto 19 disse con
orgoglio. Parlava cos mentre, portando in giro il serpente,
invitava i benedetti dallo Spirito a toccarlo.
Fino a che punto arrivava il delirio collettivo per indurre persone
normali e razionali ad avvicinarsi a un serpente a sonagli?
Lo toccavano? chiesi.
Ruby annu. Soltanto i fedeli benedetti. Gli altri chinavano
il capo e pregavano.
Ne sono sicura, pensai. Chi altri tocc il serpente?
A questo punto il reverendo Fain  da tre mesi fra loro, e molti nel
villaggio hanno ricevuto il dono di poter maneggiare i rettili. Ruby
osserva John Dodds che si avvicina alla cassa, si china e da dentro ne
tira fuori uno pi piccolo di quello del reverendo, color grigio pi scuro,
e se lo mette sulle spalle. Se ne rimane l, soddisfatto di avere attirato
su di s gli occhi della congregazione, mentre il serpente scivola lungo
il suo corpo e gli si attorciglia intorno al braccio destro. Si avvicina alla
cassa anche Peter Morfet, subito seguito da Raymond Gillard. Ruby
vuole guardare, ma il reverendo la raggiunge: ora o mai pi.
In piedi, fissando quegli occhi freddi, sente una scossa elettrica che
dal basso ventre si irradia in tutto il corpo.  il segno che aspettava.
Tende le braccia, il reverendo si piega in avanti ed ecco che lei si ritrova
il serpente fra le mani. Si aspettava di toccare una superficie umidiccia
e viscida, e si sorprende di percepire un corpo muscoloso e tiepido che le
palpita tra le dita. Senza pensare, posa lo sguardo sotto la cintura del
reverendo e sente fremere qualcosa dentro di s. Avvampando in viso,
restituisce il serpente a Fain che le sorride, mormora una benedizione
e si allontana. Ruby cade in ginocchio.
Non credo di essere mai stata cos felice racconta Ruby. Ho
ricevuto lo Spirito Santo, ho avuto la grazia di ricevere uno dei suoi
doni. Desideravo con tutte le mie forze pregare, pregare e...
Quando scapparono i serpenti? Quando avvenne che alcuni
fedeli fossero morsi? Nel frattempo il servizio religioso era
finito?
Mi guard come se fossi una stupida. Non hai capito una
sola parola di quello che ho detto, vero? Quella non era ancora
la funzione religiosa, ma i preliminari. Stavamo per resuscitare
Ulfred.
Resuscitarlo? dissi sperando di avere capito male, ma nello
stesso tempo timorosa di avere inteso benissimo. Ricordai lo
studio di pap. Il libretto nero e arancione scritto dal reverendo
Franklin Hall. La formula per...
S, resuscitarlo dalla morte disse Ruby.
I serpenti sono stati riposti nella cassa che alcuni fedeli hanno collocato
vicino all'altare. Nessuno presta pi attenzione agli animali. Peter
Morfet e Raymond Gillard si accingono ad aprire la grande botola di
legno in cima alla navata, subito sotto i gradini del presbiterio. La congregazione
tace: non risuonano pi n canti n preghiere. Tutti fissano
i lucchetti che si aprono con uno scatto, i chiavistelli che scivolano
negli anelli, le ante che si spalancano. Ruby si allunga per sbirciare
l'acqua nera e immobile che luccica al lume delle candele.
Uno dei tanti corsi d'acqua sotterranei alimenta il fonte battesimale
da poco costruito. Ruby ha assistito al battesimo di parecchie persone
del villaggio negli ultimi mesi e aspetta di essere chiamata al sacramento.
Non riesce a non domandarsi, sebbene sappia che non  un
pensiero degno, se l'acqua sia molto fredda e se in quelle profondit
viva qualche strano essere.
La porta della sacrestia si apre e una strana processione entra nella
chiesa. In testa sfila Archie Witcher, alto e bello, somigliante un po' al
reverendo Fain, soprattutto quando indossa i paramenti sacri. Dietro
a lui, Saul Witcher regge le estremit di due pertiche di legno. Saul
avanza nel presbiterio e tutti, come una sola persona, si protendono
a guardare. Una vecchia sedia di legno, tozza e robusta,  assicurata
alle pertiche, sorrette all'altra estremit da Harry Witcher. Sopra vi
 seduto Ulfred, legato con corde robuste che dalle caviglie lo avvincono
fino al collo, simile a un antico re fatto prigioniero in battaglia.
Un bavaglio azzurro gli tappa la bocca e i suoi occhi, seppure aperti,
sembrano spenti e vacui.
Ruby stringe con forza le mani luna all'altra e si costringe a pregare;
nello stomaco sente agitarsi il panico. Ulfred comincia a divincolarsi,
a strattonare i lacci che lo tengono stretto e gli impediscono di muoversi.
Ruby vorrebbe fuggire, correre fuori dalla chiesa: non ha nessun
desiderio di vedere quello che sta per succedere. Cerca di concentrarsi
sulle preghiere, ma le  difficile ricordare anche la pi semplice.
Le viene spiegata ogni cosa. Ulfred  posseduto dal demonio. Per
questo non pu parlare e vede pochissimo, per questo emette quelle urla
spaventose. Per questo possiede uno strano potere sui serpenti. Non
 la potenza del Signore che d a Ulfred la capacit di maneggiarli,
chiarisce il reverendo Fain, bens il serpente originario del giardino
dell'Eden. Il diavolo stesso.
"Padre nostro" sussurra Ruby "padre nostro. " Se potesse ricordare
tutte le parole della preghiera, forse non avrebbe tanta paura, non
sentirebbe l'impulso di gridare a tutti di fermarsi.
Da quando  arrivato tra loro, il reverendo Fain ha provato pi
volte a esorcizzare Ulfred, ma il demonio che lo possiede  troppo
potente. Esiste soltanto un modo per liberarlo, aveva spiegato il reverendo
la domenica precedente, ed  sbarazzarsi del suo involucro
mortale. Privato di una dimora terrena, il demonio torner nell'inferno.
Poi, grazie alla potenza del Signore, Ulfred risorger, come
fece Cristo, e il suo spirito sar puro e libero. Allora potr parlare,
vedere, sentire. Come tutti i buoni cristiani, prover ribrezzo per i
serpenti. Stanno compiendo quel rito per il bene di Ulfred. Perch lo
amano. Nel sentire quella spiegazione, Ruby aveva provato orrore,
si era guardata intorno nella chiesa, aspettando che si levasse una
protesta. Ma...
Saul e Harry abbassano la sedia. Il diavolo che abita dentro Ulfred
e vede attraverso i suoi occhi semiciechi e vacui  ora in preda al terrore.
Il reverendo, la cui voce si alza per sopraffare le urla spaventose
dell'indemoniato, intona la preghiera. Ruby cerca di unirsi al coro, ma
non ci riesce. La voce non le esce dalla gola. Si guarda in giro e quello
che vede la spaventa ancora di pi: sembra che pochissimi condividano
la sua sensazione di orrore. Peter Morfet si tiene la testa tra le mani;
Florence Allington  in ginocchio e piange; suo marito John continua a
lanciare occhiate alla porta. Il curato Stancey si  alzato dal suo posto.
Quasi tutti gli altri, mormorando parole che Ruby non crede siano
preghiere, fissano con occhi vitrei i quattro uomini raccolti intorno al
prigioniero vicino al fonte battesimale.
A un cenno del reverendo, Harry e Saul si accovacciano. Harry
sembra inciampare ed essere l l per cadere. Riprendono le pertiche.
Ulfred si lamenta e Ruby vorrebbe battere le mani per allontanare quel
lugubre gemito. Ma non pu essere lui a urlare, perch il poveretto
non capisce ci che sta per accadere.  il diavolo. Sa che sar cacciato
dalla sua dimora.
Con un gesto deciso Harry e Saul sollevano una delle due pertiche,
quella dalla parte dei fedeli, e con orrore Ruby vede che la sedia si
ribalta e Ulfred finisce in acqua.
Non si sentono pi le sue grida, ma le bolle che risalgono alla superficie
testimoniano che sta ancora urlando. Ruby non riesce pi a
guardare. Si toglie le mani dalle orecchie e si copre la faccia; trova le
parole per riprendere a pregare, pregare che finisca, che intervenga
qualcuno a interrompere la cerimonia. Non  possibile che intendano
andare fino infondo. Non vogliono...
Sbircia attraverso le dita. Non ce la fa a guardare, non ce la fa a
non guardare. La sedia sussulta, le pertiche di legno picchiettano sulle
lastre di pietra del pavimento. Saul e Harry premono con forza: Ruby
vede le vene gonfiarsi sui loro avambracci. Le bolle che risalgono alla
superficie sono diminuite. Archie abbassa la Bibbia, avanza, scruta
nella pozza scura.
Ruby si alza di scatto in piedi e apre la bocca.
"Basta! Per amor del cielo, smettetela! Tiratelo fuori di l!"
Non  la voce di Ruby. A grandi passi Jim Buckler si avvicina
alla pozza, percorrendo la navata. Ruby si sente svenire dal sollievo.
Peter Morfet, rosso in viso, si alza e si accoda a Jim. Tutt'attorno a
lei, i fedeli sono sgomenti. Alcuni sono arrabbiati, altri delusi, altri
profondamente sollevati.
Ma il reverendo Fain blocca il passaggio: per soccorrere Ulfred, i
due uomini devono passargli accanto. Saul e Harry sono tra i pi forti
del villaggio. La sedia  immobile, ormai, e non salgono pi bolle alla
superficie dell'acqua.
"Per piet, qualcuno ci dia una mano" urla Peter, e Ruby ha l'impressione
che una terza persona si sia alzata. Harry lascia le pertiche.
Saul inveisce contro di lui, ma Harry scuote la testa e si tira indietro.
Edeline lo sostituisce e si mette a urlare mentre Peter Morfet l'afferra
e cerca di scostarla. Jim Buckler e il reverendo Fain sono avvinghiati,
si spingono e urtano, ma il reverendo  molto pi grosso e jim non
riesce a superarlo. La porta della chiesa si apre di schianto: Ruby si
gira sperando di vedere arrivare qualcuno in soccorso. Ma i fedeli se
ne stanno andando di corsa, disperdendosi nell'oscurit.
Altri uomini, anche alcune donne, avanzano. Scoppiano delle risse.
Ruby  sconvolta nel vedere che il reverendo colpisce con un pugno il
naso di Peter. Il sangue schizza in ogni direzione prima di finire sul
pavimento di pietra in piccole gocce simili a rubini.
I presenti strillano e urlano. Alcuni continuano a pregare. Ruby
lancia un'occhiata alla porta e raggiunge la navata. Una voce acuta si
leva sopra il fracasso: Ruby non pu non vedere. Due uomini hanno
afferrato Edeline per i capelli e la trascinano via dalla pozza, mentre
lei scalcia e si dimena, gridando ininterrottamente parole cos oscene
che Ruby  sicura che un fulmine la colpir, perch non  possibile
pronunciare cose tanto terribili in una chiesa senza essere puniti.
Edeline si libera. Gli uomini le bloccano il passo verso la pozza e
lei si guarda intorno con un'espressione folle. Poi sfreccia in avanti.
La inseguono, ma lei  arrivata alla cassa che contiene i serpenti: non
 chiusa con il lucchetto. Sposta il chiavistello, la tira all'indietro e
la cassa si rovescia. Il coperchio si spalanca e i serpenti finiscono sul
pavimento di pietra. Per un attimo sembrano intontiti, poi cominciano
a muoversi alla ricerca di un nascondiglio. Ci sono altre urla. Ruby si
avvia verso la porta, ma inciampa in una donna che sta fuggendo.
Il dolore la invade.  piombata sulla schiena e ora giace su qualcosa
di appuntito. Poi avverte un odore di bruciato. Sente caldo e si
accorge che i suoi capelli hanno preso fuoco. Salta in piedi, scuote la
testa, grida. Vede che una stuoia per la preghiera sta bruciando; altre
fiamme si levano dai banchi di legno. Si gira e si mette a correre verso
il fondo della navata, abbattendo un candeliere nella fuga. Il serpente
l'aggredisce nel portico. Si solleva fino a un'altezza di sessanta centimetri,
disegnando una S perfetta. Ruby ha il tempo di pensare che 
bellissimo prima di essere morsa.
...
.
...
Capitolo 43.
...
.
...
Grazie dissi. Grazie di avermi raccontato tutto.
Sedevo sul letto di Ruby, vicino alla sua sedia. Abbrancava
con la destra il bracciolo e teneva la sinistra fra le mie mani.
Gliela stringevo con forza, sperando che quel semplice contatto
umano potesse attenuare il tremito che la scuoteva.
Temevo di morire tra le fiamme continu. Il fuoco divampava,
tutti urlavano correndo da ogni parte. Nessuno si
fermava ad aiutarti. Soffrivo, ma dovetti trascinarmi fuori con le mie forze.
Dovevi essere terrorizzata. Parlavo automaticamente, presa
dai miei pensieri. Ulfred, dunque, era morto quella notte, assassinato,
e mezzo villaggio era stato complice. Era la conclusione di una tragica catena di eventi.
Nella nostra comunit era giunto un uomo carismatico ma
squilibrato, che evocando il terrore con la sua predicazione
infuocata aveva sconvolto la vita tranquilla e ordinata di un
angolo dell'Inghilterra rurale. La congregazione - persone
normali e perbene, perlopi - aveva scorto in lui un diversivo,
una via di fuga dalla monotonia della vita quotidiana, e l'aveva
imboccata avviandosi lungo un sentiero che all'inizio era parso
rassicurante: funzioni religiose meno ripetitive, pratiche che forse
erano poco convenzionali ma di certo innocue. A poco a poco,
la strada si era addentrata nelle tenebre, lungo una traiettoria dall'esito imprevedibile.
In quell'ultima notte, il digiuno coatto e le sostanze allucinogene,
ero sicura che ne avessero fatto uso, avevano tirato fuori i
lati repressi e nascosti della natura umana. Ciononostante - ero
grata di sentirmelo confermare -, in molti era prevalso il senso
di piet. Numerosi fedeli avevano tentato di salvare Ulfred;
altri, come Ruby, pur non osando intervenire, alla fine avevano
provato orrore.
Non mi sorprendeva che quanti ricordavano il 15 giugno 1958
non ne volessero parlare. Se fossi stata in quella chiesa, quella
notte, avrei voluto cancellarne il ricordo. Capivo perch Walter mi
aveva mentito. Sapendo quello che avevano fatto i suoi fratelli e
sua moglie al membro pi vulnerabile della famiglia, ingannava
se stesso fingendo di credere che Ulfred fosse stato ricoverato.
La mano di Ruby tremava ancora e l'aria del tardo pomeriggio
che entrava dalla finestra diventava via via pi fresca. Vuoi
metterti un maglione? le proposi. Ruby si volt verso di me,
ma distolse subito lo sguardo. Che cos'? chiese.  stato un
ser...? Si interruppe. Mi ci volle un attimo per capire quello
che intendeva.
No, non  stato un serpente.
Tese la mano e mi tocc la guancia sinistra. Non mi sottrassi.
Non mi sono mai sposata disse. Nel villaggio si diffuse la
voce che mi avevano marchiata... laggi. Nessuno ne voleva
sapere. Dopo la guerra c'erano pi ragazze che ragazzi. Le pi
graziose, come Violet e Edeline, si sono prese i pochi uomini
disponibili.
La mano di Ruby ricadde fino a toccare la mia.
Mia madre beveva raccontai. Era la moglie di un arcidiacono,
eppure, anzi forse proprio per questo, beveva. Smise
per un certo periodo, quando rimase incinta di me, ma poi non
sopport pi l'idea di essere costretta a starsene in casa a badare
alle due figlie. Un pomeriggio eravamo sedute nel salotto, lei,
mia sorella e io. Ero piccola, non avevo ancora un anno. Mi
mise sul tappeto davanti al caminetto. Aveva cominciato a bere
a met mattina e... si addorment.
Ruby mi fissava. Sembrava pi calma, ma il tremito delle
mani non era cessato.
Vanessa per un po' gioc con me, poi si stuf e and nella
stanza accanto.
Il cielo aveva assunto lo strano colore giallastro che precede
un temporale.
I due Jack Russell di mia madre uscirono dalla cucina...
Forse mia sorella aveva lasciato la porta aperta. Non lo so. Non
avevano mangiato in tutto il giorno e non erano neppure usciti
per la solita passeggiata. Avevano fame ed erano irrequieti.
Entrarono nel salotto e si avvicinarono sentendo i miei gridolini
di bambina piccola. Abituati ai giocattoli che squittivano,
mi presero per un pupazzo e cominciarono a tirarmi... pi io
strillavo, pi loro si eccitavano, credo.
Avrebbero potuto ucciderti sussurr Ruby.
Mia sorella, sentendo il rumore, arriv di corsa. Si mise a
urlare e mio padre la sent. Passarono soltanto pochi minuti, ma
quando lui mi sollev, i cani avevano dilaniato...
Mi fermai. Alla fin fine c'erano voluti meno di due minuti
per raccontare com'era cambiata la mia vita. Ventinove anni in
due minuti.
Il fatto  che me lo rammento. Di sicuro si tratta di un falso
ricordo. Avevo solo nove mesi, non  possibile che mi sia rimasto
impresso nella memoria. Ho avuto molti incubi da ragazza.
Forse  cominciato cos, ma sembra reale. Ricordo il fiato dei cani,
caldo sul mio viso; sento addirittura la loro saliva che mi scorre
sul mento. Il rumore che facevano, il loro guaito, l'uggiolio a
mano a mano che si eccitavano. Ricordo di avere sentito anche
mia madre. Questa  la cosa peggiore. La rivedo distesa sul sof,
semicosciente. Parlava con i cani convinta che giocassero con
qualcosa, incitandoli a continuare, inconsapevole che...
Erano le mie mani a tremare, non quelle di Ruby.
Anche mia sorella ebbe degli incubi. Per molto tempo dopo
l'accaduto, la sentii gridare di notte. Neppure ora sopporta la
vista del sangue. Eh, sangue ce n'era tanto, quel giorno, in salotto.
Mi resi conto che entrambe, Vanessa e io, portavamo le cicatrici
di quell'episodio. Ma l'attenzione di tutta la famiglia si era naturalmente
concentrata su di me, la bambina ferita. Da piccola
Vanessa se l'era dovuta vedere da sola con quella storia.
Ha il terrore dei cani continuai, capendo finalmente il senso
di una paura che mi era sembrata irrazionale, isterica. Io no. Non
ci bado, ma lei non pu avvicinarsi a un cane. Povera Vanessa!
Hai mai desiderato di essere morta quel giorno? chiese
Ruby. Guard di nuovo la cicatrice. Un danno simile rovina
la vita di una donna.
La fissai, chiedendomi ancora, come gi avevo fatto diverse
volte, se non mi fossi mai augurata di essere morta allora. Giuro
che in quel momento scorsi una porta che si apriva davanti a
me: era come se nella figura triste e minuta di Ruby vedessi il
mio futuro. Per un minuto, forse un po' pi a lungo, contemplai
il fantasma di me stessa di l a cinquant'anni: sola, inappagata,
divorata dall'amarezza. Allora decisi.
 solo una cicatrice. Non mi roviner la vita.
Uscii di l e, raggiunta la Land Rover, mi appoggiai alla macchina
e chiusi gli occhi. Alla fine avevo raccontato quello che
mi aveva segnato l'esistenza e sapevo che prima o poi ne sarei
stata contenta. A quel punto, per, ero spossata. Soprattutto
perch pareva che pi cose venivo a sapere, pi le mie idee
erano confuse. Finalmente avevo scoperto quello che era accaduto
la notte dell'incendio della chiesa. Ma era stato tanto
tempo fa. Anche se qualcuno voleva vendicare la terribile morte
di Ulfred, anche se c'era una buona ragione per farlo, perch
aspettare cinquant'anni? Chi era rimasto? Sua cognata e due
dei suoi quattro fratelli erano morti, di un terzo non si sapeva
niente da anni, il quarto era moribondo.
Niente da fare: non riuscivo a cogliere il legame tra passato
e presente: restavo la persona su cui si addensavano maggiormente
i sospetti.
Risalii in macchina e mi rimisi in marcia. Tenendomi su strade
secondarie e imboccando non appena possibile scorciatoie
attraverso i campi, guidai per un'ora cercando di capire come
muovermi, ma incapace di distogliere i miei pensieri dalla terribile
storia che mi aveva raccontato Ruby.
Forse non avremmo mai appurato perch il reverendo Joel
Fain se ne fosse andato dagli Stati Uniti, il paese in cui era nato:
era fuggito, oppure, spinto da zelo evangelico, aveva voluto
diffondere il suo messaggio in un'altra parte del mondo? Ma il
suo arrivo aveva avuto un effetto devastante sulle persone che
lo avevano accolto. Anche dopo cinquant'anni, quella vicenda
riusciva ancora a suscitarmi una grande rabbia. Avevo conosciuto
pastori di anime carismatici, lo era anche mio padre: per molti
versi, l'efficacia dell'azione parrocchiale di un ministro della
Chiesa dipendeva dalla sua personalit. Non avevo per mai
sentito che qualcuno avesse usato il proprio carisma in modo
tanto distruttivo e pericoloso.
Il resoconto particolareggiato di Ruby suscitava con chiarezza
nella mia mente l'immagine di Fain: un uomo bello e giovane,
alto, con occhi azzurri freddi e penetranti, solenne nell'abito
talare, una figura imponente, con l'accento forte e intenso
dell'Alabama che certamente era suonato esotico alla gente del
Dorset cinquantanni fa. A essere onesta, ammetto che la mia
rabbia aveva a che fare con il suo aspetto fisico. La bellezza di
Joel Fain non era stata inutile, ma anzi era servita a stregare le
anime semplici e credulone dei parrocchiani.
Ero convinta che i sospetti si fossero concentrati su di me anche
a causa della mia menomazione. Joel Fain, invece, era stato
venerato e rispettato. Perfino Ruby lo ricordava con trasporto,
eppure aveva subito un grave danno fisico per causa sua.
Edeline, misteriosa e affascinante, aveva usato la propria attrattiva
per soddisfare la lussuria; come lei, Archie aveva ereditato dalla
famiglia i geni della bellezza. Da sempre tentavo con tutte le
mie forze di non invidiare quelli che avevano la vita facilitata
dall'avvenenza, ma...
Un pensiero improvviso, scaturito dal nulla.
Avevo collegato l'intruso entrato nella mia casa con i Witcher
proprio per il suo aspetto: altezza e corporatura medie, tratti
massicci e insignificanti, mascella molle e cascante, occhi spenti,
misere ciocche di capelli intorno alla sommit della testa. Walter,
Harry e Saul si assomigliavano da giovani e probabilmente
sarebbero stati simili anche da vecchi. Ma la loro non era l'unica
tipologia fisica della famiglia Witcher. Archie e Edeline erano
diversi: alti, corporatura atletica, occhi scuri, belli, il naso leggermente
arcuato. Conoscevo qualcuno che aveva quelle stesse
caratteristiche, e anche la sua et combaciava con il resto.
Mi fermai sul lato della strada, consultai la mappa e ripresi
la guida.
E se Saul Witcher figlio, il ragazzino abbandonato all'et di
nove anni quando sua madre era stata assassinata e suo padre
mandato in prigione, fosse tornato? Se fosse venuto a vendicarsi
di quelle persone che avevano costretto i suoi genitori ad andarsene
e che, almeno dal suo punto di vista, avevano messo in
moto la catena di eventi che lo avevano reso orfano e costretto
a vivere in un istituto dov'era stato trattato brutalmente? Saul
Witcher Junior avrebbe potuto essere un uomo squilibrato e
pericoloso. Avevo la netta sensazione di sapere chi fosse.
Raggiunta la vicina cittadina, mi diressi alla biblioteca pubblica.
Pioveva quando uscii dalla macchina. Il bibliotecario,
occupato con un paio di persone, non mi not quando passai
accanto al suo banco. Utilizzando uno dei computer a disposizione
del pubblico, mi collegai a Internet e attraverso un motore
di ricerca cercai il nome a cui avevo pensato. Sullo schermo
comparvero molte voci, compresi alcuni riferimenti a societ
minerarie e petrolifere di propriet dell'uomo che mi interessava.
La compagnia principale, con sede in Sudafrica, non era prodiga
di informazioni, specie di carattere personale, sul proprio azionista
di maggioranza, ma sui giornali trovai parecchi servizi che
esprimevano preoccupazione per le numerose accuse mosse al
gruppo da parte degli ambientalisti e per come erano trattati i
lavoratori di numerose societ collegate.
Non scovai nessuna informazione sugli anni giovanili del
fondatore, soltanto un breve accenno al matrimonio con una
giovane del Sudafrica e al conseguimento della cittadinanza di
quel paese. Possedeva un patrimonio ingente: in Angola, Nigeria,
Libia e Sudafrica le sue compagnie conducevano esplorazioni
petrolifere e, basandosi sui rapporti negativi elaborati da altre
societ, li aggiornavano alla luce delle ultime tecnologie. Non
appena veniva confermata la presenza di un giacimento, lui
chiedeva l'autorizzazione a trivellare, scegliendo poi di sfruttare
le risorse direttamente oppure di vendere i diritti a gruppi pi
grandi. Era proprietario inoltre di numerose miniere in Australia,
Tasmania, Papua Nuova Guinea.
Papua Nuova Guinea.
Negli ultimi anni, dopo aver accumulato un patrimonio notevole,
era cresciuta in lui la passione per la navigazione a vela.
Aveva compiuto diverse circumnavigazioni in solitario ed era
diventato un personaggio di rilievo tra i velisti. Sean aveva la
certezza che sarebbe stato impossibile importare clandestinamente
le uova di taipan su un aereo. Meglio controllare le vie
di terra, aveva detto, le piccole compagnie di navigazione, gli
yacht club.
Stando a Walter, il figlio di Saul e Alice era emigrato. Se Saul
Witcher Junior era la stessa persona che avevo in mente io, era
tornato con denaro a sufficienza e con una reputazione che gli
avrebbero garantito l'ingresso nella cerchia sociale che aveva
buoni motivi di odiare.
Me ne stavo seduta a pensare. Il matrimonio con una donna
sudafricana gli aveva consentito di ottenere la cittadinanza di
quel paese. In seguito, gli sarebbe stato relativamente facile
cambiare nome. Anni dopo, chi avrebbe identificato nel ricco
uomo d'affari che si presentava con un nuovo nome, una nuova
nazionalit, un nuovo accento, il ragazzino che aveva trascorso
nel villaggio un periodo cos breve della sua vita?
Mi venne un'altra idea e nel motore di ricerca digitai gli
estremi del matrimonio. Parecchi siti offrivano la possibilit di
procurarsi i dati in cambio di un modesto importo. Avevo con
me la carta di credito e, dopo una breve attesa per la registrazione
dei dati, digitai "Witcher, Saul e 1957".
Dieci secondi dopo, avevo davanti a me una pagina con un
elenco di cognomi che cominciavano per "Wit" corrispondenti
a persone che si erano sposate nel 1957. Non trovando niente
nella prima pagina, passai alla seconda; alla terza, individuai
quello che cercavo: il 13 aprile 1957 Saul Clive Witcher del Dorset
aveva sposato Alice Olive Ventry, figlia di Graham Ventry.
Il nome da ragazza di Alice era Ventry, il secondo nome di Saul
era Clive. Clive Ventry, proprietario della dimora pi importante
del villaggio: il milionario che si era fatto da s, conosciuto negli
yacht club, alla nascita si chiamava Saul Witcher.
...
.
...
Capitolo 44.
...
.
...
Saul Witcher era tornato nel villaggio dei suoi antenati, dopo
aver cambiato nome e senza rivelare a nessuno le proprie origini.
Stampai parecchie pagine, spensi il computer e uscii di corsa
affrontando la pioggia scrosciante. Le macchine che passavano
sulle pozzanghere facevano un gran rumore, e tutti correvano
con gli ombrelli aperti. Mi ci volle qualche momento per calmarmi
e mettere ordine tra i miei pensieri. Raggiunsi la Land
Rover e mi avviai.
Guidai per circa quattro chilometri prima di raggiungere un
piccolo centro urbano. Forse per istinto, forse per abitudine, mi
diressi verso il campanile che svettava sopra le case e mi ritrovai
ad attraversare la cittadina e prendere la direzione della costa.
Mi fermai in un piccolo parcheggio adiacente a una chiesa, vuoto
tranne che per una vecchia Fiesta blu. Avevo tenuto accesa la
radio per tutto il tragitto per sapere se ci fossero stati sviluppi
nelle indagini sulla morte di Ernest Amblin. Nessuna novit
su di me; il notiziario, invece, si concentrava sul maltempo
che infieriva sulle regioni sudorientali. L'elettricit era venuta
a mancare in varie localit, si prevedeva che numerosi fiumi
sarebbero esondati, gli alberi caduti bloccavano molte strade:
si consigliava a tutti di restare in casa per quanto possibile.
Il telefono ebbe a malapena il tempo di squillare prima che ricevessi risposta.
Matt Hoare.
Sono Clara.
Un sospiro profondo. Maledizione, hai idea... Si interruppe.
Lo sentivo respirare affannosamente. Rimasi in attesa. Dove ti trovi? chiese alla fine.
Nelle vicinanze. Ascoltami, ti prego. Dammi cinque minuti.
Va detto a suo merito che Matt ascolt senza interrompermi
il resoconto del mio colloquio con Walter e del tentativo fallito
di rintracciare Ulfred all'ospedale psichiatrico. Gli ripetei il pi
fedelmente possibile quanto mi aveva raccontato Ruby sulla
notte del 15 giugno 1958, quando Ulfred era stato assassinato.
Gli dissi quello che avevo appreso su Clive Ventry, cio Saul
Witcher, il bambino finito in orfanotrofio e che pareva avere
subito dei maltrattamenti.
 convinto che la nostra comunit abbia costretto i suoi genitori
ad andarsene. Decine di persone si trovavano in chiesa
quella notte, ma sembra che tutti se la siano presa solo con i
fratelli Witcher e li abbiano ritenuti res...
Clara...
Clive Ventry ha affari nella Papua Nuova Guinea. Il serpente
che abbiamo catturato ha circa quattro mesi. Normalmente i taipan
escono dall'uovo dopo sessanta giorni dalla fecondazione;
cento, se le uova sono tenute in un luogo freddo. Scommetto
che se si risale a qualche mese fa si scoprir che Clive Ventry 
andato per affari nella Papua Nuova Guinea.
Clara, basta!
Mi zittii.
Voglio sapere dove ti trovi.
Glielo dissi.
Bene, mando qualcuno a prenderti. Non muoverti.
Basta che non sia Tasker.  convinto che abbia ucciso Violet.
Rientrer al villaggio e mi consegner a te.
Ascoltami. Abbiamo ricevuto il parere del grafologo sul
testamento trovato nella casa di Violet. Non si tratta della calligrafia
di Violet, e neppure della tua. S, ci sono le impronte
digitali di Violet sul foglio, ma non nei punti in cui sarebbe
normale trovarle se lo avesse maneggiato. Sembra un rozzo
tentativo di indirizzare i sospetti su di te, Clara. Non capisco
come qualcuno abbia potuto credere che non ce ne saremmo
accorti.
E le mie impronte?
Non ce n' nessuna traccia. Chi ha preso la carta da casa tua
non  stato fortunato da questo punto di vista. Ma abbiamo riscontrato
una seconda serie di impronte, che non appartengono
n a te n a Violet.
Mi pareva persino difficile respirare. Che fosse tutto finito?
Abbiamo anche avuto i risultati dell'autopsia di Violet continu
Matt in tono meno brusco. Nel suo corpo c'era una forte
concentrazione di veleno di vipera, ma qualcuno l'ha soffocata
tenendole un cuscino premuto sul viso.
Silenzio. Lo sentivo respirare. Probabilmente anche lui sentiva
il mio ansito.
Stai bene? mi chiese.
S.
C' dell'altro. Sembra che si sia difesa. Sotto le unghie della
mano destra abbiamo trovato alcuni frammenti di pelle. Riusciremo
a ottenere il DNA, ma chiunque l'abbia uccisa di sicuro
ha graffi visibili.
Poco dopo l'arresto ero stata visitata dal medico della polizia
in presenza di una donna poliziotto. Ero piena di graffi, come lo
sono sempre, ma non erano stati inferti da un essere umano. Il
test del DNA mi avrebbe scagionata. Matt continuava a parlare.
Mi costrinsi a concentrarmi.
 stato il figlio di Ernest Amblin a trovare suo padre sulla
riva del fiume ieri, poco prima di mezzanotte. Era morto per
annegamento, ma c'erano dei lividi sulle sue spalle. Qualcuno di
molto robusto l'ha tenuto sott'acqua. Matt tacque per qualche
momento e, quando riprese, il suo tono era pi duro. Tu hai
un alibi per ieri sera, vero?
S, ero con... mi fermai.
Sean North. Lo so. Ci sta dando una mano con le indagini
fin da stamattina. Non ti avevo detto di stare alla larga da lui?
Aveva alzato la voce, e ora stava quasi urlando.
 indiziato?
Un'altra pausa e un respiro profondo. Purtroppo no. Prima
che tu arrivassi da lui, era stato quasi un'ora al telefono con il
regista della sua trasmissione, e dopo che te ne sei andata ha
telefonato in Australia. I tabulati confermano che le due chiamate
sono partite dall'apparecchio di casa sua. Non poteva
trovarsi nelle vicinanze del luogo in cui  stato ucciso Amblin.
Ascoltami, non ho molto tempo.
Matt stava arrivando. Sentivo i suoi passi sulla ghiaia e il fischio
del vento tra gli alberi. La porta di una macchina sbatt.
Da qualche tempo tengo d'occhio Clive Ventry senza espormi
disse. Possiede una societ di esplorazione petrolifera
che dodici mesi fa ha chiesto al ministero del Commercio e
dell'Industria l'autorizzazione a condurre trivellazioni in diversi
punti intorno al villaggio. Anni fa avevano iniziato a lavorare
in questo senso, e ora la sua societ sta riesaminando i dati. Ci
potrebbero essere seicento milioni di barili proprio sotto i miei
piedi, e sarebbe il maggior campo petrolifero in Europa.
Mi giunse il rumore di un motore avviato, di ruote che giravano
sulla ghiaia.
La sua domanda  stata respinta due volte prosegu Matt
soprattutto per l'opposizione delle associazioni locali. Clive
per non  tipo da mollare facilmente. Ha comprato molti terreni.
La sua societ  dietro alle tante offerte di acquisto in contanti che
tutti noi riceviamo da qualche tempo. Forse ha addirittura dato
il via a una campagna intimidatoria. Piccoli atti vandalici, linee
telefoniche tagliate, cose del genere. Secondo noi, vuole renderci
la vita difficile finch non decideremo di vendere e...
L'opposizione si sfalda a poco a poco conclusi per lui.
Allan Keech e la banda di suo fratello sono al soldo di Clive
Ventry, vero?
Crediamo che sia cos. Abbiamo scoperto in un garage una
specie di nascondiglio, probabilmente il punto d'incontro della
banda. Abbiamo trovato della vernice identica a quella usata per
imbrattare la porta di casa tua e una scatola contenente alcune bisce.
Sembra che siano stati loro a lasciare i serpenti nelle case.
Quei ragazzi avevano maneggiato le vipere, addirittura un
taipan, senza essere morsi? Avevano assassinato tre persone
anziane? Il sollievo di non essere pi indiziata era forte, ma
quell'ipotesi non mi pareva plausibile.
Non ho pensato a un collegamento fra Ventry e i Witcher,
ma se hai ragione, allora la faccenda assume tutt'altra dimensione.
Ora prendo contatto con la centrale via radio. Qualcuno
ti raggiunger tra dieci minuti.
Lasciami tornare a casa, ti prego. Verr dritta al villaggio,
te lo prometto.
Non  possibile. Una grossa quercia, crollata circa un'ora
fa, blocca la strada. Stanotte nessuno entrer o uscir dal villaggio.
Tu sei l?
S. Sono andato a vedere se  possibile rimuovere l'ostacolo,
ma niente da fare. Ci vuole un macchinario apposito. Anche
Ventry  qui, per fortuna, e con questo vento neppure il suo
elicottero potr decollare. Sar costretto a restare. Non voglio
sentire proteste da parte tua. Lascer detto che nessuno ti interroghi
fino al mio ritorno. Forse dovrai passare la notte in cella;
me ne rammarico, ma te lo meriti per essere scappata.
Va bene acconsentii, e mi accorsi di sorridere. Era il sollievo,
mi dissi, di sapere di non essere pi indagata. E in ogni
caso, ero cos stanca che l'idea di stare una notte in cella non mi
sembrava insostenibile. Probabilmente mi sarei addormentata
non appena avessero chiuso la porta.
Ci fu un altro momento di pausa, e io trattenni il fiato. Sono
contento che tu stia bene aggiunse. A presto.
Udii un clic, poi la linea cadde e Matt non c'era pi.
Mi sedetti al posto di guida. Non vedevo niente attraverso il
parabrezza investito dalla pioggia scrosciante, mentre ogni due
o tre secondi le folate scrollavano la macchina. Passarono dieci
minuti, e nessuna autopattuglia era venuta a prendermi. Mi si
chiudevano le palpebre. Mi pareva che fosse tutto finito. C'era
soltanto un paio di domande senza una risposta, ma sarebbe stata
la polizia a trovare la soluzione. Non era quello il mio mestiere,
non era compito mio. Sarei tornata alla vita che conoscevo, a
curare gli animali feriti, a nascondere il viso al genere umano.
"... questo , lo sai bene, solo una cicatrice... "
"Sono contento che tu stia bene... A presto."
Aprii faticosamente gli occhi. Avevo dedicato anni e anni a
costruire intorno a me una barriera che credevo solida e impenetrabile
come una fortezza. I fatti degli ultimi giorni l'avevano
abbattuta, quasi fosse stata di cartapesta. Anni passati a giocare
a rimpiattino con la vita, e alla fine la vita mi aveva scovata.
Anzi, aveva fatto di pi. Mi aveva afferrata per la nuca e mi
aveva trascinata, scalciante e urlante, alla luce del sole. E ora...
sarei tornata nell'ombra?
Erano passati venti minuti da quando Matt aveva concluso
la telefonata, e ancora nessuna autopattuglia in vista. Forse
il temporale aveva costretto gli agenti a provvedere a molte
emergenze. Sarebbero arrivati di l a poco.
Abbassai il parasole sopra il posto del conducente e scostai lo
sportellino scorrevole sullo specchietto. Non lo avevo mai usato.
Mi guardai il viso, un'occhiata lunga e impietosa, probabilmente
la prima nella mia vita.
Non era poi cos male. Non ero una bellezza ("grazie lo stesso,
Sean"), e neppure carina ("sei stata gentile a dirlo, Violet"), ma
la realt non aveva niente a che fare con il mostro deforme che
mi ero costruita nella mente. Erano passati dieci anni da quando
avevo consultato un chirurgo plastico, e la medicina aveva fatto
passi da gigante: forse sarebbe stato possibile rimediare. Mi sarei
anche comprata un bel vestito, qualcosa all'altezza della mise
che Mildred, la zia di Matt, avrebbe preso in considerazione per
farsi vedere da morta. Ormai sorridevo a me stessa, pensando
che non avevo mai curato l'abbigliamento. Forse mi sarei perfino
truccata. Maledizione, mi sarei presentata al provino di cui mi
aveva parlato Sean.
Sobbalzai sentendo picchiare sul finestrino. Mi girai sperando
di vedere un poliziotto in uniforme e augurandomi che non fosse
Tasker, pur sapendo che avrei potuto metterlo in riga. Scorsi
invece un uomo anziano, magro, con un giaccone blu zuppo di
pioggia su un abito nero, e sottili ciocche di capelli incollate sul
viso. Mi sporsi e aprii la portiera.
Clara! esclam nel vedermi. Sai che ti stanno cercando?
Mi girai per lanciare un'occhiata alla Fiesta blu parcheggiata
l vicino. Se l'avessi osservata meglio quand'ero arrivata, l'avrei
riconosciuta. Dopo tutto mi trovavo nel parcheggio adiacente a
una chiesa. Il reverendo Percival Stancey doveva essere andato
a trovare un collega.
Perch mi ha mentito? chiesi raddrizzandomi sul sedile e
fissandolo negli occhi. Avevo sempre creduto che quel vecchietto
vestito di nero fosse una persona all'antica, magari un po' egocentrico,
ma fondamentalmente buono. Ora avevo cambiato idea.
Per quale motivo mi ha detto che nel 1958 non si trovava nel
villaggio? Lei era nella chiesa la notte dell'incendio. L'ho appena
saputo da Ruby.
Il reverendo Percival Stancey sospir. La pioggia  diminuita.
Perch non facciamo due passi, mia cara?
Uscii dalla macchina e presi la giacca. Non mi sembrava
che la pioggia fosse calata, anzi, ma non me ne importava. Il
reverendo mi fece cenno di precederlo oltre lo spiazzo ghiaioso,
verso il ciglio della scogliera. Mi avviai sperando di venire a
sapere qualcosa di pi.
Nel 1958 ero ancora un curato cominci mentre ci avvicinavamo
al muretto basso che delimitava il parcheggio dal
terreno sassoso e impervio lungo la scogliera. Credo che ci sia
un cancello laggi.
Seguimmo il muretto. Non abitavo nel villaggio prosegu.
Ero assegnato a una parrocchia a quasi venti chilometri da qui.
Avevo sentito parlare del reverendo Fain ed ero curioso. Cos,
una volta presi la bicicletta e venni ad assistere alla funzione
serale.
Arrivammo al cancello. Percy lo apr e mi fece segno di passare.
Mi fermai per un attimo. L'orlo della scogliera era vicinissimo
e il terreno dissestato. Non era certo una passeggiata adatta a
un uomo di settantanni, soprattutto con quel temporale. Era
il 15 di giugno? chiesi.
No, un paio di settimane prima. Dopo di te, mia cara.
Superai il cancello e avanzai con l'intenzione di tenermi a ridosso
del muro. Forse non ero pi indiziata, ma non era il caso che
mi trovassi a dover spiegare come mai un anziano religioso fosse
precipitato da una scogliera mentre era in mia compagnia.
La componente isterica era rilevante stava dicendo. La
gente urlava, agitava le braccia, parlava a vanvera, farneticava.
Sciocchezze, a mio avviso. Riferii al mio vicario che mi chiese di
vigilare sulla situazione. Cos cominciai ad andare l ogni due
settimane, per sapere quello che succedeva.
Che ne pensava di Fain? Percy si era appoggiato al muro e
io ero dalla parte esterna, verso il ciglio. Mi prese per un braccio
e proseguimmo. La pioggia mi correva sul collo e il vento mi
impediva di sentire quello che diceva. Il reverendo, tuttavia,
aveva l'aria di non accorgersi del maltempo.
Un uomo brillante. Una personalit di spicco, con una notevole
presenza fisica. Pensavo che avrebbe potuto esercitare una
profonda influenza, nel bene e nel male, sui suoi fedeli.
Che cosa scelse? Il bene o il male?
Il male, naturalmente disse Percy con un sospiro. Succede
sempre con uomini di quel tipo.
Ma sembra che abbia trascinato con s tutti gli abitanti del
villaggio. Era la mia immaginazione, oppure il reverendo Percy
mi spingeva davvero verso sinistra, in direzione del baratro?
No, no, non tanti. Prima di rimproverare quella gente, non
dimenticare che da non molto tempo era finita una guerra terribile.
Anzi, due guerre, per quelli pi avanti negli anni. I messaggi
che Fain lanciava - i segni che annunciavano la fine del mondo,
il fatto che fossero gli ultimi giorni di vita sulla terra - erano convincenti
a quell'epoca. Fain diceva di appartenere alla Compagnia
di Elia, i santi inviati da Dio per portare nella casa celeste i figli
fedeli. Per questo era venuto in Inghilterra: diceva di essere un
santo in carne e ossa. Ammetto che ne aveva l'aria.
Ci fermammo. Con una rapida occhiata sulla sinistra mi resi
conto di essere a mezzo metro dal precipizio.
Quando si  visto il massacro di milioni di persone, non ci
vuole un'intensa fede per cogliere i segni dell'Apocalisse.
Capisco che allora i tempi fossero diversi, ma il digiuno
protratto per giorni? I serpenti velenosi? Come poteva la Chiesa
passare sopra tutto questo?
Le gerarchie non lo ignorarono, ma dovevano procedere con
cautela. Il reverendo Fain non violava nessuna legge. Non c'era
un vicario in carica nel villaggio e la comunit aveva il diritto
di avere regolari funzioni religiose.
Sorrideva, ma tristemente, e non mi guardava. Il vento si
stava rafforzando e io provavo disagio a trovarmi cos vicina a
un precipizio di oltre trenta metri.
Che cosa fece, allora? chiesi, incerta su come spostarmi
senza apparire sciocca. Stancey era vicinissimo e si piegava
verso di me.
Scrissi ad alcune persone che conoscevamo negli Stati Uniti,
cercando di saperne di pi. A quel tempo i rituali con i serpenti
erano stati proibiti in America, e ci chiedevamo se Fain avesse
violato la legge e fosse in fuga.
Scrisse delle lettere dissi, incapace di trattenermi dal guardarmi
alle spalle. Una folata improvvisa mi colp in viso. E
cinque persone morirono.
Stancey mi afferr la spalla. Non pensavamo che le cose sarebbero
andate cos in l. Quella notte tutto ci sfugg di mano.
Pare proprio di s dissi, spostandomi di lato. Si rende
conto che tutti quelli che erano presenti in chiesa quella sera
potrebbero essere imputati di complicit in omicidio?
Stancey si paralizz. Di che cosa stai parlando?
Ulfred fu assassinato. Nessuna persona ragionevole e sana
di mente avrebbe creduto che si potesse ucciderlo e resuscitarlo.
Credo che tu... Stava di nuovo venendo verso di me. Mi
spostai per mettermi in salvo vicino al muro.
So che lei e qualche altro tentaste di fermare la cosa, ma
come fu possibile arrivare a quel punto?
Clara...
Mi ritrassi contro un cespuglio di ginestra spinosa. Lei
permise che un uomo gravemente handicappato fosse legato
e annegato.
Che cosa ti ha raccontato Ruby di preciso?
Stancey si avvicin. Per evitare lui e il cespuglio dovevo
arrischiarmi a rasentare il ciglio della scogliera.
Cosa ne fecero del cadavere? chiesi.  da qualche parte
nel camposanto? In una tomba senza nome?
In quel momento il terreno sotto i miei piedi cedette. Mentre
scivolavo in basso, ebbi un conato di vomito. Dal basso veniva
un suono di pietre smosse che cadevano. Alzai le braccia e mi
aggrappai a Percy. Con una forza sorprendente per un uomo
della sua et, mi afferr e indietreggi. Per un secondo, forse
meno, pensai che fosse tutto perduto, ma i miei piedi trovarono
un appoggio solido per darmi una spinta. Scattammo entrambi
e ci trovammo contro il basso muretto di pietra. Per qualche
istante, nel tentativo di recuperare fiato, nessuno dei due riusc
a parlare. Non fui la prima a ritrovare la voce. Forse non
 stata una buona idea venire qui disse Percy. Torniamo alle
macchine.
Ci dirigemmo da quella parte e riattraversammo il cancello,
mentre riprendevo a respirare normalmente.
Quando scoppi l'incendio, molti scapparono spieg Percy,
ma un colpo di tosse lo costrinse a interrompersi. Io e Ernest
Amblin riuscimmo a raggiungere la pozza battesimale che
avevano scavato. Tirammo fuori Ulfred e lo liberammo dalle
corde.
Afferrai di nuovo il braccio di Percy. Ed era...
Non respirava. Ernest constat che il cuore non batteva
pi.
Neppure io respiravo in quel momento. Non osai interromperlo.
Ernest mi mostr come fare il massaggio cardiaco, mentre
lui gli soffiava in bocca. Credo che si chiami respirazione cardiopolmonare.
Nel frattempo la chiesa bruciava intorno a noi.
Cercai di raffigurarmi la scena: il calore, il sibilo delle fiamme,
le urla. La mano di Percy si chiuse intorno alla mia.
A volte penso, mia cara, che non mi sorprender davanti
all'inferno se sar l che finir. Credo di averne visto uno scorcio
quella notte.
Riusciste a salvare Ulfred? chiesi dopo qualche attimo.
S. Ci vollero alcuni minuti, ma infine, con un possente
respiro, Ulfred sput l'acqua che aveva ingoiato. Riuscimmo a
condurlo a casa. Vedi, mia cara, in un certo senso possiamo dire
di avere riportato indietro un uomo dal mondo dei morti.
Che cosa successe poi?
Walter si prese cura di lui; organizz il ricovero in una struttura
nella quale potesse essere accudito. Saul e Harry vennero
sollecitati, con discrezione ma con fermezza, ad andare a vivere
altrove per qualche tempo. Archie era gi fuggito: nessuno lo
ha pi rivisto, ma mand dei soldi per la lapide del reverendo
Fain. Per il rispetto che portavamo a Walter, Edeline pot restare.
Da allora nessuno parla pi di quella notte. Molti davano per
scontato che Ulfred fosse davvero morto.
Eravamo arrivati al muretto e lasciai il braccio di Percy.
Poco dopo, ricevemmo notizie dagli Stati Uniti, dal pastore
al quale avevamo scritto continu. Ma ormai era troppo
tardi.
Che cosa diceva?
Raccontava una storia sconvolgente, joel Fain era stato
processato per avere ucciso suo padre. L'uomo aveva visto il
figlio, che aveva gi ricevuto gli ordini religiosi, mentre con
altri parrocchiani esumava un cadavere nel camposanto della
chiesa. A quel punto, era chiaro che cosa progettassero di fare.
Il padre di Joel si infuri, lo aggred e lo chiuse in casa. Poi
scomparve. Una settimana dopo, lo trovarono intrappolato in
una capanna nei boschi.
Morto?
S. Era stato chiuso in quella capanna con un serpente a
sonagli. Una morte lenta, un'agonia di giorni.
E Fain fu processato?
Insistette a difendersi, dichiarandosi innocente. A quell'epoca
fu un caso clamoroso. Fain cit Cicerone e il primo processo
nel quale il celebre giurista romano aveva difeso un giovane
accusato di parricidio.
Parricidio?
S. Fain si considerava un conoscitore dei classici. Intervenne
sua madre, che si rivolse a un avvocato. La linea della difesa
punt a convincere la corte che il giovane era incapace di intendere
e di volere. Rischiava la pena di morte, se fosse stato
giudicato colpevole. Forse lei si rese conto che era necessario
farlo dichiarare mentalmente incapace. La tesi della difesa venne
accolta e Fain fu trasferito in manicomio, ma riusc a scappare.
Molti pensarono che l'avesse aiutato sua madre e che poi lo
avesse nascosto da qualche parte. A quanto pare non and cos,
ma forse lei lo aiut a rifugiarsi in Inghilterra.
Fain era un parricida e aveva avuto in suo potere un'intera
comunit.
Se lo avessimo saputo prima, avremmo potuto salvare i tre
uomini che morirono con lui. Sono tuttavia convinto che per
Ulfred fu la cosa migliore. Aveva bisogno di essere curato da
specialisti.
No, no dissi scuotendo la testa. La storia non sta in piedi.
Avevamo raggiunto le nostre macchine. Mi fermai e mi voltai
verso Percy.
Walter  ancora vivo dissi.
Il reverendo mi guard sbalordito.
S. L'ho visto stamattina. Mi ha detto che Ulfred fu ricoverato
in un ospedale psichiatrico, e questo corrisponde con quanto lei
mi ha appena raccontato, ma sono andata a controllare e non
esiste nessun documento che registri l'accettazione di Ulfred.
Hanno controllato fino al 1958, facendo una ricerca accurata.
Non c' nessuna traccia di lui.
Percy mostrava una calma irritante. Non l'avranno trovato,
ma lui era l. Nei primi anni andai a trovarlo, ma dopo
peggior.
Io non...
Il cognome di Ulfred era Dodwell. Non era il fratello di
Walter, ma di Edeline.
...
.
...
Capitolo 45.
...
.
...
Dodwell? Fred Dodwell?  lui che sta cercando?
Fred? Ulfred? Doveva essere cos. Inutile, non riuscivo a concentrarmi
sulla guida. Lasciai la strada principale e mi fermai.
S, penso di s dissi spegnendo il motore. Mi scuso di averle
fatto perdere tempo stamattina. Ho fatto una gran confusione
tra le parentele. Conosce Fred Dodwell?
Naturale. Gliene avrei parlato, se mi avesse dato il nome
giusto. Tutti lo conosciamo. Fred  qui da prima che arrivassimo
noi... dall'inizio degli anni Sessanta, forse persino...
Dal 1958? suggerii a bassa voce.
S, probabile.
Ed  ancora l?  ancora... Mi era difficile dirlo. Dentro di
me speravo che mi annunciasse che Ulfred era morto in pace
qualche anno prima, ma sapevo che non era cos. Mi sedetti
ascoltando il vento tra gli alberi. Si stava rafforzando.
Signora Scott? la sollecitai.
Lei capisce che siamo tenuti alla discrezione. Di norma mi
limiterei a dirle che il signor Dodwell  stato ammesso in questa
struttura e che attualmente  un nostro paziente. Per fargli visita
lei dovrebbe presentare domanda.
Capisco. Attesi intuendo che c'era dell'altro.
Pu essere pi chiara sulle ragioni del suo interesse per Fred
Dodwell? chiese alla fine. Lei non  una parente, vero?
Riflettei per qualche secondo. Avevo qualcosa da perdere a
raccontarle come stavano le cose, almeno in parte?
Qualcuno si aggira nel nostro villaggio dissi alla fine.
Lo stesso nel quale abitava il signor Dodwell prima di essere
ricoverato nel vostro ospedale. Qualcuno entra nelle nostre
case, l'ha fatto anche in casa mia. Io l'ho visto e mi  parso di
riconoscerlo.
Lei conosce Fred?
No, no. Ho creduto che si trattasse di un altro, di un uomo
che si chiama Walter. Ma Walter e Fred sono cugini. Forse si
assomigliano.
Rose Scott non rispose.
Forse abita nella vecchia casa della sua famiglia continuai.
Va in giro a spaventare la gente: mi ha anche aggredita. Tacqui
per un attimo. Questo Ulfred - cio, Fred - potrebbe avere la
passione per i serpenti.
Oddio!
Attesi per un tempo che mi parve lunghissimo. Signora
Scott... dissi infine.
Pu tornare da noi?
Non mi era possibile. Mi ci sarebbero volute almeno due ore.
Se c'era anche la pi remota possibilit che Ulfred fosse vivo,
dovevo comunicarlo a Matt.
Mi dispiace. Devo parlare con alcune persone. Pu dirmi
qualcosa? Qualcosa che mi sia di aiuto?
Rimase in silenzio per qualche secondo. Va bene acconsent
poi. Date le circostanze, credo che si possa forzare un po' il
regolamento. Fred era giovane quando fu ricoverato. L'ambiente
ospedaliero era l'unico che conoscesse, era il suo mondo. Dalla
sua cartella, risulta che all'arrivo era traumatizzato. I dottori
non sono mai riusciti a scoprirne la causa.
Capisco dissi, pensando che a me ci era voluto molto tempo.
Credo che fosse handicappato continuai tentando di
ignorare il groppo che avevo nello stomaco. Mi hanno detto
che era cieco, sordo e muto. E che era... s, era ritardato. Non
sono sicura... La voce mi si affievol. Non sapevo quale fosse
il termine corretto per indicare un ritardato mentale.
Fred non era ritardato. Direi che era lievemente sotto la media
quanto a intelligenza, ma sapeva essere furbo, soprattutto se c'era
in ballo il suo interesse. E non era neanche cieco. Si trattava di
una semplice cateratta a entrambi gli occhi: lo abbiamo operato
negli anni Settanta. La sua vista non era buona, ma vedeva a
sufficienza. La sordit invece era irrimediabile.
L'uomo che era entrato in casa mia non mi aveva sentito
scendere le scale, non aveva reagito quando si era rotto il bicchiere.
Leggeva le labbra continu Rose Scott. Gli abbiamo insegnato
a parlare, ma come sempre succede con i soggetti che
non hanno mai udito un suono, la sua voce non  naturale. Non
hanno il tono e l'inflessione giusti.
Mi ritornarono alla mente gli strani suoni gutturali, che erano
saliti dalla cantina quella notte, e il gemito basso, che io e Matt
avevamo sentito nella propriet dei Witcher. Mi resi inoltre conto
che Rose stava parlando di Ulfred al passato.
Non era un paziente facile continu Rose. Era qui da molti
anni quando alla fine fu diagnosticata la sua malattia. Si intende
di medicina, signorina Benning?
S, ma... sono veterinaria.
Basta e avanza. Il caso di Fred  stato rivalutato diverse volte
nel corso del tempo, a mano a mano che le conoscenze mediche
nel campo della malattia mentale avanzavano. Abbastanza di
recente, nei primi anni Novanta, gli furono diagnosticate due
forme diverse della stessa sindrome: disturbo del controllo degli
impulsi. Era parafiliaco e per di pi affetto da un disturbo esplosivo
intermittente. Non so se conosce questa terminologia.
Cercavo di seguirla. Il termine "parafilia" indica i comportamenti
sessuali inappropriati, no?
Esatto. Fred manifestava sintomi di esibizionismo e frotteurismo.
Lo trovavamo... be', non credo che le servano i particolari.
Ma l'altra sindrome, il disturbo esplosivo intermittente, era
pi preoccupante. Gli somministravamo degli psicofarmaci,
naturalmente, un cocktail di antidepressivi e stabilizzatori
dell'umore. Per mesi di fila era tranquillo, disponibile a fare
quello che gli chiedevamo e poi, all'improvviso, senza alcuna
ragione apparente, scattava in preda alla furia. In quei casi doveva
essere contenuto. Era molto forte. Non pensava ai danni
che provocava.
Attesi, sapendo che mi avrebbe detto altro.
Non potevamo lasciarlo da solo con pazienti donne, neppure
con le infermiere.
 ancora presso la vostra struttura? mi azzardai a chiedere,
ricordando a un tratto la notte in cui mi ero trovata da sola con
l'uomo entrato in casa mia, il modo in cui mi aveva guardata,
toccata...
Questa storia dei serpenti... Sembrava che Rose non avesse
udito le mie ultime parole.  una cosa stranissima. Ne percepiva
la presenza. Andava nei boschi, si avvicinava ai punti in
cui pensava di trovarne e si distendeva per terra, quasi volesse
sentirli. Tranne che...
Non poteva farlo per la sua sordit conclusi.
Proprio cos. Sapeva trattarli. Catturava le vipere, ci spaventava
tutti, ma non fu mai morso, neanche una volta.
Chiss se Sean avrebbe detto che Ulfred era tutt'uno con i
serpenti, in simbiosi con una specie di presenza divina. Mi sembravano
tutte sciocchezze, ma mi turbava l'idea che qualcuno
maneggiasse serpenti velenosi senza paura di essere morso.
Ed  ancora...
Dai documenti non risultava che avesse dei parenti. La
signora Scott aveva recepito la mia domanda, ma evitava di
rispondere. Quando i pazienti sono da noi per un certo periodo,
prendiamo contatto con le rispettive famiglie, ma nel caso
di Fred nessuno si fece vivo per moltissimo tempo. Da quando
lavoro qui, soltanto una persona  venuta a trovarlo, di recente.
Un uomo alto, di aspetto notevole.
Clive Ventry era alto e di aspetto notevole. Si era messo in
contatto con Ulfred. Dovevo avvertire Matt per telefono. Non
vedevo l'ora di rimettermi alla guida e tornare a casa. Diavolo,
avrei persino chiamato Tasker, se fosse stato necessario. Mi costrinsi
a restare calma. Tante pi cose venivo a sapere da Rose,
tanto meglio era.
Disse che non era inglese. Aveva un accento particolare
continuava lei.
Naturale: era vissuto in Sudafrica per decenni.
Diede a Fred delle uova. Rose non pareva scoraggiata dal
mio silenzio. Aveva capito che ascoltavo con attenzione. Sei
uova continu delle dimensioni di quelle di anatra, ma con un
guscio coriaceo. Disse che erano di serpente. Le aveva raccolte
nei suoi viaggi. Sostenne che ovviamente erano morte, altrimenti
non avremmo permesso a Fred di tenerle.
Mi sorpresi a osservare la strada, davanti e dietro di me. Dopo
avere passato la notte e gran parte della giornata a evitare la
polizia, avrei dato qualsiasi cosa per essere catturata in quel
momento. "Su, Rose, finisci la storia."
Fred aveva gi un'laphe guttata, o serpente del grano, una
variet del tutto innocua. Speravamo che avrebbe smesso di
catturare quelli velenosi. Mise le uova nella gabbia con Yelaphe
per tenerle al caldo, ci disse. Glielo lasciammo fare: eravamo
convinti che fossero morte.
Quando accadde tutto questo?
Non molto tempo fa. L'autunno scorso. In seguito abbiamo
tentato di rintracciare l'uomo che era venuto a trovarlo, per
capire se per caso sapesse qualcosa, ma non abbiamo ricevuto
risposta da nessuno all'indirizzo che ci aveva fornito. Neppure
la polizia  riuscita a trovarlo.
La polizia?
S, certo. Abbiamo immediatamente fatto denuncia. Fred
non era un criminale, non aveva fatto niente di male, ma era
un paziente che andava tenuto sotto stretta sorveglianza. Non
sarebbe mai stato dimesso, neppure se avesse avuto una famiglia
in grado di accudirlo.
Non  pi da voi, allora?
Una lunga pausa.
No, purtroppo non  pi qui disse infine.  sparito nel
novembre scorso. Non sappiamo come abbia fatto ad andarsene,
ma  accaduto poco dopo che quell'uomo era venuto a trovarlo.
Fred aveva il permesso di starsene nei boschi per conto suo,
una volta accertato che non ci fossero pazienti donne in giro.
Siamo molto prudenti. Non ci sono mai stati casi di fughe, non
da quando lavoro qui. Un giorno, per, Fred non  tornato.
Abbiamo setacciato la zona per ore prima di denunciare la
scomparsa alla polizia.  riuscito a saltare oltre la staccionata.
Scomparso. E con lui anche le uova di serpente.
...
.
...
Capitolo 46.
...
.
...
La polizia lo ha cercato? Ero di nuovo al volante e tenevo il
telefono incastrato fra la spalla sinistra e l'orecchio. Era molto
pericoloso, visto il maltempo, e anche proibito, ma le strade erano
tranquille. Il temporale faceva restare tutti barricati in casa.
Era ancora considerato, com' ovvio, un paziente potenzialmente
pericoloso. Si sono mobilitate molte squadre di agenti
per rintracciarlo. Un'operazione massiccia.
Pensai in fretta. Il manicomio era nel Devon, fuori dalla zona
di competenza di Matt. I suoi uomini non erano stati chiamati
a interessarsi del caso. Probabilmente avevano avuto notizia
che si cercava un paziente, ma non avevano alcun motivo per
collegare Fred Dodwell, da tempo ricoverato, con la famiglia Witcher.
Abbiamo scritto al suo ultimo indirizzo conosciuto, ma la
lettera ci  stata restituita con l'annotazione "propriet disabitata".
Sua sorella  morta, e suo cognato  ricoverato in un ospizio dissi.
Si spiega tutto. Fred  ancora tra le persone ricercate, ma dopo
qualche mese la polizia ha smesso di occuparsene attivamente.
Non ci  arrivata nessuna segnalazione, nessun avvistamento.
Il funzionario che si occupava del caso ha concluso che magari
era morto per strada da qualche parte.
Non  morto dissi. Vive nella vecchia casa di famiglia.
Credo che abbia ucciso tre persone.
Mio Dio! Rose tacque, cercando di mettere ordine nei suoi
pensieri, ma non avevo modo di aiutarla.
Devo andare. Signora Scott, pu per favore contattare il
funzionario che si occupava della pratica e informarlo di quanto
 successo?
Naturalmente, ma vorr parlarle. Non pu tornare?
Devo andare a casa. Le lascer un indirizzo dove rintracciarmi.
Ma... non vive nel suo stesso villaggio? Signorina Benning,
Fred Dodwell non viene curato da mesi. Pu essere un uomo
molto pericoloso. Non mi dica che...
Premetti il tasto per interrompere la telefonata. Non occorreva
che Rose Scott mi dicesse che Fred Dodwell era un uomo pericoloso.
Lo sapevo da un pezzo. Non avevo tempo da perdere
ad ascoltare i suoi benintenzionati consigli di stare alla larga da
lui. Non intendevo avvicinarmi a Ulfred.
Trovai il foglio che Matt mi aveva dato, lessi il numero del
cellulare e con una mano lo digitai mentre con l'altra continuavo
a reggere il volante.
In un qualche momento del novembre scorso, Ulfred era scappato
dall'ospedale psichiatrico ed era tornato a casa. Il cellulare
emetteva brevi suoni a indicare che quella zona non era coperta
dalla rete. Composi il numero di casa di Matt.
La descrizione che Rose Scott mi aveva fatto dello stato mentale
di Ulfred mi richiamava alla memoria gli oscuri accenni di
Walter. "Non riuscivo a controllarlo. Lui e Edeline. Come avrei
potuto fermarli? Non ho saputo farlo."
Ulfred e Edeline, fratello e sorella. La promiscuit sessuale
era una cosa, ma avere rapporti sessuali anche con i cognati e il
fratello? Non c'era da sorprendersi che Walter non avesse voluto
affidare a sua moglie la cura del nipote. Non sarebbe mai stata
in grado di accudire un bambino.
Poche settimane dopo la fuga di Ulfred dall'ospedale psichiatrico,
Edeline era morta. Che fosse stato lui a ucciderla?
Il telefono di Matt dava un segnale continuo, come se fosse
guasto. Tentai di nuovo di chiamarlo sul cellulare.
John Allington era nella chiesa la notte dell'incendio, Edeline
aveva preso parte attiva al tentativo di annegare Ulfred, e se lui
voleva vendicarsi i due sarebbero stati di certo i suoi bersagli.
Eppure Violet non era presente in chiesa ed Ernest Amblin lo
aveva salvato. Perch prendersela con loro?
Pi ci pensavo, meno capivo. Ulfred sfogava la sua aggressivit
su quelli che conosceva, persone che associava a quanto
gli era successo, anche se non vi avevano preso parte. Era una
mente disorganizzata e quindi ancora pi pericolosa.
Possibile che un uomo disturbato come lui avesse falsificato
il testamento di Violet? Avesse iniettato a John Allington veleno
di vipera?
Qualcuno - io sapevo che si trattava di Clive Ventry, alias
Saul Witcher Junior - era andato a trovare Ulfred. Lo aveva
aiutato a scappare? Aveva messo insieme vecchi ricordi e, soffiando
sulla fiammella del risentimento, l'aveva attizzata fino
a quando in Ulfred il desiderio di vendetta era divampato forte
quanto il suo? Lo strumentalizzava ai propri fini? Oppure era
spinto dall'avidit? Forse Ulfred aveva partecipato alle azioni
di disturbo, prima che tutto sfuggisse di mano in modo cos
orribile?
Che Clive avesse tentato di incastrare me perch aveva intuito
che io e Matt eravamo sulle tracce di suo zio? Voleva tenermi
fuori per guadagnare tempo fino a quando non avesse avuto
l'autorizzazione a trivellare?
Il cellulare era ancora isolato. Richiamai Matt sul telefono
di casa. Lo stesso segnale continuo. Il temporale doveva avere
danneggiato la rete telefonica dell'intera zona: in tal caso, tutti
avrebbero usato i cellulari. Non avevo modo di sapere quando
sarei riuscita a mettermi in contatto.
Matt mi aveva detto che un grosso albero aveva bloccato,
cadendo, l'unica strada per entrare e uscire dal villaggio. Senza
dubbio ci sarebbero volute ore per sgombrarla; forse il transito
sarebbe rimasto interrotto fino all'indomani. "Stanotte nessuno
entrer o uscir dal villaggio." Probabilmente, sapendo che il paese
era isolato, non avrebbe neanche tentato di chiamare soccorsi
e avrebbe aspettato il mattino per arrestare Clive Ventry. Matt
per ignorava che nel villaggio si aggirava un'altra minaccia,
assai pi pericolosa. Non sapeva di Ulfred. E se avesse deciso
di dare un'altra occhiata alla casa dei Witcher?
Okay, avevo un'alternativa. Sarei andata alla prima stazione
di polizia, mi sarei costituita al sergente di servizio e l'avrei
convinto che Ulfred rappresentava un pericolo reale e che era
necessario raggiungere subito il villaggio.
Ma se non mi avessero creduto? Se nessuno fosse stato disposto
ad ascoltarmi? Se mi avessero trattenuta in una cella
per ore?
Nessuna possibilit di entrare o uscire, aveva detto Matt. Era
cresciuto in quel villaggio, aveva giocato nella campagna circostante
da ragazzo. Ma, probabilmente, da almeno quattro anni
non percorreva tutti i giorni le strade, i sentieri, le scorciatoie, i
passaggi, le mulattiere, i viottoli, ancora viabili. Non trascorreva
i weekend a studiare le mappe per trovare nuovi transiti dove
fosse minima la possibilit di incontrare qualcuno. E neppure
aveva girato in auto o a piedi per i campi, i boschi, le valli alla
ricerca di animali feriti.
Io conoscevo i fratturi, molti dei quali in disuso ormai, i
viottoli dove passavano i cavalli, le piste ciclabili, i sentieri da
percorrere a piedi. Sapevo quali corsi d'acqua erano navigabili,
dove si poteva andare con la macchina, dove era necessario
usare un fuoristrada, e persino dove nessuna macchina sarebbe
arrivata mai. Io conoscevo tutti i percorsi per andare da A a B,
conoscevo anche luoghi che nessuno si sognava esistessero.
Malgrado quello che mi aveva detto Matt, sapevo che la strada
principale non era l'unica via di accesso al villaggio.
Dopo tre o quattro chilometri, lasciai la strada e mi avventurai
lungo un vecchio viottolo che portava a una cava di gesso dismessa.
Puntavo verso nord, lungo un itinerario che mi era ben
noto. Lo avevo percorso pochi giorni prima, quando con Craig
e Simon ero andata a soccorrere il cigno muto.
Naturalmente fa una grande differenza attraversare la campagna
di giorno, con il bel tempo, in compagnia di due assistenti,
e farlo invece da sola, sotto un temporale violento, nell'oscurit
che si infittiva ogni istante di pi.
Il viottolo che portava alla cava era lungo circa quattrocento
metri, e gli ultimi cento erano invasi dall'erica e dal ginestrone.
In fondo erano stati costruiti alla rinfusa alcuni capannoni, dove
un tempo gli operai depositavano i macchinari e gli attrezzi, e
in prossimit si spalancava l'enorme squarcio nel fianco della
collina, unica testimonianza dell'antica attivit estrattiva. Non
avevo nessuna voglia di indugiare l. Sulla mia sinistra c'era
un solido cancello di acciaio chiuso con un lucchetto. Di norma
portavamo con noi la chiave per aprirlo, ma quella notte non
l'avevo. Non mi sarei per scoraggiata per un'inezia simile.
Tre giorni prima, avevo notato alcune assi marcite nella staccionata,
a pochi metri dal cancello. Il prugno selvatico che cresceva
dall'altra parte era sottile e malfermo. Girai la macchina
in modo da trovarmi proprio di fronte a quel punto debole
prima di innestare la marcia e assicurarmi di avere sufficiente
trazione sotto le ruote.
Mentre, l ferma, cercavo di chiamare a raccolta tutto il mio
coraggio, mi venne in mente la notte in cui io e Matt eravamo
stati nella propriet dei Witcher. Non c' entrata n uscita?, avevo
chiesto. Ridacchiando, lui aveva tirato fuori una chiave e in pochi
secondi aveva aperto la serratura. Adesso c', aveva risposto con
un sorriso. Premetti con forza il piede sull'acceleratore e la Land
Rover balz in avanti colpendo la staccionata con uno schianto
assordante. Per qualche istante, sul parabrezza si rivers una
pioggia di frammenti di legno dello steccato. Sentivo grattare
sotto il veicolo, poi la staccionata croll e io mi trovai dall'altra
parte. "Adesso c'" mi dissi, ma senza sorridere.
Mi inoltrai per oltre un chilometro in un vecchio bosco di faggi;
alcuni alberi raggiungevano i trenta metri di altezza. Quella
notte oscillavano, quasi fossero posseduti, piegandosi verso
di me con incredibile forza. In genere si parla del fruscio degli
alberi, o del loro mormorio, ma in quel momento ruggivano,
urlavano, mentre il vento scompigliava il fogliame, strappava i
rami, urtava contro i tronchi che da decenni affrontavano la furia
degli elementi. Chiss se avrebbero superato quella prova?
Pi di una volta i rami spezzati colpirono la Land Rover,
schiantandosi contro il tetto, le fiancate, il parabrezza che parve
vicino ad andare in mille pezzi. A un certo punto dovetti
frenare bruscamente per scansare un tronco abbattuto. Era una
pianta plurisecolare, con una circonferenza enorme: l'intreccio
dei rami componeva sul terreno una sorta di ragnatela. Misi
la retromarcia e dovetti fare un lungo giro per riprendere la
precedente direzione.
Uscii dal bosco di faggi, consapevole che la macchina aveva
subito gravi danni e che avrei dovuto fornire molte spiegazioni.
Ma le difficolt con la fondazione che gestiva il Piccolo Ordine
di San Francesco sarebbero state il minore dei mali. Ora era pi
facile proseguire, ma la pioggia scrosciava ancora, ostacolando
la visibilit e rendendo molle il terreno. Se mi fossi bloccata in
quel punto, sarebbe stato tutto inutile.
Le Land Rover, per fortuna, sono macchine adatte a terreni
difficili, e non accadde. Superai un altro cancello, che non era
chiuso con un lucchetto, e mi trovai nella propriet di Clive
Ventry. Il sentiero qui si biforcava. Girando sulla sinistra sarei
arrivata al fiume, come avevamo fatto pochi giorni prima io,
Simon e Craig per salvare il cigno. Proseguendo in quella direzione
avrei potuto raggiungere il villaggio, ma speravo che
non sarebbe stato necessario arrivarvi da quella parte. Spensi
i fari e svoltai a destra, verso la collina. Attraversai un campo
di quasi un ettaro e, di seguito, un altro pi vasto. Ormai ero
nei pressi della grande dimora di Clive Ventry, completamente
buia. Sarei dovuta passare con la macchina sul prato dietro la
casa per raggiungere le strade dirette al villaggio, ma non era
mia intenzione farlo. Cos mi fermai e scesi.
Per un secondo la campagna intorno a me si illumin come
in pieno giorno, e mi sentii molto esposta. Poi torn l'oscurit
e rimbomb il tuono. Il temporale si avvicinava.
Girai dietro la macchina e sollevai il portellone. Noi non
sappiamo mai quando pu capitare un caso urgente e quindi
portiamo sempre con noi l'attrezzatura indispensabile: corda,
filo di ferro, torce, attrezzi essenziali, articoli per il pronto soccorso.
Presi una potente pila, la mia borsa da veterinario, un
binocolo, un coltello affilato e una chiave inglese. Poi mi incamminai
su per la collina in direzione della grande casa, provando
il desiderio primordiale, comune a tutti gli esseri viventi, di
accucciarmi e ripararmi dal temporale, ma costringendomi ad
andare avanti.
La pioggia, ormai, aveva l'intensit di uno scroscio tropicale.
Mi venne da pensare che il taipan si sarebbe trovato nel
suo elemento, se fosse stato in giro. Chiss se si nascondeva
in un qualche abitazione? Oppure se ne stava acquattato nel
sottobosco? Mi dissi che era un peccato non avere ai piedi un
paio di robusti stivali, preferibilmente alti, invece delle scarpe
da ginnastica.
Non ci sono lampioni nel nostro villaggio, e al calare della
notte il buio  fitto. Per trovare la strada ci orientiamo in base
alle luci che i vicini tengono accese nelle verande. Di solito 
sufficiente, ma in quel momento tutte le lampade erano spente.
L'interruzione della corrente elettrica nella contea non ci aveva
risparmiati. Superai di soppiatto la grande dimora di Clive
Ventry e attraversai di corsa il giardino che si stendeva davanti.
Lo delimitava una spessa siepe, ma confidavo di passarci sotto.
Sull'altro lato scorgevo soltanto le sagome scure degli edifici che
sorgevano sulla sua propriet. Ripresi a correre, guardandomi
intorno con attenzione. Non mi sarei lasciata intrappolare da
Allan Keech e dai suoi compari, n da nessun altro.
Attraversai il parco comunale, incapace di reprimere un
tremito nel vedere l'oscurit sotto il ponte. Mi dissi che niente
al mondo mi avrebbe convinta a infilarmi l. Non c'era nessuno
in giro mentre correvo verso casa. In prossimit di Bourne
Lane, svoltai e percorsi la stradina fiancheggiata da allori che
conduceva da Matt. C'era una macchina parcheggiata davanti,
un'auto verde. Il fioco lume di una candela guizzava sulla finestra
vicino alla porta principale. Bussai con forza e sentii dei passi
risuonare sul pavimento piastrellato. Il chiavistello scivol. La
porta cominci ad aprirsi verso l'interno.
Non sono riuscita a mettermi in contatto... dissi, e mi fermai
bruscamente.
Buonasera salut la donna sulla soglia. Ebbi la sensazione
di trovarmi al cospetto della bellissima guardiana di un luogo
nel quale non sarei mai stata ammessa. Cerca Matt?
Riuscii in qualche modo ad annuire.
 uscito, ma ormai dovrebbe essere di ritorno. La cena 
pronta.
Qualcosa scatt dentro di me, un groppo vischioso che dovetti
reprimere e ignorare. Non potevo permettere che quei
sentimenti confusi crescessero e si radicassero con il rischio di
esserne travolta.
Ha detto dove andava? chiesi con voce gracchiante.
Venga dentro un attimo. Sta diluviando.
Indietreggi di un passo e non mi rest che entrare. Nei successivi
istanti ebbi modo di notare che il corridoio era ampio
e i muri erano di pietra. Nel caminetto scoppiettava il fuoco,
le piastrelle erano vecchie e incrinate, i dipinti alle pareti sorprendentemente
moderni. Mi era difficile distogliere lo sguardo
dalla donna che odorava di legno di sandalo e spezie indiane.
Doveva essere sul metro e ottanta, snella come il ramoscello di
un salice, con una massa ondulata di luminosi capelli rossi.
 urgente? Posso fare qualcosa? chiese.
 della polizia? chiesi a mia volta, ben sapendo che non
lo era.
No, sono Rachel, la ragazza di Matt.
L'avevo costretta a dirmelo.
Qualcosa non va?
Quali sensazioni si provano quando ci si spezza il cuore?
"Santo cielo, Clara, concentrati."
Non lo so cominciai. Fino a che punto potevo spingermi a
parlare con lei? Nessun telefono funziona?
No. Le linee si sono interrotte un'ora fa. Poco dopo una
telefonata per Matt. Non sono riuscita a parlargli su nessuno
dei nostri due cellulari. Lui ha la radio, naturalmente, ma l'ha
portata con s.
Ascolti,  molto importante. Sa chi l'ha chiamato e dov'
andato?
Aggrottava la fronte, contagiata dalla mia ansia, domandandosi
se avesse fatto bene a invitarmi a entrare. S disse. Ho
risposto io. Come si chiamava... Mark... Mike...
Clive? suggerii, augurandomi che non fosse cos.
S, Clive. Sembrava arrabbiato. Voleva vedere Matt subito.
Hanno parlato per un paio di minuti, poi Matt  uscito. Ha
preso la macchina per via della pioggia. Non  possibile uscire
dal villaggio, vero?
Non  facile mormorai, riflettendo intensamente.  successo
un'ora fa?
S, pi o meno. Senta, devo...
Continui a chiamarlo sul cellulare. Cerchi di mettersi in
contatto con i suoi colleghi. Chieda di Tasker. Gli dica che Clara
Benning  tornata. Arriver di corsa. Rachel mi fiss per qualche
secondo e poi si volt verso un tavolino sul quale c'erano un
blocco di foglietti e una penna. Si mise a scrivere qualcosa in
fretta. Gli dica di contattare i colleghi della polizia del Devon
a proposito di Ulfred Dodwell e dell'ospedale psichiatrico delle
Due Contee. Se lo ricorder?
Clara Benning, Ulfred Dodwell, Due Contee. S. Rachel
sembrava sospettosa. Forse si stava chiedendo se avesse fatto
entrare in casa una pazza.
Grazie. Gli dica anche che se va alla cava di Rickstone e segue
i solchi lasciati dalla mia macchina, arriver al villaggio.
Va bene. Si allontan dal tavolino per avvicinarsi alla porta.
Voleva che me ne andassi. Probabilmente avrebbe fatto quello
che le avevo chiesto.
Non apra a nessuno, a meno che non siano persone che
conosce.
Non si preoccupi disse scuotendo la testa. Me ne guarder
bene.
Di corsa, quasi fossi inseguita da una muta di segugi infernali,
scesi gi per la collina, attraversai il parco comunale e raggiunsi
il vialetto che conduceva alla casa di Clive Ventry. Matt era
uscito un'ora prima. Aveva ricevuto una chiamata da un furibondo
Clive Ventry ed era accorso. Arrivai all'arcata di pietra,
l'attraversai e raggiunsi il cortile selciato dall'altra parte. Poi mi
costrinsi a fermarmi, per riprendere fiato ed energie.
Ero circondata da una serie di costruzioni medievali. Le finestre
Tudor erano buie: da quelle tenebre qualcuno forse mi
spiava. Nel piccolo giardino i tassi secolari erano stati sagomati
a forma di fungo. Sarebbero stati buoni nascondigli per chi avesse
voluto acquattarsi senza farsi vedere. Contai quattro porte
di legno massiccio, compresa quella doppia nel mezzo della
facciata del corpo principale del complesso. Ciascuna poteva
spalancarsi all'improvviso.
C'erano tre vetture parcheggiate. Una Jaguar scura che avevo
notato qualche volta nel villaggio e che doveva essere di Clive
Ventry. Un'utilitaria grigio metallizzato molto simile a quella che
avevo scorto dietro di me la prima volta che ero andata a trovare
Sean nella casa sulla scogliera. Qualcuno mi aveva seguita?
Abitava forse da Clive Ventry? La terza, una Volkswagen nera,
era identica alla macchina con cui Matt mi aveva accompagnata
a casa il giorno prima. Mi avvicinai e aprii la portiera. Vidi una
radio all'interno, ma non era un apparecchio da vettura civile,
e sul tappetino la cartellina rossa che ricordavo. Era la Golf di
Matt.
Correndo sul selciato raggiunsi la grande casa. Sbirciai da
una finestra, poi da un'altra. All'interno era buio, non riuscivo
a scorgere neppure un lume di candela.
"Vai sul retro" mi urlava l'istinto. "Non sai cosa c' l dentro.
Se proprio devi entrare, rimanda finch puoi."
Non serve rimandare, diceva un'altra voce tranquilla e gentile,
che mi pareva di conoscere, anche se in quel momento di agitazione
non ne ero sicura. Se lo fai, tanto vale che torni a casa.
Il portone principale era di quercia massiccia, con un'enorme
maniglia rotonda che gir facilmente sotto la pressione della
mia mano. La porta si apr. Entrai.
...
.
...
Capitolo 47.
...
.
...
Il vecchio salone sembrava brulicare di vita, non per la presenza
di esseri viventi in movimento, ma per il baluginio di luci.
Passarono alcuni secondi prima che rintracciassi la sorgente di
quei bagliori intermittenti, poi, attraverso una finestra a piccoli
pannelli in stile Tudor, scorsi la luna piena a tratti oscurata dalle
nuvole che passavano veloci nella parte del cielo non turbata
dal temporale, a tratti rifulgente. Il grande specchio sovrastante
il caminetto spento e gli innumerevoli riquadri in cui erano
suddivisi i pannelli delle finestre rifrangevano i raggi in ogni
direzione.
Rimasi ferma a scrutare in ogni angolo per accertarmi che il
baluginio fosse soltanto un gioco di luci e niente di pi concreto,
che le ombre non nascondessero qualcuno in agguato. Di fronte
a me c'era la scala dove, appena una settimana prima, ero stata
costretta a stare in piedi, in piena vista, davanti a tutti.
Scorsi sulla destra il grande tavolo di quercia intorno al quale
si erano raccolti numerosi abitanti del villaggio. Sul ripiano
poggiavano vari oggetti di peltro, ma intorno a essi non c'era
nulla di insolito arrotolato a spirale. Mi chinai per controllare
il pavimento e le gambe delle sedie, attenta a cogliere qualsiasi
forma inusuale. Soltanto alla fine di questo esame mi azzardai
a scostarmi dalla porta.
Mi fermai in mezzo alla stanza e tesi l'orecchio. Nessun rumore
tranne il tamburellare della pioggia e il saltuario scricchiolio della
vecchia casa tiranneggiata dai forti venti. Da dove cominciare?
Era una dimora enorme. Per nessuna ragione specifica, tranne
che dovevo pur iniziare da qualche parte, mi avviai verso la
porta di quercia ai piedi della scala.
Tirandomi la manica fino a coprire la mano, abbassai piano
la maniglia. La porta si apr e io entrai in un salotto, arredato
con mobili scuri intagliati. Vidi dall'altra parte della stanza un
caminetto di pietra. La folata proveniente dalla porta aperta
sollev una piccola nube di cenere, che rimase sospesa nell'aria
prima di posarsi di nuovo. Mi mossi lungo il perimetro, girandomi
ogni pochi secondi, timorosa che qualcuno o qualcosa
potesse cogliermi di sorpresa alle spalle. A un'estremit una
porta si spalancava sulle tenebre. Accendendo la torcia, scorsi
un'altra stanza rivestita di quercia, arredata come studio. Le
pareti erano coperte con scaffali pieni di libri, le tende alle
tre finestre tirate. Rischiarando con la torcia ogni angolino e
sbirciando dappertutto, attraversai la stanza e raggiunsi la
scrivania di Clive Ventry, un mobile antico sul quale posavano
numerosi apparecchi telefonici, un modernissimo computer,
una stampante e, sparsi qua e l, vari documenti. Con la torcia
illuminai il ripiano e scorsi fatture, conti che attestavano entrate
e uscite, relazioni geologiche troppo tecniche perch riuscissi
a capirle. Non trovando niente di comprensibile, cominciai a
provare una sensazione di disagio per essermi trattenuta cos
a lungo in quella casa. Stavo per allontanarmi quando la mia
torcia illumin un foglio intestato che per me fu come un campanello
di allarme. Era una lettera ufficiale del ministero del
Commercio e dell'industria.
Usai la torcia per spostare il documento evitando di toccarlo
e riuscire a vederlo nella sua interezza. Era breve, appena tre
paragrafi, inviato dal responsabile del dipartimento preposto
all'esplorazione delle risorse energetiche. Iniziava con "Caro
Clive" e continuava riferendogli la "bellissima notizia" che il
ministro aveva finalmente rilasciato l'autorizzazione a iniziare
i lavori.
Malgrado le proteste degli abitanti della zona, Clive Ventry
aveva ottenuto la licenza di trivellare intorno al villaggio alla
ricerca di possibili giacimenti di petrolio. Avrebbe potuto ricavare
milioni - da aggiungere a quelli che gi possedeva - se
avesse trovato quell'immenso giacimento, sul quale Matt aveva
costruito la sua teoria.
Quasi avesse seguito il filo dei miei pensieri, il fascio di luce
della torcia si pos su un'altra lettera: era di un notaio che
confermava l'appuntamento della settimana successiva per
discutere la revisione di un testamento. Il secondo paragrafo
diceva che, allo stato attuale, alla morte di Clive il suo patrimonio
sarebbe passato ai famigliari ancora in vita al momento
del suo decesso, e che la divisione esatta sarebbe stata decisa in
sede di omologazione del testamento. L'ex moglie, che aveva
ricevuto notevoli benefici all'epoca del divorzio, non avrebbe
avuto alcun diritto.
Avevo attraversato l'intera casa e ormai dovevo tornare sui
miei passi. Spensi la torcia e, percorrendo le stanze buie, mi
chiesi a chi Clive intendesse lasciare i suoi beni e se suo zio
Ulfred avrebbe potuto rivendicare una quota. Allora mi ricordai
dell'altro suo zio: chiss se la prospettiva di un lascito avrebbe
riportato in patria il reverendo Archie.
Di nuovo nel salone d'ingresso, sbirciai dalla finestra. La
macchina di Matt era ancora l fuori.
Superai l'immenso tavolo di quercia, le credenze piene di
porcellane e oggetti di peltro, l'angolo nel quale cinque persone
si erano raccolte, ansiose e nervose. Due di loro, Violet ed Ernest,
erano morte. Quanti ancora sarebbero stati uccisi prima che la
sete di vendetta di Ulfred si placasse?
In fondo all'atrio, sulla sinistra, tre gradini portavano a un
corridoio immerso nell'oscurit. Pensai di riaccendere la torcia,
ma mi resi conto che sarei stata un bersaglio perfetto. Il gradino
di mezzo scricchiol, ma mi dissi che nessuno avrebbe sentito
quel lieve rumore.
Mi trovavo in un corridoio buio, dove ai bei tempi di sicuro
c'era stato un viavai di camerieri. Una scala a chiocciola portava
al piano superiore. Non vedevo l'estremit del corridoio,
ma notai che lungo la parete erano appesi cappotti e cappelli e
che sul pavimento c'erano varie paia di stivali. Attesi qualche
secondo, per assicurarmi che in quella massa di indumenti non
si nascondesse alcun pericolo, poi proseguii.
Davanti a me si apriva la sala da pranzo, arredata con mobili
scuri di quercia e decorata con porcellane, vetri, argenti. Possibile
che l abitasse un uomo da solo? Quale delirio di grandezza
aveva potuto convincere una persona di umili origini a comprare
e mantenere una propriet di quelle dimensioni esclusivamente
a proprio uso?
Tutto era in ordine nella sala da pranzo. Ritornai indietro,
muovendomi cautamente - quella fila di cappotti non mi piaceva
affatto -, e dopo pochi passi vidi la porta della cucina. I fornelli
erano appoggiati contro una parete, di fronte stava il lavello e
c'erano grandi credenze. Sapevo che avrei dovuto controllare
l dentro, ma sentivo che il cuore, gi sottoposto a uno sforzo
insolito, accelerava il battito. Percepivo un odore che conoscevo
fin troppo bene.
Attenta, Clara, sei vicinissima, mi diceva la tranquilla voce
interiore che ben conoscevo.
Una porta sulla mia sinistra portava a una seconda cucina.
Chiunque avesse avuto familiarit con le residenze signorili
avrebbe capito che quella era la dispensa del maggiordomo,
oppure lo sgabuzzino, ma a me sembr semplicemente una
seconda cucina. C'era un altro lavello, una lavastoviglie di notevoli
proporzioni e scaffali pieni di vetrerie e posaterie. L'odore
era pi pungente. Ancora una porta e una stanza.
Notai la pozza scura e scivolosa per terra prima di addentrarmi
nel locale. I sensi non mi avevano ingannata: impossibile
equivocare l'odore del sangue fresco.
Calma, Clara, rimani calma, raccomandava la voce dentro di
me. Ancora pochi passi.
Non ricordo di averli mai fatti. Non so quanto tempo sia
passato tra il momento in cui intuii ci che avrei visto e quello
in cui mi trovai nella terza cucina della grande casa con la torcia
puntata su quello che era stato un uomo.
...
.
...
Capitolo 48.
...
.
...
Ero di nuovo all'esterno. Come ci fossi arrivata non lo sapr
mai. Mi appoggiai alla macchina di Matt. La pioggia era un
torrente gelido che mi si abbatteva sulla testa, ma mi dava
sollievo. Alzando lo sguardo, vidi che le gocce scendevano da
un cielo infinito. Esposi il viso all'acqua, sperando che potesse
pulirmi anche dentro, cancellare il ricordo dalla mia memoria,
l'odore dalle mie narici. Ma credo di aver saputo gi allora che
non sarebbe stato possibile.
Reggendomi a fatica, vacillando sulle gambe che mi sembravano
pi deboli di quelle di un bambino, attraversai barcollando
il giardino e mi portai sul retro della casa. Pensavo di conoscere
tutte le forme di crudelt che l'animale umano sa infliggere, ma
mi sbagliavo.
L'uomo riverso sul pavimento della cucina aveva, al posto
della testa, una massa luccicante di ossa e carne maciullata. Alcune
parti - il cervello, il viso, i capelli - erano sparse intorno,
come se fossero appena schizzate via.
L'improvviso sapore cattivo in bocca e la contrazione dei
muscoli mi avvertirono che stavo per vomitare. Mi fermai, mi
piegai e cominciai a svuotare lo stomaco, ma non avendo mangiato
niente in tutta la giornata usc soltanto della bile. Quando
riuscii a raddrizzarmi, alzai ancora una volta il viso verso il
cielo, sperando di poter, almeno una volta nella mia vita adulta,
trovare le parole per pregare e le risorse spirituali per farlo con
sincerit. In quel momento, avevo bisogno di fede.
Calma, Clara, sii forte. Di nuovo quella voce, cos misteriosamente
familiare. Cos confortante da risvegliare il desiderio di
rannicchiarmi e stringermi al calore e al senso di sicurezza che
rappresentava per me. Non angosciarti continuava la voce. Lo
sai qual  il prossimo passo da compiere.
Attraversai il prato sul retro della casa.
Rasenta la siepe, Clara, se non vuoi essere vista.
Mi girai verso la siepe che delimitava il prato. Sembrava
lontanissima, a chilometri di distanza.
Un'immagine improvvisa mi guizz nella mente: un occhio
umano, strappato dall'orbita, era rotolato a un metro dal corpo e
si era fermato nella polvere sotto il tavolo. Caddi. Poco dopo, mi
ritrovai in ginocchio sull'erba umida, affondando nel fango.
Clara, sbrigati.
"Non ce la faccio."
S che ce la fai. Il poveretto che hai visto l dentro non era Matt.
Mi tirai su a fatica. Non avevo visto gli occhiali con la montatura
nera nel massacro che si era compiuto in cucina. Alla luce
della torcia avevo notato il brillio di una catenina d'oro intorno al
collo, un anello con uno stemma al mignolo della mano sinistra.
Matt non portava gioielli. Gli abiti inoltre non erano i suoi, e il
cadavere era di un uomo pi pesante e pi alto di Matt. Avevo
capito subito di avere sotto gli occhi i resti di Clive Ventry. Se si
fosse trattato di Matt, credo che sarei stata ancora l.
"Non era Matt, non era Matt." Recitando queste parole a bassa
voce, quasi fossero un mantra, raggiunsi l'estremit del prato e
superai il muretto che cingeva i giardini e li separava dal resto
della propriet di Clive. Solo che la propriet non era pi sua.
Il patrimonio sarebbe andato ai due zii: Ulfred, pericoloso, a
lungo rinchiuso in manicomio, e Archie, che aveva cercato di
uccidere il cugino.
Uccidere un parente stretto. Archie, Saul, Harry e Edeline
avevano preso parte al tentativo di assassinare Ulfred, cugino
dei primi tre e fratello di lei. Il legame parentale era abbastanza
stretto? La vendetta che Ulfred stava mettendo in atto spiegava
il rituale romano che continuavo a individuare in quelle gesta
di sangue? Possibile che un uomo d'intelligenza un po' inferiore
alla media, di scarsa cultura, conoscesse la poena cullei?
Improbabile. Il caso di Saul junior era diverso. Se avesse concluso
che la gente del villaggio era responsabile della morte dei
suoi genitori, forse spinto da un senso di giustizia primordiale
avrebbe adottato l'antico supplizio inflitto a chi uccideva un
parente stretto. Ma, fosse o non fosse stato il regista di quelle
morti, ormai era fuori gioco.
La Land Rover era dove l'avevo lasciata. Il cellulare continuava
a non prendere. Chiss se Rachel era riuscita a mettersi
in contatto con Matt? Mi tolsi la giacca inzuppata di pioggia e
salii al posto di guida.
Dove andare?
Alla casa dei serpenti, naturalmente.
Ricaddi in avanti picchiando la testa sul volante. Perch?
Perch in nome di Dio devo andare l?
Perch Matt  andato l. Ha trovato il cadavere di Clive e si  messo
sulle tracce di Ulfred. Per questo non si sa niente di lui da pi di
un'ora.
Sollevai la testa. Ulfred sar all'erta. "Mi vedr arrivare."
C' un altro accesso. Lo sai. Lo sai da tanto.
"Non posso."
Silenzio. Ma avevo riconosciuto quella voce: sapevo di chi
era e che, per giunta, se mi fossi messa a cercare di contrastarla,
non avrei mai avuto la meglio.
Perch allora perdere tempo?
Mi ci vollero quindici minuti per arrivare al fiume. Con le ruote
della macchina impantanate nel fango, indietreggiai finch la
parte posteriore del veicolo quasi rasent l'acqua, poi spensi il
motore. Trovai e indossai un paio di pantaloni impermeabili,
gli stivali di gomma e un giubbotto salvagente. Il fiume era
gonfio d'acqua da mesi, da molto prima che scoppiasse quel
temporale. Per giunta, la Protezione civile ci aveva ficcato in
testa una serie di misure di sicurezza al punto che le adottavamo
automaticamente: "Se lavori vicino all'acqua, scegli un
abbigliamento appropriato".
Mi misi una giacca impermeabile sulle spalle e uscii dalla
macchina. Non mi fu facile tirare fuori il canotto e portarlo
sino al fiume, ma ci riuscii. Sul fondo appoggiai la borsa degli
attrezzi, salii e con una spinta mi allontanai dalla riva.
A un certo punto, nelle ultime ventiquattr'ore, avevo risolto il
dilemma che mi angustiava da giorni. Com'era possibile entrare
e uscire dalla vecchia casa dei Witcher, muoversi nel villaggio
senza essere visti? Ora conoscevo la risposta. Chi ci abitava si
spostava per vie d'acqua e lungo i cunicoli della vecchia cava
di gesso. Avrei fatto a ritroso lo stesso percorso.
Nel nostro villaggio ci sono probabilmente pi torrenti e
fiumiciattoli che vie e piazze. Non ho idea di quanti siano gli
emissari del Liffin, ma quasi tutte le strade sono fiancheggiate
da canali con le sponde rivestite di mattoni, attraversati da
numerosi ponticelli. A tratti le acque sono convogliate in condutture
costruite sotto il manto stradale. Era possibile strisciare
lungo questi tunnel senza essere visti, soprattutto di notte. E
dove non arrivavano i corsi d'acqua, arrivavano le gallerie della
vecchia cava.
Da principio, trascinata dalla corrente/usai la pagaia soltanto
per controllare la direzione, ma presto mi sarei trovata a risalire
acque gonfie e veloci.
La notte in cui Matt e io eravamo stati nella propriet dei
Witcher avevo avuto la certezza che qualcuno ci abitasse. Matt
aveva attribuito quella mia sensazione a un nervosismo adolescenziale,
ma il tanfo nel gabinetto, il tepore della parete in
fondo alle scale, il movimento che avevo sentito mi avevano
confermato che la casa non era abbandonata come si pensava.
Matt aveva detto che l'avevamo setacciata con cura e non
c'era nessun segno che qualcuno vi abitasse.
In realt, non era andata cos. Nel terzo villino, in fondo alle
scale, c'era una stanza nella quale non eravamo entrati. L'unica
porta era stata murata, ma io avevo percepito del tepore dietro
quei mattoni. Ci doveva essere un modo per accedervi.
Spinta dalla corrente, raggiunsi la punta dell'isoletta dove
avevamo soccorso il cigno. Era venuto il momento di mettere
alla prova la forza muscolare delle mie braccia. Girai bruscamente
il canotto e cominciai a risalire il fiume muovendomi
dietro l'isoletta.
Il flusso era potente, ma lungo le sponde l'acqua ristagnava
e le chiome degli alberi proteggevano un po' dalla pioggia. A
testa bassa mi concentrai sullo sforzo di mantenere il ritmo con
la doppia pagaia.
Sullo stretto torrente affioravano detriti, rami, perfino alcuni
animali annegati che mi passarono accanto veloci, spinti dalla
furia dell'acqua. Numerose volte i pi grossi, entrando in
collisione con il canotto, lo fecero vorticare. Rischiai di essere
ributtata indietro e di non riuscire a riprendere il controllo della
fragile imbarcazione. Le braccia mi si stancarono molto prima
che raggiungessi il punto verso il quale ero diretta, eppure
continuai.
Era difficile individuarlo di notte, ma ricordavo il ciocco che
era ruzzolato nell'acqua. Attesi finch non lo ebbi superato, poi
tirai la pagaia nel canotto e afferrai i rami di un salice davanti
a me.
Il fiume tentava di respingermi, quasi non gradisse la nuova
direzione che stavo prendendo. Rimasi aggrappata e mi azzardai
ad abbrancare un altro ramo un po' oltre. Stringendomi a un
ramo dopo l'altro, avanzai trascinando il canotto sotto lo spesso
fogliame dei salici, finch non superai la linea degli alberi e mi
ritrovai dall'altra parte, nell'oscurit. Trovai la fune del canotto,
la lanciai intorno a un tronco e legai l'imbarcazione.
Respirando affannosamente, mi guardai intorno ma non vedevo
niente. Le sponde erano ripide, il lieve chiarore del gesso
era oscurato dalla vegetazione. Alcuni salici fitti, non cimati, e
qualche pioppo nero crescevano cos vicini al margine dell'acqua
che sembravano l l per caderci dentro. Prima di proseguire,
dovevo orizzontarmi. Presi la torcia e mossi il fascio di luce
intorno a me.
Ero in un torrente stretto e impetuoso, a circa cento metri dalla
scarpata di gesso sulla quale sorgeva la casa dei Witcher. Da
quanto vedevo, il terreno sulle rive era fittamente boschivo con
ginestroni, noccioli, rovi. Sarebbe stato quasi impossibile avanzare
a piedi. Non avevo alternative se non risalire la corrente.
Non sarebbe stato facile: l'acqua scorreva impetuosa. Volgendo
il fascio di luce lungo le sponde, riuscivo a scorgere i segni
lasciati nella roccia da attrezzi primitivi. Forse ero in uno dei
vecchi cunicoli della cava, non in un torrente naturale.
A quel punto, non mi fu pi possibile spingere il canotto
manovrando la pagaia. Non mi restava che procedere a piedi.
Afferrata la radice di un albero per trovare l'equilibrio, mi
immersi nella corrente che mi arrivava all'altezza della vita.
Slegai la fune del canotto, me lo passai sulla testa e poi di traverso
a una spalla. Mi sarebbe servito se avessi avuto bisogno
di filare via in tutta fretta. Spegnere la torcia fu per me una
dura rinuncia, ma dovevo rendermi invisibile. Avrei cercato di
vedere nell'oscurit.
Impedendomi di pensare all'acqua gelida e alla sua spinta
ininterrotta, mi avviai tenendomi nel mezzo del flusso per diminuire
il rischio che il canotto s'incastrasse nella riva. Complessa
o no, quella era l'unica via d'accesso. Fin dalla notte in cui avevo
sentito il richiamo del cigno muto, cos prossimo alla propriet
dei Witcher, sapevo che ci doveva essere almeno un ruscello
nelle vicinanze di cui tutti ignoravano l'esistenza. Avevo intuito
che la corrente, che agitava i tratti stagnanti lungo le rive del
Liffin, era quella di un affluente sotterraneo che, come tanti altri
corsi d'acqua, attraversava il villaggio e risaliva alla superficie
sotto la casa dei Witcher.
Mentre avanzavo faticosamente, notai che molti alberi si
levavano dalle scarpate quasi in verticale e che per mancanza
di luce avevano rami sottili e scarso fogliame. Uno, caduto di
traverso, formava una specie di baldacchino.
Superato l'albero crollato, la pendenza si fece pi ripida. Nello
stesso tempo mi accorsi che le rive, abbassandosi, lasciavano
penetrare pi luce. La casa dei Witcher sorgeva pericolosamente
sul limitare della scarpata friabile, a meno di venti metri davanti a
me. Da dove mi trovavo vedevo quello che nessuno nel villaggio
sapeva esistere: un'enorme cavit, simile a una bocca spalancata
in uno sbadiglio, circa cinque metri sotto le fondamenta. Da qui
sgorgava il fiume nero e schiumante.
Avvicinandomi, pensai che la costruzione avrebbe dovuto
essere demolita anni prima. Non solo era precariamente vicina
al ciglio di un dirupo che si sgretolava, ma era posizionata
sopra i vecchi canaloni della miniera, che le bucherellavano le
fondamenta.
Avendo pi luce, riuscivo a distinguere le felci che crescevano
sulle rive, a evitare i rami spezzati che vorticosamente mi
venivano incontro, a scorgere i minuscoli occhi degli animali
che timorosi sbirciavano quella strana intrusa nel loro territorio.
Sulla mia destra alcuni massi rotolati nel fiume rivelavano uno
stretto passaggio che dal bordo dell'acqua si addentrava nel
sottobosco. Mi fermai per un istante e guardai il solco fangoso,
segnato da impronte che la pioggia non aveva cancellato. Che
fosse un altro accesso alla propriet? Era difficile dirlo con certezza,
e non avevo tempo per sincerarmene. Ripresi il cammino
e, a ogni passo, la cavernosa cavit, che si spingeva fin nel ventre
profondo della casa, si dilatava sempre pi.
L'acqua era pi bassa, ma la pressione che sentivo contro le
cosce mi diceva che la pendenza era forte. L'oscurit davanti a
me sembrava animarsi ed ebbi la sensazione che qualcosa, al
di l delle tenebre, aspettasse affamato. E che sapesse che mi
avvicinavo.
Per la prima volta da quando avevo lasciato la grande dimora
di Clive Ventry, spinta dalla voce che mi risuonava in testa, mi
permisi di riflettere su quanto stava davanti a me. Qualcosa era
forse in agguato nella vecchia propriet dei Witcher, nella casa
dei serpenti, come avevo cominciato a chiamarla tra me e me?
Ulfred Witcher aveva trascorso gli anni pi importanti della
sua vita rifiutato e temuto dai suoi simili. Era stato sbeffeggiato,
bistrattato e alla fine maltrattato in maniera orribile. Rinchiuso
in manicomio ancora giovane, vi era rimasto per mezzo secolo
e anche quando, grazie alle cure, aveva recuperato in gran parte
la vista e avrebbe potuto comunicare con il prossimo, aveva
continuato a evitarlo, preferendo la compagnia degli animali
selvatici. Aveva deliberatamente cercato la vicinanza di creature
sfuggenti, incomprese e temute affini a lui.
Dovevo convincermi che l'uomo che mi sarei trovata di fronte
non aveva alcuna percezione dei valori morali. Che era arrivato
a considerare come suoi nemici tutti gli abitanti del villaggio,
me compresa. Non potevo neppure cedere alla compassione e
considerarlo un vecchio. A settantanni gli uomini non sono privi
di forze. Ulfred era vigoroso e astuto. Da tempo si aggirava nei
cunicoli della vecchia cava e lungo i canali. Sapeva muoversi in
silenzio, riusciva a vedere nelle tenebre. Possedeva uno strano
potere sui serpenti. Era una creatura della notte.
Raggiunsi l'ombra della scarpata. Ancora pochi passi e mi sarei
ritrovata nella grotta artificiale, scavata dagli uomini nell'antica
miniera di gesso sottostante la casa. Avrei trovato riparo dalla
pioggia. Avrei potuto arrampicarmi sulla sponda del fiume,
uscire dall'acqua; forse si sarebbe allentata la morsa del freddo
che mi gelava le ossa. Ma, anche da vicino, l'oscurit sotto le
rocce era impenetrabile. Avevo il coraggio?
Mi tolsi dalla spalla la fune del canotto. Se ci fossi saltata dentro,
la corrente mi avrebbe portata al sicuro. Ma sapevo che la voce
nella mia testa, silenziosa da tempo, era in attesa di farsi sentire
di nuovo, se avessi esitato. Mi avrebbe detto che ero in grado di
affrontare Ulfred. Che ero giovane e forte, che avevo un'ottima
vista, un odorato acuto e un udito altrettanto sensibile. E soprattutto
che ero abituata all'oscurit, che sapevo come nascondermi,
come seguire le tracce di esseri spaventati e ostili. In fondo, ero
anch'io una creatura della notte. Mi addentrai nell'ombra della
grotta e le tenebre mi inghiottirono.
...
.
...
Capitolo 49.
...
.
...
Per alcuni, lunghissimi secondi mi trovai avvolta in un'oscurit
fitta, quasi tangibile. Mi sembrava di toccarla tendendo la
mano o palpandomi il viso. Poi, molto, troppo lentamente, il
buio cominci ad acquistare contorni e a diventare una massa in
movimento. La grotta, che vista da dentro era poco pi di una
breccia nella roccia, si allungava davanti a me, addentrandosi
nella scarpata. Raggiungeva un'altezza di un metro sopra la
mia testa, formando la stretta base di gesso sulla quale poggiava
la casa. Intravidi, sulla destra, un masso rozzamente spianato
con i picconi, che fungeva da primitivo approdo e, oltre, una
scala a pioli. Uscita dall'acqua, continuando a stringere la fune,
notai un piccolo anello di ferro inchiodato nella pietra: era un
ormeggio.
Tornai sui miei passi rasentando la parete rocciosa. La pioggia,
che cadeva con la stessa intensit di prima, si abbatteva con la
forza di una cascata all'imbocco della grotta. Lungo il bordo
crescevano molti rovi e un fitto sambuco. Abbassandomi trovai
un ramo robusto, vi legai il canotto e lo nascosi sotto un fascio
di rami. Nessuno che fosse arrivato con il buio, sotto quella
pioggia battente, lo avrebbe notato.
La scala a pioli, appoggiata alla parete di roccia, era di ferro
vecchio e arrugginito. Forse era stata usata quando la cava
era ancora attiva. Vi erano attaccate, distanziate mezzo metro
l'una dall'altra, delle sbarre che si erano rotte da tempo, e ora
ne rimanevano soltanto i tronconi. A poco meno di un metro
sopra la mia testa, nella roccia, era incassata una botola di legno.
Attenta a non fare rumore, spostai la scala per incastrarla sotto
la ribalta. Fortuna volle, o forse era stata fatta cos apposta,
che l'apertura fosse pi larga della ribalta che la chiudeva, e la
scaletta scivol facilmente nello spazio tra la roccia e il legno.
Ne saggiai la stabilit e cominciai a salire.
Arrivata in cima, toccando il legno con il viso, notai che era
asciutto e pi tiepido di quanto mi sarei aspettata. Nessun rumore.
Tastando con la mano, trovai un paletto e lo girai. La ribalta
si abbass cadendo verso di me. La lasciai dondolare e salii.
Ignorando il tanfo che mi colp con violenza, presi la torcia e
l'accesi. Feci girare intorno il fascio di luce, controllando ogni
angolo, ogni ombra e figurandomi il locale, attenta a percepire il
minimo movimento e a individuare ogni possibile nascondiglio.
Mi tirai su e mi scostai dalla botola.
Era uno spazio angusto, come avevo intuito; in origine, probabilmente
era stato parte integrante della casa. Dai muri pendevano
pezzi di intonaco e in certi punti spuntavano dei cavi
elettrici, segno che l c'erano state delle lampade. Lungo una
parete saliva una scala priva di balaustra. Dalla parte opposta,
buttati per terra, c'erano un materasso e delle lenzuola sporche,
in parte causa di quel tremendo fetore.
Avanzai, superando i resti avariati di cibo in scatola e i rimasugli
di latte inacidito sul fondo di bottiglie che magari
erano state rubate dalla soglia delle case. Faceva caldo e mi
accorsi che, sistemati negli angoli, quattro fornelli a gas erano
accesi al massimo della potenza. Contro un muro c'era una fila
di bombole di riserva. Non era possibile che Ulfred le avesse
portate fin l da solo, senza aiuto. Forse erano in quella stanza
da prima che lui tornasse, immagazzinate dai Witcher per chiss
quale ragione. Che temessero un'improvvisa e prolungata
interruzione della fornitura di elettricit? Che presagissero la
fine del mondo? Probabilmente quelle bombole dimostravano
soltanto che qualcuno aiutava Ulfred a tenere al caldo il suo zoo,
come nella casa di Sean, ma in un mondo parallelo, da incubo.
Intorno c'erano gabbie rozze, costruite alla meglio: un vivaio
per pesci chiuso con un pannello di compensato, contenitori di
plastica, secchi di metallo, perfino scatole da scarpe. Con cautela
sollevai un coperchio e vidi una mezza dozzina di bisce che si
contorcevano.
Feci il giro della stanza, sbirciando nelle gabbie trasparenti
e sollevando con circospezione i coperchi di quelle che non lo
erano. In un secchio trovai una vipera morta e una prossima a
morire. In una scatola a chiusura ermetica, di fattura americana,
trovai otto uova di biscia. Non era ancora la stagione della
riproduzione, ma forse il caldo della stanza aveva scombinato
il ciclo riproduttivo degli animali.
Tutti gli esemplari erano in cattive condizioni. Non ne ero
sorpresa, visto che vivevano in un ambiente ristretto, poco
igienico e inadeguato. Faceva troppo caldo l dentro per le
specie di serpenti che vivono in Gran Bretagna. Chiss quando
avevano mangiato l'ultima volta? Mi vennero in mente i pulcini
di barbagianni e capii qual era stata la loro fine. Continuai a
controllare la stanza finch non fui sicura di avere guardato in
tutte le scatole e in tutti i vivai. Avevo trovato soltanto serpenti
nostrani, met dei quali morti, gli altri moribondi.
Nessuna traccia del taipan. Nessuna traccia di Matt. Non mi
restava che perlustrare il resto della casa.
Spensi la torcia e mi avvicinai alla scala. In cima era buio.
Mentre salivo, mi parve di percepire un rumore che non era
attribuibile al temporale. Mi fermai, ma il suono non si ripet
e ripresi a salire. Non vedevo pi n i gradini sotto di me n
quelli che avevo davanti. Avanzavo lentamente, appoggiando
con cura i piedi, tendendo un braccio in avanti e toccando con
l'altro il muro.
Arrivata in fondo, timorosa di accendere la torcia, tastai quello
che avevo intorno. Le pareti erano di mattoni. Procedendo a
braccia tese, mi trovai a toccare una superficie di legno scabra,
che cedette al tatto. Era una porta. Aguzzando lo sguardo, vidi
una stanza che riconobbi. Vi ero stata con Matt poco prima
che il serbatoio di vetro al pianterreno si fracassasse al suolo.
Una parete era completamente occupata da armadi, da terra al
soffitto. Matt non era riuscito ad aprirne neanche uno e aveva
concluso che le porte si erano incastrate nel corso degli anni.
Non era cos. Erano chiusi dall'interno e io stavo per uscire da
uno di questi.
Di nuovo il rumore, pi forte questa volta, pi netto. Qualcosa
di pesante stava scivolando sul pavimento di legno. Un
borbottio basso e gutturale, poi il sommesso gemito di una voce
che riconobbi. Qualcosa, proveniente dalla stanza adiacente, si
stava avvicinando a me. Sentivo dei passi lenti e pesanti, e il
suono di un carico che veniva trascinato e strattonato quando
si impigliava negli angoli.
Non c'erano nascondigli al piano di sotto, nel nido di serpenti
che era la stanza di Ulfred. Forse avrei potuto raggiungere in
tempo la botola, ma non avrei avuto modo di sapere quello
che succedeva sopra la mia testa. Dovevo vedere che cosa - o
chi - Ulfred stava trascinando. Ritornai nell'armadio, tirando
l'anta fin quasi a chiuderla, e mi spostai su un lato. Se gli armadi
erano collegati l'uno all'altro, avrei potuto ritrarmi nell'angolo
pi buio, lontano dalla porta e dalla scala, ma la fortuna non
stava dalla mia. Dopo uno o due metri mi ritrovai davanti una
solida parete di legno. Frugai in tasca per prendere il coltello.
Non avevo mai pensato di usare una lama contro una creatura
vivente, ma non mi sarei lasciata intrappolare come un coniglio,
inerme. Mi paralizzai prima di poter trovare quello che
cercavo. Si stava aprendo l'anta dell'armadio nel quale mi ero
rincantucciata.
Trattenni il fiato, mi appiattii e vidi delinearsi una figura
informe. Era un essere umano, perch lo sentivo borbottare
sommessamente. Ripeteva qualcosa di incomprensibile. Parole
che, se di sicuro avevano un significato per Ulfred, non ne
avevano alcuno per me. Si chin in avanti: lo sentii mormorare
mentre afferrava qualcosa e lo tirava in direzione della scala,
attraverso l'armadio.
Doveva trattarsi di un carico pesante, perch il respiro di
Ulfred si faceva sempre pi affannoso e i suoi polmoni emettevano
un lieve sibilo. I lunghi mesi durante i quali era vissuto
in solitudine nella casa dei Witcher non gli avevano giovato.
Chiuse la porta e l'oscurit fu assoluta. Rimase in piedi immobile,
respirando dal naso. Poi vi fu silenzio. Ulfred tratteneva
il respiro.
Restammo l, noi due, in un mondo cos nero da sembrare
vuoto. Capii che in qualche modo aveva percepito una presenza
estranea. Che cosa stava facendo? Tendeva l'orecchio? No, era
sordo. Sperava di vedere qualcosa? Consapevole che il luccichio
degli occhi avrebbe potuto tradirmi, li serrai con forza. Che mi
fiutasse? Io s, sentivo il suo odore. Tastava le pareti aspettando
che mi tradissi muovendomi? Avrei avuto il tempo di cercare
il coltello, ma restavo immobile con la pila in mano. L'avrei
usata per colpirlo sulla testa con tutte le mie forze, se mi avesse
aggredita. Non ce la facevo a starmene a occhi serrati, e li socchiusi.
Colsi il profilo della persona pi pericolosa che avessi
mai conosciuto: se ne stava fermo a meno di un metro da me.
Quando capii che di l a poco mi sarei messa a urlare - stavo
quasi per completare il conto alla rovescia -, lui si mosse e la
tensione allent di colpo.
Lo sentii che scendeva lentamente e faticosamente la scala,
trascinando il suo fagotto. Era qualcosa di duro e pesante, come
fatto d'osso, che risuonava con un tonfo a ogni passo. Mi resi
conto che il terrore, per quanto intenso, non mi impediva di
provare una collera furibonda. Era il cranio di Matt che sbatteva
a ogni gradino della scala? Quanti colpi sarebbero bastati per
produrre un danno cerebrale? Per ucciderlo?
Avanzai leggermente, pensando che avrei potuto buttarmi
su di lui dal gradino pi alto, cadergli addosso, strappargli gli
occhi...
Non sognarti di fare una cosa simile!
"Devo agire. Non posso starmene qui mentre... "
Santo cielo, Clara.  troppo forte per te. Aspetta e rifletti.
Tremando mi costrinsi a rimanere immobile, nel mio angolino,
invisibile dalla scala. I suoni che salivano da sotto mi dissero
che ora Ulfred si muoveva con maggior disinvoltura. Non
trascinava pi il pesante carico. Poi un cigolio del legno e un
lieve fremito della parete contro cui ero addossata mi dissero
che stava risalendo. Mi ritrassi. Veniva per me?
Chiusi gli occhi, abbassai la testa e trattenni il fiato. Se mi
avesse afferrata avrei lottato con furia. Avevo ancora la torcia
e, in tasca, il coltello... Peccato non averlo tirato fuori quando
ne avevo avuto la possibilit.
Ulfred era arrivato in cima alla scala. Si ferm un istante
a riprendere fiato, e io capii che era finita. Percepivo il suo
sguardo su di me. Mi preparai a balzargli addosso. Poi udii il
fruscio di un lucchetto che veniva tirato e l'anta dell'armadio si
riapr. Nella fioca luce che veniva dalla stanza, lo vidi avanzare
e chiudere l'anta dietro di s.
Mi giunse il suono dei passi che si allontanavano.
Bene, ora  il momento di agire.
Mi mossi e accesi la torcia. In un attimo trovai il chiavistello
che, scivolando al suo posto, chiudeva gli armadi dall'interno.
Lo tirai.
Sapendo che una porta chiusa non sarebbe bastata a tenere a
bada un uomo come Ulfred, mi girai e corsi gi per la scala. Era
pi facile ora che osavo accendere la torcia. Giunta in fondo, mi
precipitai verso la figura prona, abbandonata per terra contro
la parete. Non occorreva che la vedessi in viso per capire di chi
si trattava. Io stessa avevo indossato quella giacca.
Afferrai la spalla di Matt. Mentre lo voltavo a faccia in su,
lui emise un gemito sommesso. L'enorme sollievo di saperlo
ancora vivo dur meno di un secondo, fino al momento in cui
vidi i suoi occhi grigi iniettati di sangue e un rivolo colargli dalla
bocca. Dalle sue labbra usciva un suono debole, affannoso, e
capii che faticava a respirare.
Matt!
Sapevo che era stupido parlare e produrre un qualsiasi rumore,
ma non resistetti. Gli occhi arrossati di Matt mi misero a
fuoco. Le sue labbra si mossero di nuovo.
Il braccio rantol, tentando di girare la testa per guardarsi
il braccio destro.
Riuscii a sfilarglielo dalla giacca. Aveva la camicia imbevuta
di sangue. Tirando finalmente fuori il coltello, lo infilai sotto il
colletto della camicia e la tagliai, spostando il tessuto zuppo di
sangue per vedere la carne.
Non era il morso di una vipera. Era evidente, e lo confermava
l'abbondante sanguinamento. Il taipan lo aveva morso sulla
sommit della spalla e la pelle intorno alla ferita era gi gonfia
e violacea. A ogni istante la carne moriva e, peggio ancora, il
veleno gli scorreva nel corpo, distruggendone gli organi e paralizzandone
le funzioni necessarie a tenerlo in vita. Di l a poco
non sarebbe stato in grado di respirare autonomamente. Prima
che fosse giorno, i suoi organi interni si sarebbero spappolati.
Sarebbe stato un guscio in decomposizione.
"Se vieni morsa, hai qualche ora di tempo per iniettartelo,
lo sai, vero?"
Matt era uscito di casa poco pi di un'ora prima. Avevamo
del tempo.
In una delle tante tasche del giubbotto trovai la scatola con le
fiale che Sean mi aveva dato e la siringa che avevo preso dalla
borsa. Era una regola per me portarmene una dietro, perch
capitava spesso di dover iniettare un tranquillante a qualche
grosso mammifero. Mi dissi che Matt poteva essere equiparato
a un grosso mammifero. Lessi le istruzioni scritte sulla scatola.
Sapevo gi che gli antidoti vanno somministrati lentamente,
meglio se diluiti in una soluzione intravenosa. Non c'era spazio
per queste raffinatezze, ma dovevo fare attenzione in ogni caso.
Riempii la siringa, trovai una vena e poi, con rigorosa lentezza,
fissando sempre la lancetta dei secondi sul mio orologio, iniettai
nel braccio di Matt l'unica sostanza al mondo in grado di
salvarlo. Presi un'altra fiala e ripetei l'operazione. Poi dovetti
fermarmi.
Non potevo somministrare a Matt in una volta sola l'intera
confezione dell'antidoto. Sarebbe stato pericoloso quanto il
morso. Gli avevo dato la possibilit di contrastare l'azione del
veleno, ma bisognava ricoverarlo in ospedale. Trovai nella sua
giacca una taschina interna per infilarvi le altre fiale, ma per
farlo dovetti estrarre un foglio piegato. Non l'avrei neanche
guardato, se non avessi letto sull'angolo in alto a sinistra il nome
e l'indirizzo di Clive Ventry.
Pur sapendo che forse sprecavo dei secondi preziosi, aprii il
documento, lo lisciai e alla luce della torcia vidi che si trattava
di un referto, indirizzato a Clive, rilasciato da un laboratorio
di genetica. Dopo i ringraziamenti di rito per avere scelto di
sottoporre i campioni ai tecnici del loro centro, si specificava che
l'esame era stato condotto con il metodo a brevi ripetizioni in
tandem, PCR DNA, il pi aggiornato e attendibile, e si dichiarava
che con un'approssimazione del 99,99% non esisteva alcuna
relazione biologica tra il soggetto A e il soggetto B.
Di questo Clive aveva voluto discutere con Matt? Probabilmente
s, ma non capivo cosa volesse dire. Sapendo che il
tempo stava per scadere, mi infilai il documento in tasca, misi
le fiale dell'antidoto nella giacca di Matt e con una piccola
penna a sfera gli scrissi in fronte la parola "tasca". Senza molte
speranze, controllai se il mio cellulare captava il segnale di rete.
Niente da fare.
Il respiro di Matt era superficiale e affannoso, troppo rapido.
Soffriva molto, e avrebbe sofferto ancora di pi non appena lo
avessi mosso.
Rimisi il coltello in una tasca dei pantaloni e prendendolo per
le braccia lo tirai verso di me. Era cosciente. Su mormorai con
un filo di voce, non osando parlare forte dobbiamo uscire di
qui. Devi essere ricoverato in ospedale. Lo strattonavo, tentando
di sollevarlo, ma era un peso morto. Dopo averlo issato in
posizione seduta, stavo quasi per mettermi a singhiozzare per
la disperazione. Da sola, non ce l'avrei mai fatta a portarlo gi
per la scaletta a pioli e a trascinarlo fuori dalla grotta. Gli presi
la testa fra le mani e lo costrinsi a guardarmi.
Matt, Sean mi ha dato l'antidoto. Il suo viso era a pochi
centimetri dal mio. Mi parve di cogliere nel suo sguardo un
guizzo di vitalit. Te la caverai, se sarai curato, ma se starai
qui, morirai. Devi tirarti su.
Si alz. Fece uno sforzo immane, con quel suo povero cuore
indebolito dalla mistura tossica che era costretto a pompare, e
appoggiandosi con tutto il peso su di me fu in grado di mettersi
in piedi. All'ultimo momento cadde in avanti sulle mani e sulle
ginocchia, ma non importava: si sarebbe mosso carponi. Lo
spinsi incitandolo a proseguire fino alla botola.
Come, in nome di Dio, sarei riuscita a farlo scendere?
Santo cielo, Clara, usa il cervello! Come fai a sollevare un capriolo?
Con la corda! Ero sicura di averla vista. Mi girai di scatto e la
scorsi. Era sottile, di nylon, probabilmente usata per il bucato,
ma sufficiente. L'afferrai, la passai sotto le braccia di Matt e
intorno al suo torace, la legai in un nodo a gassa d'amante. Poi
cercai in giro qualcosa di robusto in grado di sostenere il peso.
Non c'era niente in vista. Avrei usato i pioli della scaletta. Infilai
la corda intorno al primo e mi avvolsi la parte restante alla
vita. Poi spinsi le gambe di Matt finch non dondolarono nella
botola. I nostri sguardi si incontrarono.
Aiutami dissi.
Le sue labbra fremettero, poi lui si protese e afferr il primo
piolo. Si lasci cadere in avanti, e la corda di nylon mi affond
intorno alla vita e mi scarnific le mani.
Non del tutto pronta, mi sentii trascinare in avanti dal peso
di Matt, poi feci forza con i piedi contro i pioli in cima alla
scaletta. Matt ora oscillava nell'aria e mi pareva che la corda
mi tagliasse in due. Cominciai ad allentarla. A poco a poco lui
si abbass, arrivando sempre pi vicino alle rocce sottostanti.
Ma da qualche parte, nella casa, Ulfred si stava muovendo e
stava tornando.
Mi azzardai ad allentare la corda pi in fretta. La scaletta
scivol di lato e Matt cadde come un sasso, atterrando pesantemente
sull'approdo sotto di noi. Per poco non mi trascin con
s, ma all'ultimo momento mollai la corda.
Sapendo che il peggio era passato, raddrizzai la scaletta,
scesi e in pochi secondi mi ritrovai in fondo. Tagliai la corda,
la sfilai da sotto il corpo di Matt e, lasciandolo dov'era caduto,
mi precipitai verso il canotto e lo estrassi dal groviglio di rami
che lo nascondevano. Trascinandolo all'imbocco della grotta,
lo legai all'anello di ferro dell'ormeggio e per un secondo mi
chiesi come sarei riuscita a issarvi Matt.
Scusami borbottai, sapendo che c'era soltanto un sistema.
Strattonandolo rudemente per le spalle, per la schiena, di nuovo
per le spalle, lo feci rotolare per tutta la larghezza dell'approdo
finch non riuscii a scodellarlo nel canotto, facendo attenzione
a proteggergli il capo. Mi assicurai che le braccia e le gambe
fossero dentro e che non sbattesse la testa. Poi lo ricoprii con il
telo impermeabile.
Andava tutto bene. Ora non mi restava che tagliare la fune,
arrampicarmi sull'imbarcazione e la corrente ci avrebbe spinti
fino al punto dove avevo lasciato la Land Rover. Mi sarei precipitata
al primo pronto soccorso e i medici gli avrebbero somministrato
il resto dell'antidoto. Era possibile sopravvivere al
morso di un taipan, a condizione di avere l'antidoto e di essere
adeguatamente curati in ospedale. Matt ce l'avrebbe fatta.
Un istante dopo, percepii un nuovo odore: fumo di pipa.
Clara, attenta!, mi risuon in testa la voce di mia madre. Allentai
la fune e spinsi il canotto con forza. La corrente lo afferr
trascinandolo via, senza di me, lontano dalla grotta e gi per la
gola. Mi girai proprio mentre la tozza figura che mi era familiare
raggiungeva il fondo della scaletta. Mi resi conto allora che
poche notti prima non avevo visto i fratelli Keech, bens Ulfred,
dare la caccia ai serpenti nella propriet di Clive Ventry. Ulfred
accese la torcia e me la punt addosso. Ebbi un momento per
chiedermi se dovessi saltare nel fiume e inseguire il canotto in
mezzo alla corrente, se avessi una remota possibilit di non
essere catturata da lui. Feci un passo indietro.
Nel campo, quella notte, chi c'era con Ulfred?
Quello che sentii subito dopo avrebbe potuto essere un tuono.
Invece era il tonfo di un pesante sasso che mi colpiva in testa.
Il mondo tremol come un vecchio film su uno schermo cinematografico
consunto, poi si dissolse.
...
.
...
Capitolo 50.
...
.
...
Non volevo svegliarmi. Come potevo essere cos dolorante e
respirare ancora? Le ossa del cranio dovevano essersi fracassate;
nient'altro avrebbe potuto spiegare le fitte lancinanti che sentivo
in testa. Provavo nausea, avevo conati di vomito, ma non potevo
muovere neanche un muscolo. Sarei morta l, su quelle pietre
bagnate, soffocata dal rigurgito gastrico, e mi sarebbe sembrata
un'auspicabile liberazione.
Non vomitai: non avevo niente nello stomaco. Un improvviso
colpo di tosse mi costrinse ad aprire gli occhi. Il suolo di gesso
scabro della grotta era cambiato. La pietra era levigata, tagliata
in forme regolari, e l'orribile stridore non era nel mio cervello,
ma veniva da decine di minuscoli insetti che giravano su di me.
Mi trovavo nella vecchia chiesa.
La fibbia del giubbotto salvagente mi premeva sul petto.
Tentai di tendere una mano per sollevarmi, tastarmi la testa,
capire se ero ferita in modo grave, ma non potevo. Avevo le
braccia legate lungo i fianchi con la corda di nylon che avevo
usato per calare Matt nella botola.
Inchiodata com'ero sul pavimento, riuscivo a vedere ben poco.
Provavo dolore perfino a muovere gli occhi. Intravedevo file
di banchi da chiesa, alcuni capovolti, altri ancora al loro posto.
A meno di tre metri da me, Ulfred se ne stava tranquillamente
seduto.
Sbattei le palpebre e lo misi a fuoco. Era somigliantissimo
a Walter, forse con gli occhi un po' pi piccoli e il mento pi
pronunciato. Aveva pi capelli di Walter e una corporatura
leggermente pi robusta. Avrebbero potuto essere fratelli anzich
cugini. Sarebbe stato facile, sotto una luce fioca, scambiarli l'uno
per l'altro. Solo che Walter non avrebbe mai maneggiato un taipan,
come faceva Ulfred in quel momento, non lo avrebbe mai
tenuto in grembo. Vedevo le dita nodose tendersi e accarezzare
la forma affusolata del serpente per tutta la sua lunghezza, dalla
testa fino quasi all'estremit della coda. E il serpente si lasciava
maneggiare, non mostrando di voler scappare o difendersi.
"Rimani immobile" mi dissi, chiudendo gli occhi. Se credeva
che fossi priva di conoscenza, forse mi avrebbe lasciata stare.
Probabilmente la polizia stava per arrivare, se Rachel era riuscita
a contattarla e a trasmettere un messaggio chiaro. Forse
gli agenti avevano gi seguito le tracce di Matt fino alla casa
di Clive Ventry. L avrebbero trovato il suo cadavere, e a quel
punto si sarebbero messi a cercare Matt e me.
Ma il cellulare, l'ultima volta che avevo tentato di usarlo, non
prendeva. Chiss poi se Rachel si era ricordata di spiegare come
raggiungere il villaggio.
"Respira con regolarit, non farti tradire dal fremito delle
palpebre." Ce l'avrei fatta. Dopo aver trovato il cadavere di
Clive, probabilmente Matt si era messo in contatto via radio
per chiedere aiuto. Alla notizia di un altro omicidio, i poliziotti
si sarebbero mossi, anche a costo di venire a piedi. Ma solo se
Matt aveva visto Clive. Se invece, scorgendo Ulfred, avesse
deciso di seguirlo, non avrebbe avuto modo di chiamare i soccorsi.
Oddio...
Rose Scott, la direttrice dell'ospedale psichiatrico! Avrebbe
lanciato l'allarme, avvertito le autorit che Ulfred si era fatto
vedere nei dintorni. In un modo o nell'altro, gli aiuti sarebbero
arrivati, non poteva che essere cos. Il dubbio era se sarebbero
arrivati in tempo.
Udii dei movimenti nella chiesa. Rumore di passi. Ulfred
continuava a starsene sul banco in prima fila. Mi irrigidii prima
di ricordarmi che dovevo stare immobile.
Lo sapevo che era sveglia, mia cara.
Le labbra di Ulfred non si erano mosse, ma in nessun caso
avrei potuto pensare che a parlare fosse stato lui. L'accento
americano era inequivocabile. Archie Witcher era tornato a
casa, dopo tutto.
Mi raggomitolai, spinsi sulle gambe con forza e mi misi in
ginocchio. Il sangue, defluendo dalla testa, attenu il dolore.
Guardai l'uomo in piedi davanti a me.
Archie era di bell'aspetto, alto pi di un metro e ottanta. Tutti
lo avevano confermato, ma era pi imponente di come appariva
in fotografia. Da giovane, il suo viso doveva essere stato molto
attraente, con lineamenti e proporzioni perfette. La pelle bianca
era segnata da rughe normali in un uomo di pi di settant'anni,
ma il suo restava un volto indimenticabile, straordinariamente
bello. L'azzurro degli occhi lampeggiava tra le ciglia scure. Un
uomo splendido nell'autunno della vita. Ereditando il patrimonio
di suo nipote, gli anni che gli restavano sarebbero stati
davvero piacevoli.
Aveva fatto tutto per i soldi? Soltanto l'avidit aveva spinto
Archie a tornare - sottraendosi allo scandalo e a un probabile
processo nella sua patria di adozione - per ereditare l'immenso
patrimonio di suo nipote, se questi fosse morto prima di lui?
Mi dispiace di averla tormentata spostandola qui, signorina
Clara disse parlando dall'alto della sua statura. C' dell'acqua,
se la desidera. L'accento era quello del Sud degli Stati Uniti:
nessuna traccia della cadenza del Dorset.
Annuii e farfugliai un: S, grazie. Mi serviva tempo. Era
impossibile scappare, ma i soccorsi stavano arrivando. Dovevo
guadagnare tempo.
Archie si gir e si allontan. In quel mentre, ritornai con il
pensiero all'incontro di una settimana prima nella casa di Clive
Ventry. Avevo visto un uomo alto, avvolto in un mantello scuro,
sparire lungo un corridoio del primo piano. Tutti avevano gli
occhi puntati su di me, ma io mi ero accorta che Clive fissava
l'ospite che aveva in casa. Chiss da quanto tempo Archie
abitava l senza dare nell'occhio? Rose Scott aveva accennato
a un signore distinto con un accento particolare che era andato
a trovare Ulfred. Avevo concluso che si trattasse di Clive,
ma avrebbe potuto essere Archie. Lui aveva aiutato Ulfred a
scappare.
Quando Archie si fu allontanato, cominciai a chiedermi di
chi fossero le mani che avevano colpito Clive a morte. Ulfred
continuava a carezzare il serpente in modo assente e meccanico,
e ormai non sembrava altro che un uomo triste e confuso. Era
entrato in casa mia terrorizzandomi, tuttavia...
Udii un rumore di passi avvicinarsi.
Quella notte Ulfred non mi aveva fatto del male. Aveva avuto
una seconda occasione per farlo, giorni dopo, nella miniera di
gesso. Ero stata a pochi passi da lui, avevo sentito il suo respiro,
ma mi aveva lasciato andare. Davvero Ulfred aveva ucciso quattro
persone? O piuttosto era stato suo cugino Archie a usarlo,
facendolo scappare dall'ospedale, tenendolo in casa propria
e dandogli cibo e alloggio? La sua presenza nel villaggio era
forse stata solo un diversivo? Forse Archie aveva architettato le
morti dovute ai serpenti sapendo di dirottare in questo modo
i sospetti su Ulfred.
Sentii di nuovo un rumore di passi. Archie si avvicin a me e
si accovacci, tanto che il suo viso fu alla stessa altezza del mio.
Indossava camicia e pantaloni neri, ma vi distinguevo numerose
macchie scure e luccicanti. Lanciai un'occhiata a Ulfred. I suoi
abiti erano luridi, ma non mostravano tracce di sangue. Ora
sapevo chi dei due aveva ridotto in poltiglia a colpi di martello
la testa di Clive Ventry.
Ad Archie, per, serviva che la colpa della morte di Clive
ricadesse su Ulfred. C'era una logica perversa in quel disegno.
Se riconosciuto colpevole, Ulfred sarebbe tornato nell'ospedale
in cui aveva vissuto per cinquant'anni. Non se ne sarebbe quasi
accorto. Ma perch Archie aveva sentito il bisogno di uccidere
altre tre persone? Quale vantaggio avrebbe tratto dalla morte
di John Allington, Violet Buckler, Ernest Amblin?
Mi accost un bicchiere alle labbra e io bevvi. L'acqua fredda
mi diede un po' di sollievo.
Grazie dissi guardando verso il pavimento di pietra quando
il bicchiere venne allontanato da me. Posso chiederle una cosa,
reverendo Witcher? La prego. Tenevo lo sguardo abbassato e
parlavo sussurrando. Non doveva pensare che costituissi una
minaccia.
Naturalmente, mia cara. Il suo fiato era acido, pungente,
come di chi non mangia da un po'. Parlava a voce bassa come
me. Bisbigliavamo in quella chiesa da lungo tempo dimenticata,
mentre intorno a noi ancora infuriava il temporale. Che cosa
domandare senza apparire minacciosa? Mi venne in mente.
Perch... perch Ulfred ha messo il serpente nella culla di una
bambina? chiesi azzardandomi ad alzare lo sguardo.
Archie scosse la testa in un gesto che esprimeva dispiacere e
sollecitudine. Ringrazio il cielo che lei sia arrivata in tempo,
signorina Clara. Sarebbe stato un terribile incidente. Quella
cara, piccola innocente.
Ma... incidente... non aveva intenzione di farle del male?
No, ovviamente. Ma i genitori della piccola allevano del
pollame. Erano nati dei pulcini. Ulfred li voleva per... Esit
come se il pudore gli impedisse di essere pi esplicito.
... per nutrire i serpenti suggerii abbassando di nuovo gli
occhi.
S, proprio cos. Immagino, da quello che ha raccontato
Ulfred, che i genitori della bambina fossero rimasti turbati nel
vederlo nella loro propriet e lui, nella fretta di scappare, si 
lasciato dietro il serpente, uno dei suoi prediletti. Come del
resto  successo nella casa del dottor Amblin. Il caro Ulfred
ha molte buone qualit, ma non  sempre, diciamolo pure, del
tutto affidabile.
Allora Sophia e i piccoli Poulson non erano stati dei bersagli.
Si erano trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Come fa Ulfred a infilarsi nelle case? chiesi formulando la
prima domanda che mi passava per la testa. So come  entrato
da me, ma dagli altri? Usa le vecchie chiavi di Edeline?
Alzando lo sguardo, vidi che Archie sorrideva scuotendo
lentamente la testa. Il caro Ulfred  pieno di risorse. Non so
come riesca a fare neanche la met delle cose che fa, signorina
Clara. S, le chiavi di Edeline gli sono servite, ma lui sa entrare
dappertutto, ha un vero dono per questo. Non esiste quasi
abitazione nel vicinato che lui non conosca a menadito. Non
dimentichi che da ragazzo viveva in questo villaggio.
Anche Archie, da ragazzo, aveva vissuto nel villaggio, eppure
parlava solo di Ulfred. Possibile che dopo cinquantanni avesse
un accento cos tipicamente americano? Non aveva assorbito
solo la pronuncia, ma anche la cadenza e la fraseologia di
un'altra nazione.
Si sporse verso di me. A proposito, signorina Clara, cosa
ne ha fatto dell'altro taipan? Ulfred  molto affezionato ai suoi
serpenti, sa.  in quella casa sulla scogliera?
Parecchie notti prima, Sean aveva incontrato un turista americano
di una certa et che aveva detto di essere alla ricerca di
orchidee. E, pochi giorni dopo, qualcuno aveva tentato di entrare
in casa sua. Tutto tornava. Archie mi aveva seguita nella speranza
di trovare il taipan. Voleva riavere la sua arma mortale.
Mi girai appena per lanciare un'occhiata a Ulfred. Ci osservava
attento. Mi accorsi che fissava le mie labbra.
Quel bellissimo rettile  sano e salvo. E bene accudito
dissi parlando lentamente e continuando a guardare Ulfred,
che socchiuse gli occhi e continu ad accarezzare il serpente.
Le sue labbra ebbero un tremito. Per questo  entrato in casa
mia? Cercava il taipan. Posso ridarglielo.
Archie si gir sui talloni preparandosi ad alzarsi.
Chiedigli qualcos'altro. Fallo parlare.
Perch siamo in una chiesa? domandai mentre si metteva in
piedi. Ora che  ritornato, intende celebrare qualche funzione
religiosa qui?
Non rispose, e usc dal mio campo visivo.
Fallo parlare!
Mio padre  arcidiacono dissi spinta dalla disperazione,
consapevole che ben presto avrei capito perch eravamo in una
chiesa. E che non l'avrei gradito. Mi ha parlato della sua setta,
del suo lavoro in America.
Non riuscivo a vedere cosa stesse facendo Archie, ma udii il
suono di una cerniera lampo che veniva abbassata.
"E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che
credono" declamai. Come andava avanti? Come diavolo andava
avanti? "Nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno
lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e... e..." Un
tentativo disperato, assolutamente disperato. Archie sarebbe
tornato, qualcosa di pesante mi avrebbe colpita in testa e il
mio cervello sarebbe schizzato intorno. Avrebbe usato l'acqua
di quella pozza maleodorante per ripulire il pavimento? Aprii
la bocca per urlare.
Mi sentii afferrare per le spalle da dietro. Ha accolto nel
suo cuore nostro Signore e Salvatore Ges Cristo, signorina
Clara?
"Non ci sono mai riuscita" sarebbe stata la risposta sincera,
ma mi trovai ad annuire.
Ne sono lieto. Si era avvicinato. Percepivo l'odore di tabacco
che impregnava i suoi abiti, quello di acetone che emanava
dal suo fiato e, mescolato agli altri, il tanfo del sangue. Cominci
a tastarmi sulle spalle. In questi ultimi giorni, prima del
momento finale nel quale i buoni saranno salvati e i peccatori
precipiteranno nelle fiamme del pozzo infernale, sono davvero
lieto che lei abbia incontrato il Signore, Clara.
Sentivo che la morsa del terrore cresceva in me trasformandosi
in una furia cieca, pronta a prenderne il posto. Conoscevo un
uomo che si dedicava a Dio, un uomo che aveva accolto Cristo
nel suo cuore, e non aveva nulla in comune con quel demonio
che in quel momento mi tastava.
Benedetta sia la Compagnia di Elia, benedetta sia la compagnia
dei santi che indefessamente si adoperano per combattere
il peccato e la corruzione in questi ultimi giorni prima del
giudizio. Si pieg, fino a toccare la mia guancia con la sua. Lo
sentivo pesare su di me. Le sue mani si staccarono dalle mie
spalle e scesero cercando di infilarsi sotto i lacci del giubbotto
salvagente. A ogni secondo che passava, la rabbia cresceva dentro
di me. Non mi sarei lasciata toccare in quel modo, non da lui.
Siamo in chiesa, mia cara disse abbassando la voce fino a
sussurrare. Il nostro amico Ulfred ha bisogno di stare nella sua
vecchia casa ancora per un po'. Se la trovassero l, signorina Clara,
ci sarebbe una perquisizione accurata. La polizia scoprirebbe
il suo rifugio e la sua piccola collezione. Non  ancora arrivato quel momento.
Archie aveva bisogno di guadagnare tempo. Per questo aveva
cercato di indirizzare i sospetti su di me mettendo la vipera nella
mia cantina, scrivendo sulla mia carta intestata il falso testamento
e lasciandolo nella casa di Violet. Ma guadagnare ancora tempo
a cosa gli serviva? Che altro doveva fare quel mostro?
Dentro di me, la rabbia e il terrore si combattevano per prevalere,
ma sapevo che alla fine l'avrebbe spuntata il terrore. Mi
avrebbe resa docile, e questo forse mi avrebbe salvato la vita.
Ulfred, nel frattempo, continuava ad accarezzare il taipan e a fissarci.
Ho saputo che lei ha parlato con Ruby Mottram. Dove si trova? chiese Archie.
La rabbia esplose. Quella poveretta sarebbe stata la sua prossima
vittima? Sollevai la testa per affrontarlo. Stia alla larga...
cominciai. Mi fermai. Guardai quei suoi freddi occhi azzurri, e
ogni cosa and al suo posto. "Occhi come il cielo d'inverno."
Cristo! Dovevo aver mostrato il mio stupore, perch forse mi
ritrassi leggermente. Lui percep il cambiamento.
Clara, no. Non dire niente. Non peggiorare la situazione.
Intercett il mio sguardo e mi fiss intensamente. Lo fissai
anch'io, non avrei distolto gli occhi dai suoi. Apr la bocca per parlare, ma era il mio turno.
Lei non  Archie Witcher dissi.
Gli occhi azzurri si strinsero. Lo sono invece, signorina Clara.
Clara,  pazzo. Non irritarlo.
Mi costrinsi a parlare lentamente, impedendomi di urlare.
 Archie Witcher a essere seppellito al suo posto nel cimitero
della chiesa.  l da cinquant'anni. Lei ha persino pagato per la sua lapide.
Mia cara...
Lei non  del Dorset. Lottavo per mettermi in piedi e lui
mi lasciava fare. Nessuno nato qui parlerebbe come lei, neanche
se fosse vissuto in America per cent'anni. Ero quasi in
piedi, praticamente dritta, e ancora non mi aveva fermata. Si
raddrizzava insieme a me. E sa una cosa? continuai. Archie
Witcher aveva occhi scuri. Lo hanno detto in molti. L'ho vista
in una fotografia ieri, alla polizia. Avrei dovuto capirlo subito.
Gli occhi scuri non si schiariscono e diventano azzurri neanche
in cinquant'anni.
A questo punto avanz, alto, enorme. Mi prese per il bavero
e mi trascin verso di s.
Archie Witcher  morto qui, quella notte, bruciato vivo sibilai.
La notte in cui per poco lei non uccise Ulfred. Tre persone
furono morse dai suoi serpenti. Due morirono. Lei sapeva che ci
sarebbe stata un'indagine della polizia; sapeva che l'avrebbero
accusata. Per questo scapp e torn negli Stati Uniti. Ma non
poteva riprendere il suo nome perch era ricercato per l'omicidio
di suo padre. Per questo ha rubato l'identit e la vita di Archie.
Da cinquant'anni finge di essere un altro uomo e ora  tornato
per impossessarsi del patrimonio del nipote di Archie.
Cominci a muoversi, trascinandomi con s. Dovevo faticare
per stare in piedi. Lottavamo intorno alla pozza battesimale,
pericolosamente vicino al bordo. Nel banco in prima fila Ulfred,
tenendo in mano il serpente, si era alzato.
Ecco perch quelle persone dovevano morire urlai. John
Allington, Violet, il dottor Amblin. Perch l'avevano conosciuta,
avrebbero potuto riconoscerla. Ha ucciso le persone che sapevano
che lei non era Archie.
E adesso lo sai anche tu. Clara, non imparerai mai?
Ci fermammo. Tenendomi per le braccia, si chin portando
il suo viso a pochi centimetri dal mio. Con la coda dell'occhio
vidi che Ulfred si era avvicinato.
E allora chi sono, Clara? sussurr. Se non sono Archie,
chi sono?
Joel Fain riuscii a dire. Il reverendo Joel Morgan Fain.
Officiava in questa chiesa cinquant'anni fa. I fedeli credevano
in lei, le si affidavano, e lei...
Non potevo continuare. Fain stava cambiando a vista d'occhio.
Mi lasci andare, si raddrizz e respir a fondo. Chiuse gli occhi
e fu percorso da un tremito. Riapr gli occhi e - lo giuro - era
diverso, come una fotografia che all'improvviso diventa pi
nitida. Apr la bocca e la sua voce suon giovane e forte.
Grazie, Clara.  bello sentirsi chiamare per nome.
Indietreggiai di un passo, ma persi l'orientamento e finii
contro il cancello del presbiterio. Joel Fain avanzava con me.
Dietro di lui, Ulfred si avvicinava.
Ho sentito parlare di lei, Clara gracchi durante i mesi in
cui sono rimasto nascosto nella casa di Ventry. I domestici e la
gente del villaggio parlavano della bella ragazza deturpata da
una cicatrice, che evitava il prossimo. Parlavano di sua madre e
di quello che lei le aveva fatto. Lei ha ucciso sua madre, Clara.
Beveva,  diventata un'alcolizzata perch non sopportava di
vederla. Non  cos?
La voce della mamma taceva nella mia mente. Le parole posate,
sagge che mi avevano guidata erano diventate malvagie,
venivano dalla bocca di Joel Fain. Eppure sembravano vere. Per
colpa mia, la mamma era morta. Fain tese la mano e accarezz
la cicatrice sulla mia guancia.
Marchiato il peccatore sussurr che porta il segno di
Caino.
In fondo alla mia mente qualcosa cercava di affiorare in
superficie.
Lo sa quello che succede a chi uccide i genitori, Clara?
Continuava a toccarmi.
Vengono puniti singhiozzai, e sentii che le dita che mi
toccavano si erano inumidite. Fain alz la mano ed entrambi
vedemmo il luccichio delle lacrime. Si chin e con la punta
della lingua mi lecc la guancia, l'angolo degli occhi, la linea
della fronte sotto i capelli, come se attraverso le mie lacrime
potesse assaporare la mia sofferenza. Potevo solo piangere per
impedirmi di gettare la testa all'indietro e urlare. Poi si allontan.
I suoi occhi continuavano a fissarmi, ma non credo che
mi vedessero.
Punita, punita ripeteva come sono stato punito io. Poi,
con un gesto rapidissimo, spalanc la camicia e la tir fuori
dai pantaloni. In alcuni punti del torace, che una volta doveva
essere stato ben formato, la pelle pendeva molle; in altri portava
le cicatrici livide e irregolari di gravi ustioni. Tese le braccia per
mostrarmi altre cicatrici, ma non erano bruciature.
Mio padre mi tenne la testa nell'acqua del fiume, lo sapeva,
Clara? Me la tenne finch non mi parve di esplodere dal dolore,
ma non morii. Il mio corpo bruci in questa chiesa, ma non morii.
Continuava a tenere le braccia tese verso di me. Spesso fui
morso e avvelenato dai serpenti e da altre creature striscianti,
ma non morii. I portatori di morte non possono farmi del male,
Clara. Il Signore benedetto mi ha concesso il dono di dominare
la morte. Sono un autentico membro della Compagnia di Elia e
sono qui per annunciare gli ultimi giorni sulla terra di Dio.
Sobbalzammo a un improvviso rumore. Un pipistrello, intrappolato
fra le canne dell'organo, batteva le ali risvegliando
echi che ricordavano il sibilo del vento tra le vecchie campane.
Lo avrebbero sentito, nel villaggio? Probabilmente no, ma...
Mi girai, e attraversai il presbiterio di corsa. Inciampai sotto il
pulpito, ma riuscii in qualche modo a reggermi in piedi e sfrecciai
dietro gli stalli del coro. Poi saltai e finii a faccia in gi sulla
tastiera dell'organo. Le canne, da lungo tempo mute, ripresero
vita con un'esplosione di suoni che echeggiarono in tutta la
chiesa. I pipistrelli cominciarono a squittire; con un frullio di
piume i corvi si lanciarono gi per la navata. Mi sentii afferrare
per i capelli e, con la mano libera, Fain me li avvolse intorno al
collo trascinandomi all'indietro. Non riuscivo a muovere i piedi
abbastanza rapidamente per restare diritta. Fui tirata gi per i
gradini del presbiterio verso la pozza battesimale. Ci fermammo
e mi raddrizzai.
Ho visto camminare i morti, Clara disse Fain, ma i suoi
occhi sfuggivano il mio sguardo. Ti riporter in vita se la tua
fede sar abbastanza forte. Lo vuoi? Vuoi che noi due insieme
resuscitiamo tua madre?
Smettila.
Agli angoli della bocca gli si formavano bollicine di saliva.
Vuoi che riportiamo in vita il tuo bel poliziotto?
Non  morto! Nel momento stesso in cui pronunciai queste
parole, mi resi conto della loro stupidit. Fain e Ulfred avrebbero
cercato Matt, non appena finito con me, e lo avrebbero
trovato.
Lo sar tra poco. Il taipan  la creatura pi velenosa che strisci
sulla terra di Dio. Quello stolto di Ventry non aveva idea di
quello che aveva portato con s dal suo viaggio. Pensava che le
uova fossero morte. Le ho consegnate a Ulfred. Sapevo che era
l'unico tra quanti conoscevo in grado di farle schiudere.
Eravamo di fianco alla pozza battesimale, appena sotto i
gradini del presbiterio. Da quanto potevo vedere, Ulfred non
aveva mai distolto lo sguardo da noi. Girai la testa per assicurarmi
che scorgesse le mie labbra. La colpa di tutti i delitti che
hai commesso ricadr su Ulfred.  stato questo il tuo progetto
fin dall'inizio, vero? L'hai aiutato a scappare perch sapevi che
prima o poi la morte di tutti quei vecchi avrebbe attratto l'attenzione.
Troveranno anche il mio corpo, quello di Matt e quello
di Clive Ventry. Tutti daranno la colpa a Ulfred, che torner in
ospedale, e tu erediterai le ricchezze di Clive.
Fain mi spingeva, cercando di buttarmi a terra. Lo respinsi,
ma sapevo che non sarei potuta restare in piedi per molto. Era
troppo forte e poteva usare le braccia.
I serpenti moriranno strillai. Stanno gi morendo. Tu non
li curerai, ne sono sicura.
Che diav... Fain si era spazientito. Mi colp in viso, poi con
un calcio alle gambe mi fece perdere l'equilibrio. Quasi svenni
per il dolore alla schiena quando atterrai sul pavimento di
pietra, ma resistetti quel tanto per capire che ero finita su uno
strato di plastica. Era una larga sacca di robusta plastica nera,
con una lampo nel mezzo, quasi identica a quelle che si usano
per rinchiudervi le carogne degli animali. Era fatta per contenere
quelli pi voluminosi. Ce ne sono di simili negli zoo, e ne
abbiamo anche noi nella nostra clinica veterinaria per mettervi i
corpi dei grossi daini. Nella mia cantina ho sempre una riserva
di queste sacche, e ora sarei stata infilata in una delle mie.
Mi dimenai, allontanandomi dalla pozza battesimale. Fain mi
diede un calcio nello stomaco e io smisi di muovermi.
Con lo sguardo che sembrava velato dall'oscurit, lo vidi
tendere la mano per prendere una grossa pietra caduta dal
muro. La mise accanto ai miei piedi, poi ritorn sui suoi passi
attraversando il presbiterio. Ulfred si era avvicinato e fissava la
pozza con espressione terrorizzata. Fain lo raggiunse e allung
le mani per farsi consegnare il serpente. Ulfred indietreggi di
un passo e strinse il taipan con maggior forza.
Vidi che la testa di Fain si muoveva e capii che aveva detto
qualcosa a Ulfred, ma stavo affondando nel buio e nel silenzio.
Mi parve che Ulfred soffiasse delicatamente sulla testa del serpente,
ma non ne ero sicura. Poi gli tese il taipan e Fain torn
vicino a me.
Dal punto in cui i due uomini si erano passati il serpente
a quello in cui giacevo io, incapace di muovermi, la distanza
era di pochi metri, ma ebbi la sensazione che Fain ci mettesse
molto a raggiungermi. I pensieri pi strani mi passarono per la
mente: che il serpente che aveva morso Matt stava per mordere
anche me, e questo era stranamente intimo; che se Matt non era
annegato nel fiume o morto nella tempesta, se aveva raggiunto
l'ospedale in tempo, allora mi avrebbe ricordata per sempre
perch non si dimentica qualcuno che ha avuto la morte che
avrebbe dovuto essere la propria.
E poi pensai che ero destinata da sempre a morire in quel
modo. Mi si addiceva la poena cullei, perch Fain aveva ragione.
Avevo causato la morte della mamma. Per colpa mia, la mamma
si era persa nell'alcolismo fino a morire.
L'ultimo pensiero, mentre Fain si inginocchiava e posava sul
mio il corpo affusolato e leggerissimo del serpente, fu che Sean
sarebbe stato furibondo con me.
Sentii il fruscio della lampo che veniva tirata e chiudeva la
sacca appesantita dalla pietra. Non mi muovevo. Neppure il
taipan. Percepivo appena il suo peso, tanto era leggero, ma
sapevo che la sua testa era a pochi centimetri dalla mia. Due
mani robuste mi spinsero con forza. Scivolai sul pavimento di
pietra e sprofondai nell'acqua.
Affondammo, due creature destinate a morire insieme, sempre
pi gi verso un luogo dal quale erano banditi il suono e la vista.
Continuammo a sprofondare mentre un ronzio mi saliva nelle
orecchie. Mi pareva che il mondo vorticasse e mi respingesse,
vedevo allontanarsi tutte le cose che amavo, come se la mia
stessa vita se ne andasse, portata via dall'acqua. Desideravo
trattenerla, trascinarla con me perch la solitudine che provavo
era pi intensa di qualsiasi cosa avessi conosciuto.
Mentre giacevo l, in un inferno freddo e desolato, mi resi conto
che non affondavo pi. Sotto di me la roccia nuda era aspra.
L'inferno che mi racchiudeva puzzava di plastica industriale.
Respiravo ancora.
La sacca di poliuretano nella quale Fain mi aveva intrappolata
non era impermeabile - me lo confermava il gocciolio freddo
tutto intorno a me - ma impediva temporaneamente all'acqua
di irrompere e creava una bolla d'aria che ci teneva in vita, me
e il mio amico serpente.
Animata da un barlume di speranza, non osavo muovermi.
Se il serpente mi avesse morso, sarebbe stata la fine. L'antidoto
se n'era andato con Matt, e in ogni caso bastava per trattare un
solo morso. Stranamente il taipan rimaneva immobile. Se per
mi fossi mossa, si sarebbe difeso, in preda al panico.
Il peso dell'acqua premeva sulla sacca e io non potevo far
altro se non piegare lentamente la testa di lato per respirare. Il
serpente era sempre immobile. Cominciai a tirare fuori il braccio
destro da sotto il corpo con l'intenzione di raggiungere la tasca
dei pantaloni nella quale avevo riposto il coltello.
Il braccio adesso era lungo il fianco, la mano quasi all'altezza
della tasca. Ma le corde erano strette, e ogni movimento prosciugava
le mie energie.
Il serpente inizi a muoversi.
Lo sentii strisciare su di me. Non avrebbe apprezzato il mio
giubbotto salvagente bagnato e freddo. Cercava il calore. Lo
sentii scivolare, leggero e mortifero, sul petto e sulla spalla.
Ecco, io vi ho dato il potere di camminare fra i serpenti e gli scorpioni
e sopra ogni potenza del nemico; nulla potr farvi del male.
Era la mia voce? O quella di mia madre? Non lo sapevo. Ma
mi risuonava con forza nelle orecchie mentre allungavo le dita,
centimetro per centimetro, verso il bordo della tasca.
La pelle serica del taipan mi sfior la guancia e lo sentii immobilizzarsi.
Mi preparai alla fitta provocata dal suo morso,
all'idea che le sue zanne sarebbero affondate dentro di me, alla
consapevolezza di avere perduto. Mi pareva quasi di sentirlo
respirare. Poi pass veloce sul mio viso e continu a strisciare
nella stessa direzione.
Con le dita percepii il metallo freddo dell'impugnatura del
coltello. Ancora pochi secondi e l'avrei presa. Ma la sacca si
riempiva rapidamente d'acqua. Il serpente pi pericoloso esistente
in natura aveva la coda avvolta intorno al mio collo e la
testa appoggiata sulla mia.
Nulla potr farvi del male.
Impugnai il coltello, mossi cautamente la mano e tagliai il
nodo pi vicino. Non ci vuole molto a tagliare una corda da
bucato. Tagliai un altro nodo e un altro ancora, finch non
riuscii a piegare il braccio e a conficcare il coltello nella sacca
sopra il mio viso. Respirai profondamente - sapendo che forse
era il mio ultimo respiro - e abbassai il coltello pi a fondo
che potei. L'acqua si rivers nella sacca. Ero ancora legata, non
potevo nuotare, ma trovai i lacci del giubbotto salvagente che
Fain ignorava indossassi e tirai.
Schizzai in alto come il tappo di una bottiglia e, sentendo il
frastuono che risuonava nella chiesa, pensai che la mia testa
sarebbe esplosa. Che cos'era quel suono assurdo? Stava per
crollare tutto? La corda si era allentata. Liberandomi, raggiunsi
le pietre intorno alla pozza, scalciai con forza nell'acqua e mi
ritrovai, di nuovo, sul pavimento freddo. Mi sollevai in piedi,
ignorando il dolore che mi spaccava la testa e il fischio insopportabile
che riverberava in quel rudere, desiderosa soltanto di
raggiungere la porta. Il serpente, il pi velenoso che si conosca,
dopo avere condiviso con me la tomba, sal in superficie e si
diresse pigramente verso di me. Nulla potr farvi del male.
Vacillai all'indietro. Vidi Ulfred che si aggrappava alle canne
dell'organo con una mano e con l'altra pestava sui tasti, mentre
le dita robuste di Fain si stringevano intorno alla sua gola.
Non occorreva che chiamassi aiuto. Lo facevano per me le
note sonore e stridule dell'organo. Sapete una cosa? Credo che
mia madre abbia contribuito in qualche modo a quel fracasso.
Il taipan usc dalla pozza. Sembrava che i suoi occhi liquidi
del colore dell'ambra fossero puntati su di me, ma nessun serpente
riesce a superare nella corsa un essere umano. Mi girai e
mi allontanai velocemente, quasi avessi le ali ai piedi: superai
l'acqua scura dove io e Ulfred per poco non eravamo morti,
gi per la lunga navata dov'era scoppiato l'incendio che aveva
ucciso Larry Hodges e il vero Archie, fino al portico dove Ruby
era stata morsa. Corsi nella notte lungo il viale fiancheggiato
dai vecchi alberi di lime, attraversai il cancello.
Dritta fra le braccia dell'ispettore Robert Tasker.
...
.
...
Capitolo 51.
...
.
...
Il vecchio legno si spacc quasi fosse stato fragile vetro. Tre
colpi di accetta, e il lucchetto and in frantumi: la porta oscill
girando sui cardini. Un poliziotto in uniforme entr e fiss l'anta
per tenerla aperta.
Seguirono, in fila indiana, il medico legale e i suoi collaboratori.
Si sparpagliarono nella casa, prendendo misure, registrando,
fotografando. Noi eravamo gli ultimi, i meno importanti, presenti
soltanto per prenderci cura dei vivi.
Superare la soglia fu facile, ma rimanere l, respirare di nuovo
quell'aria putrida fu probabilmente una delle cose pi difficili
che avessi fatto in vita mia.
Per la prima volta entro dalla porta principale osservai con
una voce che non pareva la mia.
Aspetta in macchina disse Sean. Io e Craig possiamo
cavarcela da soli.
La tua macchina  un attentato alla salute pubblica sbottai.
Avanzai di un passo e mi parve che il tanfo si solidificasse
intorno a me.
Si potrebbe farne una casa di cura borbott Craig, che
chiudeva il corteo.
Da che parte, signorina? chiese il poliziotto in uniforme
che ci faceva da scorta.
Evitando le squadre di polizia, li condussi dappertutto: nelle
stanze del piano inferiore, in quelle del piano superiore, lungo
i corridoi che non erano pi bui - a ogni angolo erano stati
installati dei fari - e gi fino alla tana di Ulfred. Intorno a noi il
rumore e la luce artificiale tagliavano l'atmosfera come coltelli.
La polizia naturalmente non poteva far nulla contro il tanfo.
Merda disse Sean alle mie spalle mentre entravamo nella
stanza segreta. Scusami, Clara.
Cristo! borbott Craig guardandosi in giro. Scusami tanto,
capo.
Aprii la bocca per dire che, la notte prima, mi erano venute
in mente le stesse imprecazioni, ma mi accorsi che faticavo a
parlare. Una donna con indosso una tuta raccoglieva campioni
da una macchia sul pavimento. Il sangue di Matt.
Mi voltai, e osservai Sean che lentamente faceva il giro della
stanza sbirciando nelle scatole e nei contenitori proprio come
avevo fatto io. Sul suo viso lessi turbamento e piet. Poi vidi
che soffocava uno sbadiglio, e pochi secondi dopo io feci lo
stesso. Era rimasto sveglio per gran parte della notte. Io non
avevo dormito affatto.
Dopo che mi ero precipitata fuori dalla chiesa, non appena
ero stata capace di parlare avevo spiegato a Tasker dove avrebbe
trovato Matt. Era stata inviata una dozzina di poliziotti, che
neanche un'ora pi tardi lo avevano trasportato nell'ospedale
della contea. Appena in tempo. Dieci minuti dopo il ricovero,
aveva smesso di respirare: i suoi polmoni erano bloccati. Sarebbe
rimasto attaccato a un ventilatore fino al superamento della
paralisi, se ce l'avesse fatta. Su mia insistenza Sean era stato
tirato gi dal letto alle due di notte per sovrintendere alle cure,
mentre i medici somministravano il resto dell'antidoto.
Sean aveva istituito un collegamento telefonico con un centro
di Sydney, specializzato nelle ricerche sui veleni. I medici
australiani, esperti nel loro campo, erano ancora impegnati a
dare le istruzioni del caso agli operatori del Dorset, guidandoli
passo a passo nella terapia. Si faceva il possibile, ma ci sarebbero
volute ventiquattr'ore prima di avere la certezza che Matt
sarebbe sopravvissuto.
Non sapevo se sarei riuscita a superare quei momenti. Ma per
almeno un'ora avevo del lavoro da svolgere: curare i serpenti.
Sean e Craig avevano gi trasferito molte bisce nei contenitori
ventilati che usiamo per il trasporto degli animali di piccola
stazza. Craig ne prese tre sulle braccia; il poliziotto che ci assisteva
fece lo stesso, ed entrambi risalirono la scala per caricarli
sulla Land Rover in attesa. Mi chinai, trovai un altro contenitore
e lo porsi a Sean che, usando un gancio, tir su da una vecchia
scatola di cartone una vipera dall'aria malaticcia e la lasci
ricadere. Guard me e poi, di nuovo, il serpente.
Non ne salveremo neanche la met borbott chinandosi a
esaminare un altro contenitore. Poi si raddrizz di nuovo.
Come ci  riuscito? chiese. Questo tizio, questo Fain.
Come ha potuto dominare Ulfred dopo averlo torturato e quasi
ucciso?
Non sono sicura che ci sia riuscito, alla fin fine dissi. Nelle
ultime ore avevo spesso pensato alla strana influenza che Fain
esercitava su quanti lo circondavano. All'inizio continuai si
trattava probabilmente di un misto di timore e dipendenza.
Credo che Ulfred avesse paura di lui, che ricordasse il potere
che esercitava sui suoi seguaci. Tutte le cose terribili che li
aveva costretti a fargli. Non sappiamo in che modo Fain lo
minacciasse.
E ovviamente dipendeva da lui per procurarsi da mangiare
disse Sean, posando lo sguardo sugli avanzi del cibo in scatola
e sul latte rappreso nelle bottiglie sbeccate.
Anche per scaldarsi aggiunsi, indicando con un cenno della
testa le bombole di gas. Qui sotto le fiamme vive sono pericolose.
E poi, condividevano la passione per i serpenti.
Un rumore di passi ci annunci che Craig e il poliziotto stavano
tornando. In silenzio, continuammo a trasferire nei contenitori
le bisce ancora vive. Poi Craig e il poliziotto si allontanarono
di nuovo. Sean mi guard.
Tu hai finito disse. Voglio dare un'occhiata a quella chiesa
per vedere se riesco a trovare il fratello maggiore di Hissy Clara.
Dubito che sia andato molto lontano con quella pioggia la notte
scorsa. Va' a dormire.
Non so se avr questa fortuna. Tasker vuole interrogarmi di
nuovo e mio padre e mia sorella non hanno fatto che lasciare
messaggi ogni mezz'ora da questa mattina all'alba.
Possono aspettare. Ti accompagner a casa.
Scossi la testa. Torno in ospedale dissi. Voglio tenerlo
d'occhio.
Non scioglieranno la prognosi fino a stasera, non prima. 
una lunga attesa.
Mi riferivo a Ulfred.
La notte prima, Fain per poco non lo aveva strozzato, ma gli
uomini di Tasker lo avevano fermato appena in tempo. Ulfred
era stato ricoverato d'urgenza e in quel momento si trovava in
una stanza non lontana dalla sala di rianimazione nella quale
veniva curato Matt. Fain era stato arrestato.
Ulfred possiede quella capacit di cui mi hai parlato dissi,
mentre due mani tiepide mi toccavano le spalle. Il potere sui
serpenti. Sono sicura che ieri notte ha influenzato il taipan.
Sembra ridicolo, lo so, ma grazie a lui non sono stata morsa.
Ho visto cose ancora pi strane. Su, vieni. Penso che ne
abbiamo abbastanza di questo posto.
Cominciai a salire i gradini. Arrivata in cima, lasciai che Sean
mi facesse strada lungo il corridoio, gi per le scale e fuori dalla casa dei serpenti.
...
.
...
FINALE.
...
.
...
Tre settimane dopo.
...
Negli ultimi giorni il sole aveva fatto sbocciare le dalie. Ne
raccolsi sette, aggiungendole alle rose rosse che, tanto tempo
prima, una ragazza dai capelli scuri aveva avuto nel suo bouquet
nuziale. Cercai di pensare con affetto a quella donna bellissima
e inquieta: ero contenta che avesse conosciuto un brav'uomo.
Purtroppo Walter mor senza riprendere conoscenza. Il servizio
funebre ebbe luogo nella vicina chiesa di San Nicola: io
precedetti il corteo per andare a vedere per un'ultima volta il
suo giardino. Di l a pochi minuti avrebbe riposato accanto a Edeline.
Dall'ultima volta che ci ero stata, mi sembrava che la casa
dei Witcher si fosse liberata di un grosso fardello. I glicini
stavano scolorendo, ma la rosa rampicante di un rosa intenso
che ricopriva la facciata era sbocciata. I fiori e il sole ne
addolcivano la severit. Riuscivo a figurarmi l'accogliente
mondo domestico che era stata un tempo e che non sarebbe
stata mai pi. Da qualche giorno, infatti, le autorit l'avevano
dichiarata pericolante: di l a poco sarebbe stata demolita, e il
terreno messo in vendita. Sarebbe sorta un'altra casa, un po'
pi distante dalla scarpata. Nel suo giardino avrebbero giocato
i bambini, e forse la terribile storia di quella tragica famiglia sarebbe caduta nell'oblio.
Sapevo che ti avrei trovata qui.
Mi girai. Al cancello era appoggiato il vicecapo della polizia
del Dorset. Appariva rigido nell'uniforme che gli pendeva dalle
spalle. Mi venne incontro guardando con attenzione dove posava
i piedi sul selciato irregolare. Sentii serpeggiare dentro di
me la timidezza di sempre. L'ultima volta che lo avevo visto da
vicino era su un canotto che roteava trascinato dalla corrente di
un fiume. Poco prima, in chiesa, avevo fissato la sua nuca per
quasi un'ora intera. Faccia a faccia, era diverso.
Bella uniforme dissi, senza distogliere gli occhi dalle sue scarpe.
Bel vestito. Mi piaci in verde replic.
Nell'aiuola vicino ai miei piedi stavano per schiudersi i papaveri
orientali, ma sapevo che, appena colti, si sarebbero afflosciati.
Ci sono fiori che non si lasciano domare.
Sally mi ha portata a fare shopping dissi.
Le scarpe nere si fermarono a un metro da me, e io mi costrinsi
ad alzare lo sguardo. Sopra la camicia bianca e stirata di fresco,
il viso di Matt aveva un colorito innaturalmente grigiastro.
Hai ripreso servizio? chiesi, sebbene sapessi che era ancora
in malattia. Sally mi aggiornava quotidianamente sulla sua convalescenza.
Ci sarebbe voluta ancora qualche settimana prima
che potesse tornare al lavoro.
Oh, no. Non riesco a stare in piedi per pi di un'ora. Forse
non sarei dovuto venire fin qui.
Siediti suggerii, senza aspettarmi che lo facesse. Lui invece
annu e ci avviammo verso una panca di legno seminascosta
sotto un pergolato ricoperto di rose. Appena ci sedemmo, una
pioggia di petali rosa cadde intorno a noi. Per un minuto, forse
due, restammo in silenzio.
Ulfred  stato dimesso dall'ospedale disse Matt dopo un
po'. Mi hai sentito?  tornato nell'ospedale psichiatrico delle
Due Contee.
Nessuno mi tiene informata dissi muovendo con i piedi
i petali di rosa. In pratica frequento ogni giorno la stazione
di polizia di Lyme Regis, ma non posso dire che lo scambio di
informazioni sia reciproco.
Chiedimi quello che vuoi. Sono in vena di chiacchiere.
All'improvviso mi venne in mente che, se lo avessi guardato
dritto in faccia, lui avrebbe visto solo in parte la mia cicatrice.
Sorpresa di non averci pensato prima, mi girai. I suoi occhi erano
solcati da capillari rossastri, e la sclera, solitamente bianca, era
gialla e infiammata.
Che cosa successe quella notte? chiesi.
Una piccola luce si accese negli occhi di Matt. Vuoi dire
prima che tu mi legassi stretto come un salame e mi ficcassi in
una botola rompendomi due costole?
Incrinate, non rotte.  diverso. Continuavo a fissarlo, accorgendomi
che non era poi cos difficile.
In ogni caso, provocano dolori tremendi. Ma visto che me
lo chiedi, ti racconter come sono andate le cose. Clive mi
chiam non molto dopo che avevo finito la telefonata con te.
Lo raggiunsi. Voleva parlarmi dell'uomo che da qualche tempo
stava da lui.
Fain?
Fain annu Matt. Che si faceva passare per Archie Witcher,
lo zio da tempo scomparso. Pare che si fosse fatto vivo l'ottobre
scorso. Deve avere fatto un lungo viaggio via terra, perch del
suo arrivo in Gran Bretagna non c' traccia negli uffici Immigrazione
degli aeroporti. Alla sua governante, Clive aveva detto
che l'ospite era un lontano parente venuto dagli Stati Uniti, un
uomo di chiesa intenzionato a praticare una sorta di ritiro spirituale.
La donna ha raccontato che stava quasi sempre chiuso
in camera. Usciva alla sera, con il buio, e gli piaceva andare a
visitare la vecchia chiesa.
Un ricercato  vissuto tra noi per mesi, e nessuno sapeva
che era qui. E tu dici di essere un poliziotto.
Ero troppo occupato a cercare di conoscerti meglio.
Contatto visivo interrotto. Abbassai lo sguardo per controllare
l'ora, ma non avevo l'orologio. Clive aveva dei dubbi? chiesi,
esaminandomi un piccolo graffio sul polso.
All'inizio, no. Lo accolse con grande entusiasmo. Chi cresce
in un orfanotrofio, smania per avere una famiglia. Ma poi si
insospett. Cos gli sottrasse lo spazzolino da denti e si rivolse
a un laboratorio per il test del DNA.
Ho letto la relazione dissi, alzando gli occhi. L'ho trovata
nella tua tasca. Il soggetto A e il soggetto B erano Clive e
Fain?
Esattamente. E il test conferm che non esisteva alcun legame
biologico tra i due. Clive cap di essere stato ingannato,
ma non sapeva cosa fare. Quella notte, mi confess di essere
un Witcher, come tu avevi intuito. Non l'aveva detto a nessuno
perch sapeva che alcuni membri della famiglia, soprattutto suo
padre, probabilmente non avevano lasciato un buon ricordo.
Non ammise niente riguardo agli atti di vandalismo compiuti
nel villaggio, ma stiamo ancora interrogando i Keech.
Come mai Clive non affront Fain? Non mi pareva un uomo
pauroso.
Non lo era, ma le uova di taipan erano sparite.
Quindi era stato davvero Clive che...
S. Le aveva trovate da qualche parte in Papua Nuova Guinea.
Naturalmente, per chi viaggia su un aereo a noleggio, il
contrabbando diventa assai pi facile. Mi disse di avere creduto
in totale buona fede che le uova fossero morte, ma quando sent
che nel villaggio giravano serpenti tropicali, che si trattava di
esemplari nati da poco e venne a sapere che le uova erano sparite,
non ci mise molto a fare due pi due. Ma  ora di andare,
senz'altro stanno per arrivare.
Restammo seduti sulla panchina. Matt per si protese in
avanti, allontanandosi da me.
Al telefono comunicai a Clive che in un modo o nell'altro
gli avrei mandato qualche agente. Gli raccomandai di rimanere
dov'era e di chiudere le porte a chiave continu, rivolgendosi
ai petali ai suoi piedi. Visto come sono andate le cose,  stato
il pi grave errore della mia carriera.
Guardai la mano sulla panca vicino a me e realizzai che la
mia si muoveva per toccarla. Fain era ancora in casa? chiesi
dolcemente.
La mano di Matt si mosse prima che potessi raggiungerla.
Raccolse una manciata di petali di rosa e prese a schiacciarli
tra le dita. Quasi sicuramente s. Clive era vivo quando me ne
andai, e morto quando arrivasti tu poco dopo. Credo che Fain
ci abbia sentiti e abbia capito che la partita era persa. Si lasci
prendere dal panico.
Avrebbe ucciso Clive in ogni caso, vero? Per i soldi? Non
mirava forse a quelli?
Matt scosse la testa. Non so che cosa avesse davvero in
mente. Forse voleva passare il resto della sua vita tranquillamente
e agiatamente nei panni di Archie Witcher.  probabile
che Clive gli avrebbe trovato una comoda sistemazione e corrisposto
una sorta di pensione. Oppure, una volta che fosse
stato accettato da tutti come il parente pi prossimo di Clive,
avrebbe progettato un disgraziato incidente. Naturalmente,
per ereditare doveva eliminare tutti quelli che lo avevano conosciuto
cinquant'anni fa.
Mi concessi un minuto per pensarci. John, Violet, Ernest. Li
aveva levati di torno a uno a uno. Chi sarebbe stato il prossimo?
Ruby? Il reverendo Percy?
Come finisti nella casa dei serpenti? chiesi.
Vidi Walter.
Dovetti riflettere per qualche secondo. Vuoi dire Ulfred?
Giusto un'occhiata rapida, di sfuggita. Era buio e diluviava.
Ma avrei giurato che fosse Walter, in piedi contro la siepe
all'inizio di Bottom Road. Poi scomparve.
In questo Ulfred era bravo.
Feci di corsa la strada, ma non c'era pi traccia di lui. Pensai
che in qualche modo fosse entrato in casa. Dopo aver comunicato
alla centrale dov'ero diretto, lo seguii. Matt si appoggi
allo schienale della panca e il tessuto della sua giacca mi sfior
la pelle. Quel posto  gi di per s sinistro disse, guardando
verso la casa dei Witcher.
Raccontami. Sentire la sua versione dei fatti mi riportava
fin troppo vividamente alla notte in cui per poco non eravamo
morti entrambi.
Giocammo a nascondino, noi due disse e parve sul punto
di sorridere. La casa sembrava vuota. Mi guardavo in giro.
Stavo per rinunciare e ritornare sui miei passi...
Non ero sicura di voler ascoltare altro. Se avesse deciso che
aveva gi raccontato abbastanza, non avrei insistito.  ora di
andare dissi.
Mi raggiunsero sulle scale. Aprii la porta e vidi Fain in fondo
alla stanza con quel cazzo di serpente intorno al collo, come una
specie di animaletto domestico. Doveva aver appena ucciso
Clive e ora mi dava la caccia.
S. Non...
Stavo per urlargli di allontanare quell'arma micidiale...
Cristo, un giorno, mi verr da ridere pensando a questa storia.
Non avevo ancora finito di parlare che sentii un rumore alle mie
spalle. Ulfred era arrivato attraverso la stessa via di accesso che
dopo percorresti tu. Mi butt addosso qualcosa e caddi, restando
stordito per un paio di minuti. Furono pi che sufficienti
per il nostro predicatore. Immagino che tu sappia il seguito.
Hai ragione, andiamocene da qui. Aiuta questo vecchietto a
rimettersi in piedi.
Matt tese una mano e io gliela presi, tirando piano. Si alz
fin troppo facilmente: aveva perso molto peso.
Dov' ora Fain? chiesi, incamminandomi per il sentiero.
In stato di arresto. Sostiene di essere Archie Witcher e che
Ulfred ha commesso gli omicidi. Sta perdendo tempo. Anche
senza il test del DNA, ci sono tre testimoni che lo hanno identificato
in un confronto all'americana.
Dopo tanti anni?
S. Il reverendo Stancey, Janet Dodds e Margaret Rosing.
Sarebbero state le sue tre prossime vittime, credo. Non hanno
avuto difficolt a riconoscerlo, anche dopo cinquant'anni.
La sua non  una fisionomia che si dimentica dissi. E Ruby?
Ha preso parte al confronto?
Non ha potuto identificarlo.  molto turbata.
 estremamente fragile dissi volendo essere giusta nei
confronti di Ruby.
Gli ha scritto tre volte e ha chiesto di poterlo andare a trovare.
Stai scherzando?
Succede spesso. Matt si ferm, si tolse gli occhiali e si sfreg
gli occhi. Gli uomini spregiudicati e carismatici, che finiscono
in carcere, attirano le simpatie di molte donne. Sono i ragazzi
perbene come me che non combinano niente.
Lanciai un'altra occhiata al mio polso sinistro. L'orologio
continuava a non esserci. Stava flirtando con me? Poi mi ricordai
l'amazzone dai capelli rossi che avevo visto nella sua casa.
"Sono Rachel, la ragazza..."
Mi parve di sentire in lontananza il rumore di diverse automobili.
Riprendemmo a camminare. Era Fain l'uomo che
andava a trovare Ulfred?
S. Rose Scott lo ha riconosciuto. E le impronte sul falso testamento
di Violet sono di Fain. Abbiamo molte prove contro
di lui.
Sar processato?
Matt fece un profondo sospiro. Ne dubito.
Perch?
Eravamo quasi arrivati al cancello. Ci fermammo uno di
fronte all'altra, sui due lati del sentiero profumato di Walter.
Sar dichiarato incapace di intendere e di volere. I giudici
ordineranno una perizia psichiatrica, anche se lui la rifiuter.
Quell'uomo  malato di mente.
Mi sembri molto sicuro di questo.
Vidi un lampo nel suo sguardo quando mise il serpente su
di me.
Per qualche istante gli occhi che mi guardavano non furono
pi grigi, miopi, leggermente iniettati di sangue. Erano diventati
di ghiaccio.
Sentii sbattere delle portiere. Walter era arrivato a San Birino.
Partirai presto? mi chiese Matt, che sicuramente aveva
udito come me quei rumori.
Il mese prossimo. Dovevamo andare. Avrebbero scaricato
la bara di Walter dal carro funebre e l'avrebbero portata su per
il vialetto che conduceva alla chiesa.
Proprio quando cominciamo a conoscerci meglio.
Torner per Natale borbottai, notando che gli afidi infestavano
i teneri boccioli delle rose e pensando che Walter avrebbe
saputo cosa fare. C' un sostituto che svolge il mio lavoro. Non
ho dato le dimissioni.
Mmh.
Cosa c'?
Posso capire che una veterinaria del Dorset diventi un personaggio
televisivo, ma non credo che possa fare il percorso
inverso e tornare alla vita di prima.
Ci guardammo, quindi lanciai di nuovo un'occhiata al braccio
sinistro.
Non hai l'orologio al polso disse Matt. Siamo in ritardo di
dieci minuti. Il reverendo Percy ce l'avr con noi.
Ci sono abituata mormorai continuando a fissare il polso
come se, guardandolo a lungo, potesse miracolosamente materializzarsi
un orologio.  impegnato in una missione personale:
farmi entrare nel coro.
Mi ha detto che vi siete visti spesso ultimamente.
Ci ritrovammo molto vicini. Percepivo l'odore della sua giacca
di lana, tiepida sotto il sole, della sua pelle, dei suoi capelli.
Stai bene? mi chiese.
Era una domanda alla quale non sapevo rispondere. Nelle
ultime tre settimane ero andata di frequente a San Nicola. Mi
si schiarivano le idee quando mi trovavo in quella vecchia
chiesa. L'orrido, claustrofobico guazzabuglio di Fain, di Ulfred,
dell'acqua nera, del corpo avvelenato si dileguavano e trovavo
la quiete per piangere la mamma e pensare al futuro. E se mi
spaventavo, se trasalivo vedendo qualche ombra, se il respiro
diventava affannoso al di l di ogni possibilit di controllo,
bastava che mi sedessi sullo sgabello davanti all'organo per calmarmi.
Percepivo un profumo che mi era familiare. Mi abbassai e
accarezzai la tenera camomilla che invadeva il sentiero di Walter.
Mi raddrizzai tendendo a Matt qualche fiorellino. Mi prese
la mano e se la premette contro il viso. Sentivo il suo respiro
sulle dita, la sua bocca sul mio palmo, mentre la campana della chiesa suonava a morto.
Avevo trovato la fede che cercavo da tutta la vita? Sinceramente non lo so. Lo dovevo a mia madre, che avevo sentito quella
notte, che mi aveva guidata e calmata mentre guardavo la morte in faccia, oppure era la parte pi forte di me a emergere ora? Ci penso ancora. Al momento so soltanto che ci fu una notte in cui camminai tra i serpenti. E loro non mi fecero del male.
...
.
...
EPILOGO.
...
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...
Hissy Clara, la femmina di taipan della Papua Nuova Guinea, fu liberata sul pendio erboso di una collina della sua isola alcuni mesi pi tardi. Pi di sei milioni di persone da tutte le parti del mondo guardarono in televisione Sean North che apriva la gabbia e delicatamente la sollecitava a uscire. Ci sono anch'io in quelle riprese e sorrido mentre il serpente color del piombo e dell'ambra, ormai lungo circa tre metri, luccicava al sole e si avviava rapido verso la libert.
Il suo fratello maggiore non fu mai pi visto.
...
.
...
FINE.
...
.
...
NOTA DELL'AUTRICE.
...
.
...
In questo romanzo ho cercato di descrivere con la massima accuratezza i serpenti, le loro abitudini e gli effetti prodotti dal loro veleno, e devo ringraziare Richard Gibson, responsabile della Sezione piccoli vertebrati e invertebrati dello zoo di Chester, per aver corretto i miei errori. Quelli eventualmente rimasti sono di mia esclusiva responsabilit. Non  stato sempre facile bilanciare l'insistenza di Richard sull'esattezza e la precisione con il mio desiderio di scrivere un libro che facesse paura, ma spero che alla fine si sia convinto che io abbia reso giustizia a queste creature belle e affascinanti.
Devo inoltre precisare di non aver trovato riscontri riguardo al fatto che i serpenti sciamino, cos come viene descritto ne Il risveglio, ma so di persone che giurano di aver assistito a questo fenomeno. Richard ritiene che simili avvistamenti siano frutto di fraintendimenti ed errori; io preferisco credere che perfino nell'isola pi piccola resti ancora qualcosa da imparare sul mondo che ci circonda.
La Chiesa di Dio con i segni che seguono e la Chiesa dell'ultima pioggia sono realmente esistite, e le notizie contenute in questo romanzo sulla loro nascita e i loro primi anni di attivit sono documentate. Il personaggio di Joel Morgan Fain  frutto della mia fantasia, ma George Hensley, William Branham e Franklin Hall sono realmente esistiti. Anche il libretto dedicato alla formula per resuscitare i morti di Franklin Hall esiste davvero: io stessa ne possiedo una copia.

...
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RINGRAZIAMENTI.
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Queste opere di consultazione mi sono state molto utili: Venomous Snakes of the World di Mark O'Shea; The Serpents Tale: Snakes in Folklore and Literature di Gregory McNamee; Keepingand Breeding Snakes di Chris Mattison e The Art of Keeping Snakes di Philippe De Vosjoli. Grazie, ancora una volta, alle bibliotecarie.
Inoltre, molte persone sono state cos generose da offrirmi il loro tempo e le loro conoscenze per aiutarmi nella stesura di
questo libro: per tutti i dettagli sulla Chiesa ho un debito con Avril Neal e Andrew Haseldine; i miei amici esperti in questioni mediche e psichiatriche sono Bridget Davies, Denise Stott e Mary Weisters; Adrian Summons  stato impagabile per le procedure di polizia; e infine, per tutto ci che riguarda veterinaria e zoologia sono grata a Fiona Smith, Richard Gibson, Kevin Eatwell e lo Yorkshire Swan Rescue Hospital.
Vorrei ringraziare tutti quanti a Transworld per i loro incoraggiamenti, il loro entusiasmo e il loro costante lavoro; in particolare Sarah Turner, Patsy Irwin, Nick Robinson e Kate Samano.
In Italia, i miei ringraziamenti vanno a Giuseppe Strazzeri, Cristiana Moroni e Marco Fiocca di Mondadori. Le persone alla Buckman continuano a fare miracoli, mentre Anne Marie Doulton si sta gradualmente dimostrando indispensabile.
A loro vanno tutti i miei ringraziamenti e il mio affetto.
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FINE.